Wednesday, 24 September, 2014

GIUSTIZIA_3

Pino Masciari: Come possiamo pensare di combattere con tenacia l’illegalità e le mafie se per prima cosa ci troviamo a dover combattere contro una giustizia lenta e spesso inefficace come in questo caso!!!

Il prossimo novembre saranno passati dieci anni esatti dai fatti. In un’aula del tribunale di Paola (Cs) un giudice, l’ennesimo, cercherà di capire se la persona arrestata dai carabinieri nel 2004 sia o no un ras della ’ndrangheta. Giudice, accusa, difesa e testimoni dibatteranno ancora nel primo grado di giudizio, come se fosse il primo giorno. Perché in dieci anni il processo non ha fatto un solo passo avanti. Le cronache dell’epoca raccontano di una pericolosa rete criminale che imponeva il pizzo a ogni imbarcazione che approdasse al porto di Cetraro. Un business non da poco. Lì attraccano non solo imbarcazioni turistiche in partenza e in arrivo dalle isole Eolie ma grossi pescherecci. Arrivano denunce, informative, segnalazioni di coloro che si sarebbero rifiutati di pagare il pizzo. Episodi sui quali i magistrati decidono di indagare. E Lo fanno in grande stile, quasi da film dell’azione.

Noleggiano una barca, una Antares 10.80, un’imbarcazione di 11 metri non di lusso ma che non passa inosservata. A bordo c’è un appuntato dei carabinieri che finge di essere un nocchiere. Il suo capitano, invece, fa la parte del ricco ingegnere mentre un carabiniere donna veste i panni dell’amante da portare a spasso. Ma non è tutto. Predispongono un sofisticato sistema di sorveglianza: telecamere, registratori, intercettazioni ambientali e telefoniche. Insomma non si bada a spese. Solo per il noleggio della barca spendono quasi 5 mila euro (compreso il carburante); 230 euro al giorno per le apparecchiature di videosorveglianza, 110 euro al giorno per le intercettazioni e poi una lunga lista di rimborsi per le spese di viaggio, manutenzione, trasferta, etc. A cui si aggiungeranno le spese processuali (per ogni testimonianza resa da un testimone non residente saranno pagati 87,72 euro al giorno; 75,00 euro il rimborso spesa giornaliero). L’operazione va a buon fine. I carabinieri arrestano una persona, Pasquale Agostino. Per gli inquirenti è l’uomo che cercavano.

Recuperiamo un vecchio video del 2004. Un entusiasta Domenico Fiordalisi, all’epoca sostituto procuratore a Paola, descrive con soddisfazione tutta l’indagine. Parla della presenza «di soggetti violenti disposti a compiere reati». Chiude l’intervista con un profetico «… questo è solo l’inizio». Ma l’inizio di cosa? Di certo non l’inizio della fine del cartello criminale a cui avevano puntato. Due giorni dopo quelle dichiarazioni l’unico arrestato viene rilasciato. Il Gip non ritiene raggiunta la gravità indiziaria, non convalida l’arresto e rigetta la richiesta di misure cautelari. Altre indagini non ne vengono fatte e non ci saranno altri imputati. Intanto il sostituto Fiordalisi nel 2006 riceve il “premio Losardo”, dedicato al segretario della Procura di Paola, Giovanni Losardo, ucciso dalla ’ndrangheta «…per le sue indagini sull’infiltrazione mafiosa nel porto di Cetraro». Poco dopo viene promosso Procuratore della Repubblica a Lanusei, in Sardegna. Fa carriera anche il capitano dei carabinieri che partecipa alle operazioni, attualmente col grado di maggiore al comando generale dei carabinieri a Roma.

Il processo, invece, percorre una strada diametralmente opposta. In dieci anni cambiano 5 giudici (Scognamiglio, De Magistris, Buffardo, Sommella, Grunieri). A ogni cambio del giudice è prevista la rinnovazione dibattimentale affinché il nuovo giudice possa rendersi conto dell’attività istruttoria. Si potrebbe evitare se le parti dessero il consenso alla rinnovazione solo formale del dibattimento. Ma l’occasione è troppo ghiotta per gli avvocati difensori che puntualmente la negano. Fatto sta che dopo dieci anni si sta celebrando ancora il primo grado di giudizio. Più passano gli anni e più il processo perde importanza e consistenza. Oggi il caso non è più seguito da un Pubblico ministero ma da un magistrato onorario, un Vpo (che sta per vice procuratore onorario), ossia magistrati che svolgono le funzioni del Pubblico ministero solo per delega del Procuratore. Il presunto estorsore, invece, può contare sulla difesa dell’avvocato di fiducia di Francesco Muto, meglio conosciuto come il “re del pesce”. È uno dei boss più potenti della ‘ndrangheta calabrese e dà il nome all’omonimo clan. In terra di omertà, dove nessuno vede e sente niente, l’avvocato Michele Rizzo riesce a portare in tribunale 52 testimoni a favore. Nei verbali si legge sempre la stessa identica dichiarazione. Cioè che l’imputato era lì per dare una mano, senza chiedere un euro e con grande gentilezza. Ma la pletora di testimoni ha anche un altro effetto.

«Ogniqualvolta manca uno solo dei testimoni, il processo deve essere rinviato. E i rinvii qui a Paola non avvengono prima di quattro o cinque mesi», dice con franchezza Rizzo. Lo stesso che in aula oggi sostiene una tesi che non fa una grinza: quello che fu considerato un pericoloso criminale è, in realtà, un operatore sociale, un volontario che correva in aiuto dei turisti in difficoltà. I soldi che gli davano i naviganti erano oboli spontanei per il servizio reso con gentilezza e professionalità. Nel dopo intervista ci confida che il reato è destinato alla prescrizione. «C’è ancora l’appello e poi la Cassazione. Il mio cliente è in una botte di ferro», ridacchia all’ingresso del tribunale di Paola. «Ma la vuole sapere la cosa paradossale?» ci chiede. Prego. «Il mio cliente non solo è stato liberato dopo appena due giorni di carcere ma oggi è tornato a lavorare esattamente dove era prima: al porto di Cetraro». La barca noleggiata dai carabinieri per incastrare l’”inquietante banda di estorsori” (valore 60- 90 mila euro) stando alla ricostruzione di un inquirente fu ritrovata bruciata nel vicino porto di Vibo Valentia non appena si venne a sapere della trappola. Ignoti i responsabili.”

PINO SCUOLA

 

Pino Masciari: “In bocca al lupo a tutti quei giovani che da oggi riprendono il loro percorso scolastico, a quei giovani che sono il nostro futuro, un futuro che speriamo sia sempre più fondato sull’onestà ed il rispetto per il prossimo. Imparate la legalità ed insegnatela come base sulla quale formare la vita di tutti!”

Il “tesoro” della ‘Ndrangheta: gli analfabeti

Nei territori della ‘Ndrangheta niente scuola. A San Luca, Brancaleone, Locri, Siderno, Platì e in altre decine di comuni calabresi, centinaia di bambini e adolescenti non sono mai entrati all’interno di un’aula scolastica. Neppure nell’atrio dell’edificio. Invece di studiare vengono costretti dalle famiglie a lavorare o accudire i fratelli più piccoli. E tra analfabetismo e valori “deviati”, la N’drangheta coltiva il suo “tesoro umano”, quella manovalanza che poi viene utilizzata per spacciare o commettere delitti.

I carabinieri di Roccella Jonica, Locri e Bianco, hanno denunciato 87 genitori che , nell’anno scolastico 2012/13 non hanno mai iscritto i propri figli a scuola e altre 78 coppie per aver “saltato” l’anno 2013/2014. Tra i comuni maggiormente interessati spiccano Stilo, Riace,San Luca, Brancaleone, Antonimina, Careri, Locri, Siderno, Plati’, Gioiosa, Stignano, Marina di Gioiosa Jonica, Monasterace e Roccella.

Tutti territori in cui la ‘Ndrangheta ha il dominio assoluto e i bunker dei capo ‘ndrine latitanti. 

Onorevole Angela Napoli, membro Commissione parlamentare Antimafia, che cosa significa in un territorio come quello calabrese non mandare i figli a scuola?
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.

Con quali valori crescono questi ragazzi?
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione.

Tra analfabetismo e violenza, come riescono ad inserirsi nella società? Come riescono a vivere?
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue.

[fonte: Panorama.it]

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SOVERATO – Pino Masciari, un calabrese, con la sua testimonianza di vita, una vita dura, segnata da episodi che non augureremmo a nessuno, è stato a Soverato, e per caso ci siamo imbattuti nella sua visita. In un noto locale della città il testimone di giustizia, che ha messo diversi malavitosi e non, con le spalle al muro, ha incontrato un gruppo di persone del nostro comprensorio, e fra di esse Antonello Gagliardi, che a sua volta ha voluto coinvolgere, visto l’interesse del personaggio, il Sindaco di Soverato Ernesto Alecci. La storia di Pino Masciari inizia a fare “notizia” quando l’imprenditore serrese, nel lontano 1997 venne sottoposto ad un programma di protezione insieme alla sua famiglia, dopo aver denunciato alcuni esponenti della ‘ndrangheta, e i loro collegamenti con la politica. Masciari dopo aver subito il “modus operandi” della malavita calabrese, decise di ribellarsi a tutto ciò, e grazie alle sue testimonianze decine e decine di capi-mafia e loro affiliati vennero arrestati, insieme a politici ed amministratori collusi con loro. Da quegli anni in poi la sua vita, privata ed imprenditoriale è stata completamente sconvolta, visto che, insieme alla sua famiglia deve vivere in una località segreta e che non può più operare come impresa. Ma Pino Masciari non ha tagliato il legame con la sua terra, e appena può ci torna da uomo libero. La storia degli ultimi anni lo vede invece impegnato, quasi come testimonial, al fianco di tutte quelle entità che vogliono dire basta al sistema malavitoso calabrese, con proposte di investiture politiche come Assessore che gli sono giunte da più parti. La sua speranza è che invece, e questo secondo Masciari dovrebbe essere un impegno da prendere in campagna elettorale, venga istituito e fatto funzionare un Assessorato alla legalità. Anche a Soverato Pino Masciari si è raccontato, seppur in un breve incontro, ma ha soprattutto voluto lanciare un messaggio di speranza e di coraggio, per chi vuole reagire ed operare un cambiamento della nostra società, Bello il dialogo con Alecci, con cui Masciari si è impegnato ad organizzare un pubblico incontro con i cittadini, anche e magari nella sede del Consiglio Comunale, per stimolare ancora di più e veicolare il messaggio della legalità, e non è detto che ciò non avvenga a breve. Masciari si è augurato che i calabresi, nelle prossime elezioni regionali, abbiano il coraggio di trovare le nuove forze positive, quelle che non hanno paura di denunciare, come ha fatto lui, il malcostume che sta rovinando la nostra società. L’altra proposta che Masciari ha lanciato al Sindaco di Soverato e al consigliere comunale Gagliardi, è quella della riproposizione, magari al teatro comunale, dello spettacolo “Padroni delle nostre vite”, già andato in scena ai Salesiani di Soverato, storia della vita di Pino Masciari, a cui fare seguire un dibattito con il pubblico.

Fonte:  Corrado Corradini – Noi Soveratiamo

Ancora e sempre grazie Falcone e Borsellino!

Scritto da Pino Masciari Il 23 - maggio - 2014 COMMENTA

 

 

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E’ trascorso appena un anno da quando salpavo sulla nave della legalità, organizzata dalla fondazione Falcone,  in commemorazione di “Giovanni e Paolo”.  E rimane viva in me l’emozione dello   “sbarco a Palermo” con mille trecento ragazzi,  che sulla nave avevano vissuto     l’esperienza toccante della lezione di Don Ciotti,  quella del prefetto Trevisone  e la mia testimonianza di vita.

E’ passato il tempo nella consapevolezza che il ricordo del loro sacrificio, della loro sorprendente trasparenza , ti abbraccia  più che mai, ti rinnova nello spirito, indicando una strada difficile ma percorribile , unica  e saporita……..quella della Legalità.

Oggi più che mai è una esigenza ricostruire un pezzo di storia nel solco  del senso della loro vita . Unita al senso di devozione degli agenti della scorta che insieme a loro restano i nostri eroi: Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo , Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Paolo Borsellino,  Agostino Catalano, Emanuela Loi , Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Ancora e sempre grazie  Falcone e Borsellino!

 

La mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. il mio pensiero e la mia gratitudine va a i servitori dello Stato, alle loro famiglie che hanno vissuto il dramma della perdita dei loro cari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, a partire dalle classi dirigenti, per non parlare della classe politica che va rinnovata completamente, dalle fondamenta. Solo così potremmo uscirne: tutti insieme, organizzando il coraggio” diventando noi tutti “Padroni delle nostre vite”.

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Roberto Mancini: Morire per amor di Stato!

Scritto da Pino Masciari Il 2 - maggio - 2014 COMMENTA

Roberto Mancini
Esistono eroi di cui si sente parlare solo quando non ci sono più.Esistono persone che vivono motivate da un grande senso di verità e di giustizia. Sono meteore che passano e lasciano una scia. Un solco !E su questo solco va seppellita l’ indifferenza di chi non vuol sapere e vedere, di chi ha le pesanti responsabilità di non aver agito per il bene comune, di chi ha avuto un ruolo determinante ma ha preferito tacere.
Un solco che non ha il tempo di essere approfondito di più perché ormai la gente muore.
Roberto Mancini ha donato la sua vita per questo e la sua morte resta una pietra miliare di denuncia e di avvertimento. Nella sua ultima intervista ha parlato in sostanza di” inazione dello Stato”.
Non basta piangere , bisogna agire e fare proprie le parole della moglie :«Spero che le sofferenze che Roberto ha dovuto sopportare per aver servito lo Stato contro le eco-mafie in Campania non cadano nell’indifferenza delle istituzioni e dell’opinione pubblica e mi auguro che il suo ricordo possa servire da esempio per tutti coloro che non vogliono arrendersi a chi vuole avvelenare le nostre terre, le nostre vite».
Se si vuole avere un futuro è necessario capire che può toccare a ognuno di noi subire il destino di Roberto: siamo tutti vittime del sistema mafioso !
Un sistema talmente insinuato nel tessuto sociale- politico ed economico che non lo si vede più e coloro che se ne accorgono e lo combattono rimangono isolati e rischiano la vita.
Roberto rimane il vero esempio di un servitore dello stato e della collettività di cui andare fieri e orgogliosi.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2014/30-aprile-2014/morto-roberto-mancini-poliziotto-che-parlo-terra-fuochi-mentre-noi-dormivamo-223149271388.shtml.

“Non trovo lavoro, metto in vendita un rene”

Scritto da Pino Masciari Il 16 - aprile - 2014 1 COMMENTO

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La disperazione di Antonio Marinella

Come si può essere indifferenti al grido di aiuto di questo ennesimo cittadino onesto che dimostra di essere ormai allo stremo delle forze?  Cosa deve fare un padre di famiglia onesto  per sfamare i propri figli? Questi non sono gesti di sola disperazione, ma, come chi si è già dato fuoco o si è ucciso con gesti eclatanti, vuole annientare la sua vita per porre fine al problema e sopratutto denunciare con il proprio gesto l’indifferenza dello Stato.

Non c’è più tempo: è necessario ridare dignità al popolo focalizzando l’attenzione della politica sull’emergenza  lavoro che deve essere una priorità

http://www.ilmattino.it/AVELLINO/disperazione-marinella-lavoro-vendita-rene/notizie/634629.shtml .

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Quello avvenuto qualche giorno fa non è il primo atto intimidatorio a danno del pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Pierpaolo Bruni. Due gli episodi susseguitesi a distanza di mesi, il primo a gennaio e il secondo qualche giorno fa, quando qualcuno si è avvicinato all’auto del padre e dopo averla manomessa l’ha spostata in una zona di rimozione. Dopo qualche ora l’auto ripresa dalle telecamere dei malviventi è stata rinvenuta totalmente bruciata in aperta campagna. Un inquitante atto intimidatorio, in stile ‘ndranghetista. Il pm Pierpaolo Bruni sta conducendo delicate inchieste sui rapporti tra ‘ndrangheta e politica sia nella provincia di Cosenza che nel Vibonese e sulla sua scrivania ci sono anche fascicoli relativi a indagini sul territorio crotonese.

“Noi siamo con la magistratura sana – dichiara l’imprenditore e testimone di giustizia Pino Masciari – ecco perchè il nostro pieno sostegno va al pm Pierpaolo Bruni. Questi atti intimidatori sono indegni, gli ‘ndranghetisti pensano di poter far tutto, di essere i padroni e lo dimostrano anche con questi gesti. Non si arrenda pm Bruni. La popolazione sana è con lei. Noi siamo tutti con lei. C’è bisogno di un’azione dura e determinata da parte della magistratura proprio come sta facendo lei. Di una lotta su più fronti, solo così anche i cittadini riacquistando fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine potranno trovare il Coraggio per lottare per una vita diversa. Per questo pm Bruni non si arrenda, continui a lottare, noi lotteremo al suo fianco. Crediamo in lei. Grazie al suo Coraggio, al Coraggio di altri magistrati e al nostro Coraggio potremo tornare ad essere Padroni della nostra vita e a vivere da donne e uomini finalmente liberi.”

Come diceva un grande Uomo: “La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine…”

Fonte: http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/crotone/723765/Crotone–gia-a-gennaio-accadde.html

http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/723725/Crotone–intimidazione-al-pm-antimafia.html

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La ‘ndrangheta è ovunque: in Calabria come in Italia e all’estero. In Brianza, la polizia ha scoperto una vasta organizzazione dedita al crimine, composta da imprenditori, funzionari di banca, dipendenti delle poste. Una vera e propria banca clandestina che alimentava un’economia illegale spaventosa.

C’è poco da dire, se non la convinzione che ormai siamo al capolinea. Le mafie sono padrone del territorio. E noi siamo impotenti.

La società civile è la vera questione da affrontare: troppo distratta, o forse in grave difficoltà per la terribile crisi economica che stiamo vivendo.

La zona grigia è in aumento costante: tutti scelgono di fare affari con questa spazzatura umana. Dobbiamo in ogni caso resistere.  Dobbiamo lottare, continuare a batterci, e osare. Si Amici: osare. Basta con la Società della delega e della dipendenza. E l’ora delle responsabilità, anzi delle nuove responsabilità sociali.

Osiamo contro le mafie…..

Fonte: Il Quotidiano della Calabria

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/723245/Scoperta-la-rete-della–ndrangheta.html

 

esplosionegastronomiaromeoquater

Ancora bomba. Sempre bombe. La Calabria delle bombe torna a colpire. La ‘ndrangheta alza la voce e tutto il resto è silenzio.

Povera terra mia. Umiliata, inerte, priva di futuro. I giovani sono costretti ad emigrare, ad andare via. La politica fa affari e la cultura è schiva del potere: tutti in fila a cercare soldi.

E la mafia? E’ forte, solida, vitale, piena di futuro…..

Io però non voglio arrendermi. Mi batterò fino all’ultimo istante di vita. Anche solo contro tutti. Amo la mia libertà. Profondamente.

Non voglio morire complice. Di nessuno….

Fonte: Il Dispaccio

http://ildispaccio.it/reggio-calabria/39622-reggio-esplosione-devasta-gastronomia-a-pochi-metri-dal-corso-garibaldi

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Sono cinquecento gli affiliati al potente clan Mancuso di Limbadi. Un numero spaventoso che spinge a quantificare in circa 5mila gli uomini in armi della ‘ndrangheta. Un vero esercito  che mantiene il controllo totale del territorio calabrese.

Lo Stato italiano dovrebbe vergognarsi. Soltanto alcuni Stati del Sud America vivono in queste condizioni. La legge sono loro: i mafiosi. A noi tocca il silenzio, la complicità, la rassegnazione.

L’art. 1 della nostra Costituzione recita: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. E’ sbagliato: l’Italia è una repubblica fondata sulle mafie e sulla corruzione. La sede del Parlamento è a Polsi. A comandare sono i mafiosi.

Resta poco da dire e molto da fare: io continuerò a battermi come posso contro tutto questo. Tocca a noi tutti lottare per la libertà e la democrazia .

Io non voglio morire in silenzio ma combattendo. Chi ha paura muore ogni giorno…..

Fonte: Il Quotidiano della Calabria

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/723171/Relazione-shock-del-prefetto-sul-clan.html

 

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Ancora indagini sui rapporti tra apparati dello Stato e la potente cosca Mancuso. Coinvolti funzionari e uomini delle forza dell’ordine. Ancora Vibo Valentia. Ancora servitori infedeli dello Stato.

A Vibo, ma nel potere che conta in Calabria, c’è un vero e proprio verminaio di affari, interessi, complicità con le mafie. Che porcheria. Quello che mi stupisce è l’assoluto silenzio della società calabrese. Statica, muta, imprigionata nella paura e nel servilismo al potere ‘ndranghetista.

I Mancuso sono i padroni di Vibo. La Calabria è ostaggio della ‘ndrangheta. Basta parole. Basta con l’antimafia di cartone, servono denunce.

La democrazia è morta e sepolta. Polsi è la vera sede del nostro Parlamento…….

Fonte: Corriere della Calabria

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/21591_luce_su_vibo__indagati_altri_due_finanzieri_e_un_poliziotto/

 

 

taranto

 

Ucciso a bruciapelo un pregiudicato a Taranto. Un delitto feroce che rischia di riaprire lo scontro tra i clan della Sacra Corona Unita.

Amici miei, la situazione è esplosiva. Taranto è una città gravemente colpita dal dramma della disoccupazione. A Taranto si muore per i veleni dell’Ilva. Lo scontro tra clan sarebbe devastante.

Amici, il Sud è assediato dalle mafie. Non esistono strade, vie, rioni, nei quali non ci siano lapidi di morti ammazzati. Il Sud è la terra dei sogni traditi. Della fuga, dell’amarezza, dell’inginocchiatoio. Fino a quando? Ancora silenzio? O forse è arrivato il momento di ribellarsi?

Tocca a Noi rialzare la testa. Non ci sono periferie, ma menti periferiche: il Sud deve riscoprire la propria identità. Dobbiamo rialzare la testa prima che sia davvero troppo tardi.

Fonte: Corriere della Sera

http://www.corriere.it/cronache/14_febbraio_27/agguato-strada-taranto-morto-3c81a75a-9ff7-11e3-b156-8d7b053a3bcc.shtml

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Ancora arresti. Ancora servitori dello Stato collusi con il malaffare.

Sono schifato, Amici miei. Non passa giorno che non si sia costretti a leggere di arresti per corruzione o per mafia.

Ma che razza di Paese è il nostro? Pezzi dello Stato in affari con le mafie. Donne e uomini delle istituzioni impegnati in pratiche mazzettiste. Che vergogna, Italia!

Chi pensa ai giovani? Chi pensa ai disoccupati? Chi pensa al nostro futuro?

Basta, Amici miei. La corruzione non è soltanto della politica, ma è un fattore ormai endemico della nostra società. Dobbiamo reagire tutti. Insieme. Senza paure, con dignità. La libertà è un bene prezioso ma va difesa. Dobbiamo batterci fin in fondo per conquistarla. Questo non è più uno Stato di diritto ma è lo Stato della corruzione e delle mafie.

Siamo dinanzi ad un bivio: io ho scelto da anni la lotta. Tocca a voi, Amici…..

Fonte: La Stampa

http://www.lastampa.it/2014/02/26/italia/cronache/roma-appalti-pilotati-e-corruzione-arrestato-lex-capo-dei-vigili-urbani-vDeBM48nf4Wy1QkYuDqUOJ/pagina.html

 

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Terremoto nella mia Vibo. Quella che mi ha lasciato solo quando denunciavo. Quella che mi ha isolato quando attaccavo il sistema di potere che proteggeva le cosche.

Arrestati l’ex capo della Mobile e il suo vice, perché al soldo della potente cosca Mancuso. Pagati dallo Stato per servire le mafie. E’ indegno. Se la vicenda dovesse essere vera, meritano una punizione esemplare.

Da sempre Vibo è una piazza calda, in cui le mafie stringono alleanze durature con pezzi dello Stato. Quando ho denunciato mi resi subito conto della drammaticità della situazione: erano coinvolti magistrati, politici, burocrati.

Mi hanno fatto fallire perché avevo osato non pagare la mafia e i servitori infedeli dello Stato.

Mi rivolgo ai calabresi: questa non è più l’ora di tacere. Basta con le spalle curve, i piagnistei: dobbiamo ribellarci. Riprendiamoci lo Stato. Riprendiamoci la nostra libertà.

Fonte: Il Quotidiano della Calabria

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/723022/Arrestato-ex-capo-della-Mobile-.html

 

roma

 

A Roma si rischia la guerra tra famiglie di ‘ndrangheta per il mercato della droga. A vuotare il sacco è un pentito, che sta svelando in queste ore ai magistrati i segreti dei clan calabrese. Sembra che stia dipingendo un quadro fosco: Roma è nelle mani della ‘ndrangheta, che esercita ormai potere assoluto sia sul traffico di stupefacenti sia sugli appalti capitolini.

Amici miei, lo ripeto da anni: l’Italia né in mano alle mafie. Può far male ma è così: hanno in mano le leve della finanza e dell’economia. La liquidità delle mafie è spaventosa e il tessuto politico è corrotto totalmente. Siamo un Paese sudamericano, purtroppo.

Non ci sono grandi parole da fare, se non quelle in grado di trasformarsi in azione. Tocca a noi cambiare questa porcheria. Il nostro Stato è un prodotto storico di un patto scellerato con le mafie nel secondo dopoguerra.

E’ arrivato il momento della rottura con questo sistema di gestione della cosa pubblica trasformata in “cosa nostra”. Amici, ci stiamo giocando la libertà, il futuro dei figli, la democrazia.

Non lasciamo in mano ai criminali la nostra vita. Ribelliamoci…..

Fonte: Il Quotidiano della Calabria

http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/722931/C-e-un-pentito-che-svela.html

Calabria sommersa dai rifiuti. Masciari: “Disastro ambientale”

Scritto da Pino Masciari Il 22 - febbraio - 2014 COMMENTA

sud

La Calabria è sommersa dai rifiuti, mentre la politica romana si gode l’ennesimo governicchio privo di legittimazione popolare.

Da Reggio Calabria a Vibo, la Calabria puzza. Si, Amici miei puzza. Puzza di rifiuti, puzza di retorica, puzza di compromessi e complicità. Nessuno in Calabria si può tirare fuori dal gioco delle responsabilità.

La raccolta differenziata non decolla. Non esiste un piano serio di smaltimento dei rifiuti che sono tra le grandi fonti di guadagno della malavita. Siamo dinanzi ad un disastro ambientale colposo e collettivo. La Calabria sommersa dai rifiuti è l’immagine di un paese, l’Italia, allo sbando: economicamente, politicamente, socialmente.

Roma festeggia i giochi di palazzo. Il Sud muore lentamente, coperto dalla spazzatura che produce……..

Fonte: La Repubblica

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2014/02/21/news/calabria_emergenza_rifiuti-79256399/?ref=HREC1-17

Vuoi incontrare Pino?

Se vuoi organizzare un incontro in cui ti piacerebbe che Pino Masciari fosse ospite, invia una mail al seguente indirizzo :  info@pinomasciari.it   -

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