criminalità organizzata – Pagina 167 – Blog degli Amici di Pino Masciari

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Testimoni di giustizia o di ingiustizia? Comments

Testimoni di giustizia o di ingiustizia?

di Rosanna Scopelliti   
giovedì 13 settembre 2007
Rosanna ScopelitiNon conosco bene il trambusto che ha vissuto il nostro amico Pino Masciari quella notte di 10 anni fa quando, dopo aver scelto di testimoniare contro i suoi estorsori ed aguzzini, si è affidato anima e corpo allo Stato per collaborare nelle indagini ed ottenere non solo giustizia, ma soprattutto protezione per sé e la sua famiglia. Da quel giorno lui sarebbe stato un “testimone di giustizia”, una sorte che tocca tutti coloro che, per vissuto, si sono trovati a vivere la violenza della malavita fino a trovare la forza di denunciare e testimoniare apertamente contro i propri aguzzini.

Pino spesso  racconta che, dopo aver deciso di collaborare ed essere stato trasferito per motivi di sicurezza, non ha potuto ricominciare a vivere come garantito: niente lavoro per lui e la moglie, un reddito minimo che basta appena ad arrivare alla fine del mese e l’impossibilità di impiegarsi in alcun modo.
E mi chiedo se sia possibile che i suoi figli vadano a scuola come gli altri bambini, ma i loro nomi e cognomi siano alla luce del sole, chiari, palesi e di certo facilmente rintracciabili? E se sia poi ammissibile che a Pino stesso venga recapitata la posta a nome suo come ad un normale cittadino che ha cambiato residenza per motivi personali? E che senso ha allora l’essere relegato in un località segreta, il rinunciare ad una vita normale ed agli affetti della propria terra se poi non si è tutelati, se non si ha la sicurezza dell’anonimato, se si vive comunque sotto gli occhi di tutti, buoni e cattivi?

Nel tempo il nostro coraggioso amico ha continuato e continua a svolgere il suo compito di “testimone di giustizia”: ha testimoniato, racconta nei suoi numerosi interventi pubblici, spostandosi anche a sue spese, anche senza scorta e rischiando in prima persona pur di contribuire a segnalare e far punire non solo i suoi estortori, ma coloro che, con la violenza e la tracotanza tipica dei malavitosi, intimidivano altri imprenditori e tenevano sotto scacco tutto un sistema di economie e piccoli potentati. Con il suo contributo sono stati sgominati i più pericolosi clan del vibonese e le sue dichiarazioni sono state decisive nei vari processi a carico dei suddetti signori. Eppure le sue deposizioni pare venissero spostate all’ultimo minuto, le macchine impiegate ad accompagnarlo si rompevano “casualmente” per strada o la scorta per un motivo o per l’altro sembrava sempre riscontrasse problemi ad arrivare. Ma Pino, nonostante tutto, ha sempre presenziato per rendere la sua preziosa testimonianza.

Spesso mi è capitato di incontrare Pino ed i suoi. l coraggio delle sue parole, la speranza che nutre, la voglia di rientrare nella sua terra, l’impegno impiegato per una giustizia che, come spesso avviene, tarda ad arrivare imprigionata dalle mille ragnatele burocratiche sono le motivazioni che spingono me a trovare la forza di essergli vicino, di voler essere quasi uno scudo umano per lui e la sua importantissima lotta non solo di legalità, ma soprattutto di CIVILTA’.
Questo vuol dire essere cittadini italiani, questo è vivere portando il tricolore nel petto, vivere onestamente, o solo semplicemente VIVERE.

Adesso Pino ha bisogno di aiuto. E’ solo, abbandonato da una parte di Stato che da lui ha solo preso, uno Stato che offre mille garanzie ai “Pentiti” e che ahimè si dimentica degli ONESTI cittadini, coloro che non hanno mai ucciso, o estorto, o contravvenuto alla legge.
Pino ha dalla sua la società civile, quella che ha voglia di informarsi e che non vive preoccupandosi solo del suo “orticello”; con Pino ci siamo noi giovani, noi familiari delle vittime di mafia, noi piccoli sognatori che vediamo in lui un esempio da seguire e da difendere contro ogni ingiustizia o intimidazione… Prima che sia troppo tardi.
Tardi com’è stato per Fedele Scarcella, imprenditore calabrese, onesto, coraggioso. Non pagava il pizzo lui, anzi, denunciava a ruota libera i suoi estortori, una, dieci, cento volte. Gli proposero di emigrare perché in Calabria non si sarebbero riuscite a creare le condizioni per proteggerlo, ma rifiutò scegliendo di cambiare solo provincia: da Reggio Calabria a Vibo. Continuò a lavorare cercando di portare dalla sua anche altri imprenditori, di convincerli a denunciare, a non pagare. Lo hanno trovato morto carbonizzato nella sua auto una mattina d’estate. Ai suoi funerali nemmeno una rappresentanza delle Istituzioni.

E allora quali garanzie? he garanzie lo Stato è in condizione di offrire ai suoi cittadini? ome si fa a chiedere collaborazione se poi chi fa il suo dovere è costretto ad un esilio senza garanzie o ad affrontare la morte?

Tempo fa in un intervista fatta da Curzio Maltese ad un negoziante del Corso di Reggio emergeva come fosse normale pagare il pizzo (o la mazzetta per essere più precisi). Tramite quel pedaggio il commerciante aveva assicurata la buona riuscita del suo esercizio e la protezione contro ogni malintenzionato, una specie di assicurazione “furto – incendio”. E il commerciante era contento così, anche perchè sosteneva che lo Stato non sarebbe riuscito a garantirgli di più.
“Ha mai pensato di denunciare?” Chiedeva poi, attonito, il giornalista. “Nemmeno per sogno, non voglio fare la fine di Pino Masciari!
Ed è proprio questa la mentalità che vorrei si iniziasse a scardinare, noi come società civile e le Istituzioni facendo la loro parte, dimostrando così insieme la nostra forza.
Perché Pino possa finalmente tornare a lavorare in Calabria, nella sua terra e sia finalmente chiaro che la vera bandiera dello Stato sono i cittadini onesti, che denunciano e che lo Stato ha il dovere di proteggere non in “località segrete” ma nel proprio paese.

Rosanna Scopelliti

fonte: www.ammazzatecitutti.org

Pino Masciari e il nuovo piano Antiracket Comments

Pino Masciari e il nuovo piano Antiracket

 

Oggi ho sentito Pino ed è molto contento per il nuovo piano di sostegno agli imprenditori vittime degli estortori.

Le notizie in merito all’accordo stipulato ieri tra Viminale- Ministro degli Interni Giuliano Amato e Viceministro Marco Minniti-, Confindustria- Presidente Luca Cordero di Montezemolo- e Associazioni Antiracket-Presidente della F.A.I. Tano Grasso- riporta un punto di partenza importante per assicurare un’adeguata assistenza agli imprenditori che decidono di denunciare il racket o di aprire nuove imprese nelle Regioni meridionali.

Le risorse destinate, l’istituzione della figura del tutor antiracket e il rafforzamento del personale addetto alla sicurezza, chiariscono la volontà dello Stato di voler lottare il fenomeno del racket affiancando, sostenendo e proteggendo l’imprenditore ricattato e non lasciandolo abbandonato al suo destino. E’ un cambio di rotta, è un inizio determinante per la lotta contro le mafie, in quanto stanno portando alla paralisi l’economia non solo meridionale ma dell’intero paese.

Il debellamento delle stesse porterà sicuramente ad un maggiore sviluppo e benessere economico-sociale.

Ma bisogna fare di più: allargare il raggio alla sfera bancaria che funge in molti casi da supporto e filtro al proliferare del sistema economico illegale.

Pino Masciari mi ha trasmesso l’entusiasmo per questa iniziativa dello Stato in quanto motiva la sua personale lotta decennale per la Giustizia come quella di tanti imprenditori che hanno perso la vita non volendosi arrendere al ricatto criminale.

Andrea Sacco

PS Grazie ancora Pino per la tua presenza con noi Amici di Beppe Grillo di Torino

Il senso dello Stato di Pino Masciari Comments

Il senso dello Stato di Pino Masciari

Foto di John Linwood

 


In risposta a un commento alla sua lettera Aperta, Pino Masciari ha istintivamente risposto ai toni arrendevoli del Sig. Gioacchino. Animo sig. Gioacchino! La strada giusta è quella della legalità e non dell’arrendevolezza! Auguri!

Merita riportare la risposta di Pino Masciari che come sempre è un’iniezione per tutti di fiducia nello Stato.



Gentile Signor Zerbo Gioacchino,
siamo in democrazia ed è giusto che ognuno esprima il proprio pensiero.Io personalmente e grazie alla mia esperienza posso dire di Non essere d’accordo.

Se il pizzo e racket fossero dispetti di bambini, potremmo tirare un sospiro di sollievo in quanto come bambini avremmo la loro stessa innocenza ed i loro stessi sogni. Ma il racket non è un giocattolo! i Politici e le Istituzioni non sono tutti corrotti. Le manca il senso dello STATO!

Se tutti la pensassero come lei non avremmo futuro.

Ben venga invece ogni proposta utile, magari approfondita, affinché le Istituzioni siano aiutate dagli stessi cittadini a cambiare le cose e a migliorarle. Ognuno deve fare la sua parte. Questo è il senso dello STATO, è troppo facile scaricare le responsabilità attribuendo le colpe ad altri.

Finché ci sono persone che la pensano come lei, i nostri figli non avranno futuro e ci saranno persone che muoiono per aver denunciato e aver rifiutato di pagare il racket.

Sono il silenzio e l’indifferenza ad uccidere le persone, ad abolire il coraggio e la voglia di cambiare.Per quanto mi riguarda, le specifico che io non posso fare rientro nella mia terra perchè sono a rischio di vita. Se invece ci fossero stati tanti imprenditori a denunciare io non sarei dovuto fuggire ma avrei lavorato nella mia terra da imprenditore.

Cordialmente

Pino Masciari 13 settembre 2007


Gli amici di Beppe Grillo di Catanzaro al V-DAY fanno intervenire Pino Masciari telefonicamente Comments

Gli amici di Beppe Grillo di Catanzaro al V-DAY fanno intervenire Pino Masciari telefonicamente

dal Meetup Amici di Beppe Grillo di Catanzaro

Data: 9 settembre 2007

L’atteso V-Day si è consumato. Il giorno del “vaffa…” popolare voluto da Beppe Grillo per denunciare «tipicità italiane che non ci vanno giù» è trascorso ma non senza rumore. Da piazza Brindisi a Lido, nonostante il cattivo tempo, Catanzaro ha dato il suo contributo all’iniziativa grazie al lavoro dei giovani di “Catanzaro Meetup”, sito libero dove vengono lanciate proposte e affrontati temi d’attualità. Dallo spazio virtuale, dove si cerca di fare «la politica vera mirata alla risoluzione di problemi concreti», Massimiliano Capalbo e gli altri giovani del web hanno deciso di scendere in piazza per sensibilizzare la cittadinanza. Dalla raccolta firme per sottoscrivere il documento “Parlamento pulito”, si è passati a quella contro l’attivazione della centrale elettrica a Simeri Crichi. Subito dopo si è dato spazio all’associazione “HackerLab” che ha tenuto un workshop sulla promozione del software libero, per poi parlare di “Esempi di buona amministrazione” con il sindaco di Falerna, Daniele Walter Menniti, distintosi per aver fatto demolire alcune villette abusive, e il sindaco di Olivadi, Renato Puntieri, che ha incentivato la raccolta differenziata e voluto, nel suo paese, una centrale eolica. Prima di passare alla festa musicale la telefonata a Pino Masciari, imprenditore catanzarese costretto a nascondersi per aver denunciato chi gli chiedeva il pizzo. La manifestazione si è conclusa con le esibizioni live dei “Last Faith”, “Quetzal”, “Avidamente” e Baby on the green sofa.

da gazzettadelsud.it

(da my catanzaro)

 

Un abbraccio agli amici di Beppe Grillo di Catanzaro e complimenti!

L’imprenditore anti-racket: “Lo stato faccia la sua parte” Comments

L’imprenditore anti-racket: “Lo stato faccia la sua parte”

CalabriaOra – L’imprenditore anti-racket: “Lo stato faccia la sua parte” – 11 settembre 2007

Lettera aperta di Pino Masciari Comments

Lettera aperta di Pino Masciari

Giustizia lontana e in bilico

Foto di giuli@

 

Lettera aperta dell’Imprenditore Pino Masciari

Sono un imprenditore edile calabrese sottoposto a programma speciale di protezione da parte del Ministero dell’Interno dal 18 ottobre 1997, unitamente a mia moglie e i miei due bambini, perché ho denunciato la criminalità organizzata la “ ’ndrangheta ” e le sue collusioni nella sfera Politica-Istituzionale. Da tali denunce sono scaturiti diversi processi e numerose condanne tra le quali anche contro qualche Magistrato . Tale scelta ha sconvolto l’esistenza di un’intera famiglia, perché siamo dovuti fuggire dalla nostra terra per salvarci la vita. Ciò mi ha portato all’esilio, alla perdita delle mie imprese di costruzioni edili e mia moglie ha dovuto rinunciare alla sua professione di medico odontoiatra.

Ebbene, dopo le intimidazioni e le minacce al Presidente dell’ANCE di Catania, Andrea Vecchio, e al Presidente della Camera di Commercio di Caltanisetta, Marco Venturi, l’Associazione degli Industriali Siciliani ha stabilito una norma che sarà inserita anche da Confindustria a livello nazionale : “ gli imprenditori che non si ribellano al racket delle estorsioni pagando il pizzo e in qualunque forma collaboreranno con la mafia saranno espulsi da Confindustria”.

Solidarietà è stata espressa dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dal mondo Politico- Istituzionale.

E’ giusto! Via gli imprenditori che pagano il pizzo, via chi paga le tangenti e via anche i politici che prendono le tangenti, via ogni forma di illegalità!

Io da imprenditore mi sono ribellato denunciando all’ Autorità Giudiziaria il sistema che mi rendeva vittima, in un periodo, più di dieci anni fa, quando di ‘ndrangheta non se ne parlava o se ne parlava poco.

Sono stato ossequioso delle leggi dello Stato e mi sono affidato ad Esso e mi chiedo perché in questi lunghi anni non ho avuto sostegno e sono stato dimenticato? Io rientro nella categoria dei testimoni di giustizia, ho visto passare davanti a me diverse legislature e solo da pochi mesi ho riscontrato una certa sensibilità da parte delle Istituzioni.

Per cui chiedo al Presidente della Repubblica, Al Primo Ministro e al suo Governo, alle Associazioni di categoria, alla Società Civile, se è giusto per un imprenditore, che ha inteso fare solo il proprio dovere mettendo a rischio la vita dell’intera famiglia, ritornare ad appropriarsi della sua dignità di Cittadino Italiano e dell’esercizio della sua attività imprenditoriale; se è giusto che il rischio di vita cui è esposto diventi motivo di effettiva protezione da parte dello Stato e non limitazione alla propria libertà.

Io ho fatto la mia parte, lo Stato faccia la sua per dare risposte positive ad un padre di famiglia, imprenditore e cittadino onesto.

Lì 10 settembre 2007