Friday, 24 May, 2013

Pino Masciari – Legge Vergogna

Scritto da Tina Polimeni Il 21 - maggio - 2013 COMMENTA

Senato
Pino Masciari:- Rientrato l’allarme. Il senatore Compagna ritira il DDL che prevedeva «niente carcere né intercettazioni per chi svolge attività sotterranea di supporto alle cosche».
Il Pd: «Legge pensata per Dell’Utri».

Pino Masciari:- la parte sana del paese, non avrebbe potuto accettare che passasse una legge, che di fatto alleggerisce, dimezzando le pene che spettano chi favoreggia la mafia. Alla vigilia della partenza delle navi della legalità, per commemorare chi per lottare la mafia ha perso la vita, questo DDL sarebbe stato un insulto insopportabile.

http://www.lastampa.it/2013/05/21/italia/politica/mafia-la-proposta-del-pdl-condanna-dimezzata-per-il-concorso-esterno-eS1l319Sq6fBlHXzYgS6BP/pagina.html

Italia: non ci può essere ricchezza senza lavoro.

Scritto da Tina Polimeni Il 16 - maggio - 2013 COMMENTA

37-Lavoro_561x3474
Come si fa a far ripartire il motore Italia? Il lavoro che manca è allarme nazionale, i numeri negativi sono in aumento, bisogna fare in modo che l’economia venga incentivata. Lo Stato deve pagare subito i debiti verso i creditori per poter riaccendere un circuito spento, dare finanziamenti a piccole e medie imprese e a chi è in grado di far entrare nel mondo del lavoro i giovani e i disoccupati.
Senza lavoro si è soli, deboli, si perde la dignità, ci si sente nessuno. Lo Stato deve far si che la cultura del lavoro venga alimentata, contribuire a creare  posti di lavoro non a distruggerli, nello stesso tempo deve mettere in moto l’assistenza per sostenere le famiglie che non hanno nulla,e garantire loro almeno il minimo vitale. Se non sarà così a breve, la criminalità raggiungerà punte mai viste, col rischio di esplodere e causare danni peggiori. Se da un lato dobbiamo recuperare con forza la centralità del lavoro, che l’economia della finanza di questi anni ci ha fatto perdere, dall’ altro l’assistenza deve assumere sempre più i contorni di una solidarietà condivisa. Non possiamo permettere che continui la scia dei suicidi e omicidi per mancanza di lavoro.Un popolo in ginocchio si ribella. Ricordiamo, sempre, il primo emendamento della nostra Costituzione.
morti-sul-lavoro-vauro

Rosarno, si costituisce l’ultimo boss dei clan Pesce

Scritto da Pino Masciari Il 16 - maggio - 2013 COMMENTA

Si è conclusa la latitanza del boss della ‘ndrangheta: si è costituito Giuseppe Pesce, 

8b964889227a78098d440f5e9e55d13e_immagine_oleftdi 33 anni, reggente dell’omonima cosca di Rosarno, una delle più note ed importanti dell’organizzazione criminale calabrese. Pesce si è presentato ai carabinieri di Rosarno accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Gregorio Cacciola e Benito Infantino. ”Basta, sono stanco di scappare, meglio finirla qui”, ha detto Pesce ai suoi difensori, chiedendo loro di accompagnarlo dai carabinieri che lo hanno subito portato nel carcere di massima sicurezza di Palmi.

 

 

ROSARNO (Reggio Calabria) – Era l’ultimo esponente della temibile cosca Pesce che era riuscito ad evitare il carcere. Ieri sera Giuseppe Pesce, 33 anni, ha deciso di porre fine alla latitanza, che durava da tre anni e si è consegnato ai carabinieri di Rosarno. Sul suo capo pende una condanna a 12 anni e sei mesi, per associazione mafiosa, inflitta pochi giorni fa dal Tribunale di Palmi.

'NDRANGHETA: OPERAZIONE CC A ROSARNO, 24 ARRESTI

TREGUA MATRIMONIALE - Giuseppe Pesce, figlio di Antonino e fratello di Francesco, detto “Ciccio Testuni”, potrebbe aver deciso di costituirsi dopo l’arresto della moglie, Ilenia Bellocco, finita ai domiciliari lo scorso 6 maggio perché avrebbe aiutato il marito latitante. Per i magistrati della dda di Reggio Calabria la Bellocco avrebbe tenuto, infatti, i contatti con Giuseppe Pesce attraverso un altro affiliato alla cosca, Domenico Sibio, uomo di fiducia dei Pesce. La donna figlia di Umberto Bellocco, capo storico della ‘ndrina di Rosarno, aveva assunto – secondo i magistrati – un ruolo di primo piano nell’organizzazione della famiglia. Il suo matrimonio con Giuseppe Pesce, aveva in qualche modo sancito una sorta di tregua tra le due famiglie di ‘ndrangheta riuscendo a cementare un rapporto che prima di quel matrimonio si era incrinato per ragioni di monopolio territoriale.

LE RICERCHE DEI ROS - Da tre anni il Ros dei carabinieri era sulle tracce di Giuseppe Pesce. Gli investigatori dell’Arma gli avevano chiuso ogni canale di collegamento ultimo, per l’appunto, quello con la moglie. Anche dalla latitanza, in questi tre anni, Giuseppe Pesce avrebbe dettato le regole e impartito ordini. La carica di reggente gli è stata impartita direttamente dal fratello Ciccio, che dal carcere di Palmi, attraverso un pizzino, poi sequestrato dagli agenti di custodia, aveva tentato di far arrivare al proprio fratello ordini da eseguire durante la sua detenzione. Nel foglietto sequestrato c’erano scritti i nomi d’imprenditori costretti a pagare la mazzetta e le indicazioni con le nuove cariche da dare ai picciotti di famiglia.

LE CONDANNE - Nei giorni scorsi il Tribunale di Palmi ha condannato 41 tra capi e gregari della famiglia Pesce per un totale di cinque secoli di carcere. Il processo è scaturito dall’operazione “All Inside” nata dopo le rivelazioni di Giuseppina Pesce, che con le sue dichiarazioni ha consentito di decimare una delle più importanti cosche calabresi operanti nella Piana di Gioia Tauro. Per la giovane figlia del Boss Salvatore Pesce, non è stato un percorso agevole. Giusy Pesce ha più volte tentato di far marcia indietro alla fine, però, ha deciso di rompere con il passato. L’ha fatto soprattutto per amore dei suoi figli ai quali ha creduto di dare una vita diversa e forse migliore.

Carlo Macrì
cmacri@corriere.it

La legalità è il nostro futuro di Irene Papiano- Bologna

Scritto da Pino Masciari Il 4 - maggio - 2013 COMMENTA

imagesCommozione, paura, rabbia, tristezza, indignazione. Queste sono le emozioni che invadono l’animo ascoltando la storia di Pino Masciari che il 5 marzo 2013 ho avuto il piacere di ascoltare insieme a altri 300 ragazzi del liceo Righi di Bologna. E’ una storia di coraggio e sacrifici quella della famiglia Masciari, rappresentata in modo fedele da Ture Magro nello spettacolo teatrale ‘Padroni delle nostre vite’ della compagnia Sciaraporgetti.

L’ascoltatore si ritrova rapito dalla parole di Pino e dalla scene della rappresentazione teatrale e viene catapultato nella vita di un uomo che ha detto NO alla ‘ndrangheta, ha scelto una vita giusta, pulita e corretta. Pino Masciari è un esempio di vita per tutti e soprattutto per noi ragazzi perché siamo il futuro di questo paese e non possiamo voltargli le spalle.

In questo periodo di crisi la parola ‘Futuro’ è una parola difficile da pronunciare, soprattutto per tutti questi ragazzi che hanno avuto la sfortuna di nascere negli ultimi vent’anni, sfortunatamente proprio per il fatto che ai giovani un futuro non si può attribuire.

Soltanto con la legalità viene concesso un futuro alle nuove generazioni. Se tutti noi italiani ci impegnassimo a rispettare la legge e i nostri diritti e, soprattutto, i nostri doveri, avremmo meno crisi: le casse dello stato sarebbero più ricche, ci sarebbero più servizi, meno povertà. Ci sarebbe dunque un futuro visibile per noi giovani.

‘Lo Stato siamo noi’. Proprio questa  frase ripeteva Pino con insistenza a sottolineare il fatto che OGNUNO di noi è importante per la nazione, tutti possiamo contribuire a migliorarla, adesso più che mai.

‘L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro…’ Questo è il primo articolo della Costituzione italiana, un articolo unico al mondo. Soltanto noi italiani abbiamo scritto sulla nostra costituzione che l’Italia è fondata sul lavoro, cioè la nostra nazione è fondata sul contributo che ognuno di noi può dare. Questo però sembra che il paese se lo sia dimenticato.

Molte persone sfruttano il lavoro di altri, la mafia si basa sul lavoro  silenzioso di cittadini per alimentare i suoi immensi traffici di stupefacenti. Interi palazzi, supermercati, aziende appartengono alla mafia e non solo al Sud, ma anche nel Nord. Mentre nelle regioni meridionali regna, a seconda del territorio, una e una sola mafia, nel settentrione sono radicate più mafie, non solo italiane, ma anche straniere. La mafia ha radici talmente profonde in TUTTO il territorio italiano che non si parla più di infiltrazioni, ma di insediamento mafioso.

Oltre alla ‘cocaina fatta cemento’, come dice Pino Masciari, non è da sottovalutare neanche la cultura mafiosa, per esempio la richiesta di favori o la legge del do ut des.

Per esempio in questo periodo di crisi il mafioso finanzia l’azienda di un imprenditore, ma in cambio questo deve garantirgli una certa percentuale del guadagno totale.

‘Il problema non è il problema, ma come le persone si pongono davanti al problema’ direbbe Jack Sparrow dei Pirati dei Caraibi. Ci sono persone che si arrendono alla mafia, ma ci sono anche persone come Pino Masciari che non accettano queste condizioni e girano l’Italia incontrando studenti, ragazzi e professori per far sapere che la mafia esiste, ma che si può eliminare se tutti lo vogliono,

La scelta di Pino è stata coraggiosa e non facile, perché è stato costretto a viver una vita di solitudine, una solitudine che ritorna anche nella rappresentazione teatrale in quanto non vi è altro attore che Ture Magro e nell’incontro con Pino, solo sul palco.

Domande amare e urlate dalla disperazione fendono l’aria lasciando un vuoto al quale è difficile rispondere. Durante l’incontro più volte Pino si chiede se ha fatto bene a fare tutto ciò, si chiede disperatamente se si suoi figli potranno mai perdonarlo di avergli rovinato l’infanzia nella speranza di un futuro migliore. Speranza, non certezza.

‘Noi siamo ciò che vogliamo’ ripete Pino. Se noi vogliamo essere persone giuste, ci impegniamo per raggiungere questo obbiettivo, senza accampare scuse per giustificare le nostre azioni.

Avevo sentito parlare di mafia, ma sentire una testimonianza diretta. Sentire dal vivo le parole di una persona che ha lottato tutta la vita contro questo polipo e percepire tutte le sue sensazioni, le paure, le incertezza è diverso. Adesso forse ho capito cos’è realmente la mafia grazie a Pino e alla sua testimonianza. In quei momenti ho potuto percepire un turbine di emozioni percorrere gli sguardi di tutti gli studenti e i professori mentre pendevano dalle labbra di Pino, senza tralasciare ogni singolo respiro. Io e gli altri ragazzi venuti a teatro abbiamo 15 anni e forse alcune cose del discordo di Pino non possiamo capirle, però siamo 300 persone in più che conoscono la sua storia, che SAPPIAMO.

‘Ogni persona che conosce la mia storia, mia allunga la vita di un giorno’ direbbe Pino. Bene, noi te l’abbiamo allungata di 300 giorni

Irene Papiano

Classe II -Liceo Scientifico Augusto Righi – Bologna

Costruttori di legalità di Alessia Ricci – Bologna

Scritto da Pino Masciari Il 2 - maggio - 2013 COMMENTA

IMG_1441Martedì 5 marzo trecento ragazzi del Liceo Scientifico Augusto Righi di Bologna si sono recati al cinema Bellinzona per assistere all’appuntamento che ha concluso la sessione di incontri del Progetto ‘Educare alla legalità e alla cittadinanza’.

L’incontro si è aperto con uno spettacolo della compagnia Sciaraprogetti, dal titolo ‘Padroni delle nostre vite’, totalmente ispirato al libro ‘Organizzare il coraggio di Pino e Marisa Masciari.

Lo spettacolo è stato interpretato da Ture Magro, unico attore presente fisicamente sul palco, poiché gli altri sono stati rappresentati via video. Questo ha incentrato tutta l’attenzione sulla solitudine del protagonista in quella disperazione e frustrazione, che dura negli anni ed è radicata nei sentimenti di Pino Masciari da quando ha deciso di dire no alla mafia, alla corruzione, alle ingiustizie, a tutto ciò che è l’anti-meritocrazia che invece dovrebbe regnare sovrana.

Con una grandissima carica emotiva, lo spettacolo ha saputo tenere tutti i ragazzi con il fiato sospeso.

D’altra parte è stato impossibile essere indifferenti come lo si può essere per una lezione di latino, matematica o fisica, quando si tratta di imparare a vivere.

Ed è questa opportunità che ci ha dato Pino Masciari che dobbiamo tenere a mente e apprezzare ancora di più, in una società che non lascia alle scuole più di tre, quattro ore all’anno per progetti che parlino di legalità e in una società con una burocrazia lenta che chiede mesi e mesi prima di permettere incontri di questo tipo.

E questo sulle orme di ciò che ha detto Pino Masciari a tutti noi ragazzi: dobbiamo informarci, studiare, per non permettere che nessuno ci metta i piedi in testa e calpesti i nostri diritti.

Perché è proprio quello che è stato fatto a Pino, a sua moglie Marisa e ai suoi due figli di diciassette e diciotto anni. Persone che hanno dovuto vivere come dei criminali, costrette alla latitanza e a una vita orribile.

Nella mente e nel cuore di ognuno dei trecento ragazzi presenti si è smosso un incredibile senso di ingiustizia da parte dello stato, un senso di impotenza di fronte a un sistema che non protegge chi è nel giusto, ma che condanna.

E questo appare molto chiaro anche nell’intimo di Pino, che negli anni continua a tormentarsi sulla giustizia della sua scelta, visto i pochi risultati ottenuti contro la mafia, che di fatto è uscita vittoriosa da questa sfida che gli ha lanciato Pino Masciari insieme agli  altri 70 testimoni di giustizia presenti in Italia. Numeri troppo bassi per fare in modo che qualcosa cambi, vite ancora troppo dure per chi decide di stare dalla parte giusta, troppi privilegi per chi invece collabora con la mafia.

La mafia c’è ed esiste, esiste in Calabria, in Cina, in America e anche in Emilia -Romagna, anche e soprattutto in Emilia-Romagna, proprio a Bologna ed è questo che Pino urla con disperazione ad ogni giovane che lascia correre e che pensa che tutto sia troppo distante per interessarlo.

Mi piace l’idea di chiudere con una frase proferita da Pino durante la conferenza, che credo sia la chiave di lettura di tutto questo: ‘Ragazzi, siete artefici del vostro destino, voi siete chi volete essere’.

Sta a noi scegliere, è tutta nostra la responsabilità, l’Italia è nelle nostre mani, ma, come Pino, siamo cittadini di Bologna, cittadini d’Italia così come siamo cittadini del mondo e quindi, perché no?, il mondo intero è nelle nostre mani. Sta a noi giovani porci in un determinato modo di fronte a tutto questo, sta a noi reagire, dire no alla piccole mafie e capire che la giustizia non è un optional come non è un optional pagare le tasse o fare la fattura.

Creo che Pino si meriti un grande grazie, perché, benché lui non sia più un imprenditore edile, questa volta la costruzione è andata comunque a buon termine. Gli attacchi della mafia contro il cantiere in atto non sono stati sufficienti per far crollare questo sogno, e davvero questa volta non è stata costruita una casa, un ponte, non è stato vinto un appalto. Molto di più, questa volta Pino ha vinto la mafia e la giustizia è stata costruita dentro di noi, con le stesse ottime fondamenta con cui i suoi genitori l’avevano costruita dentro di lui.

Alessia Ricci, classe IIP Liceo Scientifico Augusto Righi – Bologna

 

1°Maggio amaro. Senza lavoro non c’è dignità

Scritto da Pino Masciari Il 1 - maggio - 2013 COMMENTA

 

 

1 maggio

 

Care Amiche, cari Amici,

anche quest’anno è un 1° Maggio amaro: decisamente triste. Il Paese sta vivendo la peggiore crisi economica del secondo dopoguerra. Il tasso di disoccupazione giovanile è alle stelle. Gli imprenditori e i commercianti si uccidono. Siamo nel caos.

Il 1° Maggio non è più la festa del Lavoro in quest0 Paese. Dobbiamo dircelo in faccia, con coraggio. Si muore ancora di lavoro in Italia: tante, troppe, morti bianche. Si muore perchè manca il lavoro, perchè si viene licenziati, perchè si è sfruttati nelle tante fabbriche dell’economia illegale delle mafie.

Il 1° Maggio ridiventi la festa dei lavoratori. Ma per far ciò occorre cambiare la nostra Nazione: dobbiamo rimettere al centro dell’Agenda politica lo sviluppo. Un paese senza lavoro è una comunità senza dignità: dobbiamo reagire duramente davanti a questo stato di cose.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro: dobbiamo attuarla la nostra splendida Costituzione. Questo è l’impegno e l’augurio che prendo e vi faccio in questo giorno. Realizziamo insieme la Repubblica del Lavoro: quella che emancipa e rende liberi, quella che ci sottrae alla schiavitù e al ricatto del precariato, quella che rende l’uomo davvero tale. Forza Amici: in cammino insieme verso la libertà.

‘Noi siamo ciò che vogliamo’

Scritto da Pino Masciari Il 30 - aprile - 2013 COMMENTA

 imagesQuesta è una delle frasi più significative che Pino Masciari ha pronunciato durante l’incontro di martedì 5 marzo a Bologna .

In effetti noi siamo il frutto di un insieme di componenti, quali la volontà, la determinazione, l’intelligenza e l’ambizione che ci spinge a raggiungere certo obiettivi.

L’obiettivo di Pino è stato ed è quello di sconfiggere i sorprusi della ‘ndrangheta a difesa dei diritti civili.

Per noi giovani ‘timidi’ Pino è un esempio di coraggio, un uomo che sprona e incita a fare qualcosa e a non rimanere passivi di fronte alle problematiche che la società di oggi ci pone davanti.

Pino ci insegna che per essere quello che vogliamo, bisogna accettare il dolore delle rinunce e delle limitazioni.

Ciao, Pino, io sono la tipica ragazza che tu definisci ‘timida’, che si nasconde dal dolore, scappa davanti agli ostacoli e che non apprezza, come dovrebbe, le normalità della vita.

Le tue parole: ‘I miei figli non sanno correre’ mi hanno dato una scarica e mi hanno fatto comprendere quanto le banalità della vita siamo fondamentali.

Se posso permettermi, io ti considero ‘fortunato’ perché, nonostante tutto il dolore, la sofferenza e la mancanza di libertà che hai dovuto sopportare, hai una moglie e due figli che non ti hanno mai rimproverato nulla, cosa che io avrei fatto.

Sì, perché, per come sono fatta, non avrei mai accettato di vivere ogni momento come se fosse l’ultimo. Pertanto questo tuo mondo che è tanto lontano dal mio mi fa apprezzare molto la semplicità della vita.

La mia stima per te è enorme e, sebbene io possa capire che tu in giorno ti possa stancare di lottare per i tuoi ideali, se questo dovesse accadere, rimarrei profondamente delusa.

Spero di crescere in una società in cui gli uomini come te si conteranno non più solo sulle dita di due mani.

Ginevra Manna

Classe IIC Liceo Scientifico Augusto Righi – Bologna

Un oceano per combattere la mafia- di Filippo Ciacci Bologna

Scritto da Pino Masciari Il 29 - aprile - 2013 COMMENTA

images
Caro Pino,

pochi giorni fa sei venuto a Bologna per raccontare ad alcuni giovani studenti la tua  vita, la tua esperienza, il tuo dolore.

Trecento menti, seicento occhi di giovani ragazzi erano concentrati sulle tue parole intense, colme di rabbia, di frustrazione, ma anche di coraggio e perseveranza. Beh, fra quelle trecento persone c’ero anch’io. Probabilmente non mi hai notato (non sono esattamente un gigante!)

E ora ti scrivo per ringraziarti di quello che hai fatto, del coraggio che hai dimostrato nel non arrenderti mai alla prepotenza e alla violenza. Con questo gesto hai spronato una generazione e migliaia di ragazzi ora possono seguire il tuo esempio, ribellandosi (ognuno nel proprio piccolo) alle ingiustizie quotidiane.

Sì, perché di questo si tratta. Non si deve solo pensare alla questione più drammatica: ‘sconfiggiamo la mafia’. Il tuo discorso mi ha insegnato che bisogna partire dal piccolo per arrivare al grande. Nessuno riuscirà mai da solo a sconfiggere una macchina così tremenda e imponente come quella mafiosa. Ma tu, Pino, ci hai offerto una chiave che apre nuove porte, una chiave che si chiama libertà e legalità.

L’insegnamento che hai trasmesso a me e ai miei compagni (come ad altre migliaia di italiani) può essere definito una goccia d’acqua. Purtroppo per sconfiggere la mafia non basta una piccola particella d’acqua, ci vorrebbe un oceano. Ma cos’è un oceano se non una gigantesca massa d’acqua formata da infinite gocce? Presi singolarmente siamo piccole gocce indifese, ma nel momento in cui ci uniamo per una causa comune diventiamo un oceano imponente, improsciugabile, che non si esaurirà mai.

Quindi io, piccola goccia, ora ti saluto con un coraggio nuovo, che hai impresso nella mia anima con un’impronta che non svanirà mai.

Un forte abbraccio

Filippo Ciacci    Classe IIC Liceo Scientifico Augusto Righi – Bologna

Pino Masciari: 110 condanne

Scritto da Tina Polimeni Il 26 - aprile - 2013 1 COMMENTO

ndrangheta_milanoPino Masciari:
Con le 110 condanne che comprovano l’esistenza di una cupola della mafia calabrese,con infiltrazioni nel settore edile e con tentativi di inquinare anche la vita politica in Lombardia, nessuno potrà più dire che la mafia al nord non esiste. Esiste ed è più visibile e agguerrita che mai, dobbiamo continuare a lottare insieme affinché una nuova società responsabile prenda vita nel nostro paese vittima del malaffare. Organizziamo il coraggio.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/23/ndrangheta-lombardia-appello-processo-infinito-conferma-110-condanne/573576/

Lavoro, è allarme Calabria.Masciari: “Dobbiamo ribellarci”

Scritto da Pino Masciari Il 15 - aprile - 2013 COMMENTA

lavoro

In Calabria è ormai emergenza lavoro. Aumentano il numero di nuclei familiari a rischio povertà. Non si contano più le ore di cassa integrazione e i licenziamenti. Per le donne lavorare è un lusso. Gli imprenditori sono ostaggio della burocrazia corrotta e delle mafie. Adesso basta.
Amici miei: dobbiamo ribellarci. Questa è l’ora della rivolta morale e culturale. La Calabria sta morendo e con essa il futuro dei nostri figli.
L’Italia oggi è diventata una Repubblica fondata sulla disoccupazione, sulle mafie e la corruzione. Non possiamo tollerare più questo stato di cose.
E’ arrivato il momento di domandarci cosa possiamo fare per questa terra così sfortunata.
Non possiamo più tacere. Forza Amici cari: è il momento del Coraggio. Italia, We care!

_____________

Fonte: Corriere della Calabria

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/politica/13864_lavoro__allarme_calabria/

 

Revolver

A Sorianello, nelle serre vibonesi, è Far West. Un giovane di 23 anni è stato ucciso con due colpi di fucile nella propria abitazione. Era un pregiudicato ai domicialiari e il killer l’ha ucciso sparando attraverso la finestra dell’abitazione.

Povera Terra mia. O i calabresi si ribellano o saranno schiavi a vita di questa situazione. La via per diventare una Comunità davvero moderna passa per la lotta di liberazione dal Potere ‘ndranghetista. Dobbiamo fermare questa mattanza. Adesso basta. Basta sangue. Basta morti. Basta funerali.

La Calabria da Terra del Lutto può e deve diventare Terra della Speranza e del Futuro.

Tocca a tutti noi reagire. I miei concittadini devono avere coraggio: questa è l’ora della denuncia, non più del silenzio. E’ l’ora della lotta e non dei piagnistei. E’ l’ora della Libertà e non più quella della schiavitù.

Coraggio, Amici. Italia, We Care!

 

 

ZARCONE

Bill Emmot, già direttore dell’Economist, è stato chiaro: l’Italia è al collasso. Siamo vicini al punto di non ritorno.

Il Paese è alla deriva mentre i politici consumano il loro tragicomico spettacolo di quint’ordine. Asserragliati nel Palazzo del Potere, Nuova Bastiglia da espugnare, ripetono ogni giorno il loro squallido rituale scenico. Se ne devono andare: questa è la verità. Hanno fallito miseramente. La loro incapacità è sotto gli occhi di tutti. Sono quasi un mese e mezzo che non riescono a dare un governo al Paese: la Chiesa per eleggere il Pontefice ha impiegato un quarto del loro tempo. Che si vergognino tutti. Le aziende chiudono, gli imprenditori si ammazzano, gli anziani crollano, i giovani sono allo sbando. Adesso basta, professionisti della menzogna. Avete fatto dell’Italia, la capitale mondiale della Corruzione e delle mafie.

Tocca a Noi organizzare il Coraggio e la Nuova Resistenza: per liberare il Paese da questo esercito di nullafacenti, seminatori soltanto di bugie e ipocrite promesse. Italia, We Care. Ribelliamoci Amici: TUTTI INSIEME.

____________________

Fonte: Il Fatto Quotidiano - L’ex direttore dell’Economist e autore del docu-film “Girlfriend in a coma” al Fatto Quotidiano: “Se mi chiedi parole per raccontare questa crisi, la prima che mi viene in mente è la collusione, la connivenza. È come se larga parte del Paese fosse stato socio occulto di questa deriva”.

“Se state annegando in una crisi che definite senza precedenti è perché gli argini della società civile non hanno retto. In Italia si è verificato un collasso di tutti gli organi vitali della comunità: prima la politica certo. Ma poi la Chiesa, poi la famiglia, infine l’informazione. Un birillo caduto sull’altro, un effetto domino disastroso. Non c’è istituzione salva, integra, degna. Alla fine, del vostro Paese resta il corpo scheletrito, ridotto alla fame. Lo scuoti ma non ricevi segnali di vita. Lo osservi e lo trovi immobile, insensibile a qualunque sollecitazione. Il voto a Beppe Grillo non è altro che un sussulto, un rantolo di fine corsa, un moto di rabbia e impotenza insieme”.

In coma. Se il termine della vita è la morte, il coma è quell’anticamera, è il momento che lo precede, la malattia che invade ogni cellula e la immobilizza, lo stadio che annuncia la probabile fine corsa. La parola che viene in mente a Bill Emmott, co-autore del film “Girlfriend in a Coma” scritto insieme ad Annalisa Piras che lo ha diretto e prodotto. Dal coma si può uscire, ma è una impresa titanica. Ci aspetteranno anni di dolori e a dircelo è un amico dell’Italia, una persona che si sente fidanzato con l’Italia: la ama ma non la riconosce più. Emmott è stato il primo osservatore oltre frontiera ad accorgersi di un problema, divenuto poi pericolo, chiamato Silvio Berlusconi, il primo a metterlo in prima pagina catalogandolo come “unfit”: inadatto, inadeguato a governare. Emmott dirigeva l’Economist a quel tempo e quella copertina sollevò una nube così alta che ancora adesso si scorge dietro la sua sagoma di londinese mite, col pizzetto e il passo del gentlman. Bill torna sempre qui da noi. Due, tre volte l’anno. Dalla Toscana divaga per la penisola: “in treno è facilissimo. Con Frecciarossa raggiungi ogni città quando vuoi.

Da noi non esistono treni così veloci (se si esclude il Londra-Parigi)”. È il primo encomio in tanta desolazione. “Potrei risponderti che il treno veloce non è una questione dirimente. Non cambia la faccia del tuo Paese”. Che conosci così bene da definirlo come una tua girlfrend. Del resto “Girlfrend in a coma”,  è l’ultimo amaro atto d’accusa nel quale riepiloghi vent’anni di storia, la ricomponi attraverso le facce del potere, sfingi spesso immobili, occhi di vetro che assistono all’oltraggio della legalità e della Costituzione. Ma il tuo film recinta la vicenda berlusconiana dentro l’opera collettiva di una classe dirigente collusa e nel panorama asfissiante di una società che mormora, non parla, ama le mezze verità e le mezze vergogne, si produce in mezzi inchini e mezzi dinieghi.

Bill, non abbiamo altro da fare che morire? Possibile che non scorga altro, la società italiana è complessa e possiede energie ancora vitali secondo me. “Tutto quel che è accaduto non è stato un caso, non un incidente della storia. La forza pirotecnica del berlusconismo, e le smargiassate, e la grandiosità dei suoi conflitti e anche del suo potere che si è espanso e ha attecchito profondamente nella cultura del Paese, è il risultato di una larga compromissione della borghesia, degli intellettuali. Se mi chiedi parole per raccontare questa crisi, la prima che mi viene in mente è la collusione, la connivenza. È come se larga parte del Paese fosse stato socio occulto di questa deriva. Ho detto che la condizione di salute mi sembra peggiore di quel che una veduta meno prossima della mia possa intuire. Non c’è solo crisi politica e non è questione di recessione economica. C’è di più”. In Inghilterra non sarebbe stato possibile, ho capito bene? “Abbiamo avuto leader carismatici, dotati di una forza particolare. Chi può dimenticare il carisma di Churchill? E oggi come non si può rievocare il governo e il pugno della Thatcher? Perfino il mandato di Tony Blair è stato sostenuto da un ampio movimento di opinione favorevole. Ma questi tre signori hanno sempre avuto di fronte contropoteri eccellenti, una bilancia che distribuiva su diversi pesi gli interessi in campo. L’informazione britannica è molto più rigorosa e tenta sempre di fare il proprio mestiere. Puoi dirmi che la Rai è come la Bbc?”. No, la Rai non è affatto la Bbc: “Ci troviano d’accordo, allora. E quale altro potere ha retto in Italia durante questo ventennio? C’è un parallelismo significativo tra la decadenza della politica, l’appannamento del suo senso etico, e l’ondata di malcostume che ha piegato la Chiesa, infiltrando dentro quella comunità l’odore dei soldi e della corruzione. Un pilastro della società civile è così venuto a mancare e proprio nel momento in cui c’era più bisogno che restasse in piedi. Ecco perchè la crisi da voi è più profonda, più seria e più grave”.

Una scoietà più debole e più incattivita: “Rabbia, sa esprimere solo la rabbia. Il voto al Movimento 5 Stelle altro non è che una esplosione legittima ma piuttosto confusa di ribellione”. Ho visto il tuo film. Eri al Quirinale, mi pare, e la cinepresa ha fatto una panoramica degli invitati a una cerimonia di Stato. “Quel popolo di potenti radunati al Quirinale è la cornice dentro la quale l’anomalia si è sviluppata . Non ci sono innocenti, questo mi pare assodato”. Siamo tutti “unfit”? “Di sicuro un gran numero lo è”.

lea

Ha confessato Carlo Cosco, marito e assassino di Lea Garofalo scomoda Testimone di Giustizia calabrese. Lea è stata torturata, uccisa e il suo corpo carbonizzato.
Questo assassino deve marcire nelle patrie galere a vita. Nessuna pietà nei confronti di queste spregevoli persone.Il mio pensiero in queste ore va a Lea e a tutti i caduti per difendere la Giustizia e la Libertà.
La lotta alle mafie è un dovere etico e politico. La Prima Repubblica è stata fondata sul patto tra Stato e Mafie: tocca a noi costruire l’Italia della Legalità.
Nel nome di Lea, di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutte le 1000 vittime di questa sanguinosa battaglia per la Democrazia.
Italia, We Care!

falcone

Cosa Nostra si riorganizza. Il blitz delle forze dell’ordine ha colpito duramente la mafia siciliana, arrestando più di 40 persone.  Amici miei, non dobbiamo mollare. Non possiamo abbassare la guardia. Cosa Nostra dispone di una enorme liquidità di denaro frutto di mezzo secolo di ruberie all’economia del nostro Paese. Con questa gente occorre utilizzare sempre e in ogni momento il pugno di ferro. Lo Stato oggi c’è: la sua azione repressiva è efficace. Tuttavia per sconfiggere le mafie serve una grande mobilitazione della società civile. Dobbiamo svegliarci tutti e denunciare insieme: dobbiamo sdradicare fin in fondo le radici del consenso mafioso.

La libertà è una conquista: la lotta alle mafie è la madre di tutte le battaglie. Per vivere da donne e uomini liberi. Per poter guardare in faccia i nostri figli. Insieme si può. Italia, We Care!

 

 

 

images - Copia

Il suicidio di Civitanova deve fare riflettere. La misura è colma. La Politica si vergogni. Mentre assistiamo ogni giorno all’indecente spettacolo che la nostra classe dirigente ci offre, il Paese muore: muoiono le aziende, si uccidono gli imprenditori, si suicidano i cittadini.

Con quale faccia, questi politicanti si presentano ancora all’opinione pubblica. Basta! Andatevene via. Siete immeritevoli rappresentare questa nazione.

Il nostro pensiero va agli anziani di Civitanova che hanno preferito l’abbraccio del cielo e il sorriso delle nuvole alla tragica sopravvivenza in un Paese ormai allo sbando, senza guida, in mano alla corruzione e alle mafie. Che la Politica si vergogni! Addio Amici…..

______________

Fonte: Ansa

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/04/05/Crisi-marito-moglie-suicidi-nelle-Marche_8504103.html

 

 

Sos-Impresa_full1

Continua a slittare il decreto per il pagamento alle imprese dei debiti contratti dallo Stato. Muore così facendo l’impresa e di conseguenza la speranza  per il futuro del Paese.

Muore l’impresa ogni qualvolta il lavoro fatto non viene pagato. Muore l’impresa ogni volta che è costretta a pagare il pizzo alle mafie e ai politici. Muore l’impresa quando si umilia chi la dirige costringendolo al suicidio. Muore l’impresa schiacciata dal peso della burocrazia tangentizia. Muore il nostro futuro.

La Politica ha offeso l’impresa e umiliato il lavoro. Dovrebbero vergognarsi questi parassiti che campano sul sudore di onesti padri di famiglia. Adesso basta! Tuteliamo il lavoro! Riprendiamoci il Presente, liberiamolo da questi incapaci.

___________

Fonte: Ansa – Decreto entro lunedi’ Aumento Tares a dicembre

Il governo varerà il decreto legge per lo sblocco delle risorse per i pagamenti dei Comuni alle imprese entro fine settimana o al più tardi lunedì prossimo. Lo ha detto il presidente dell’Anci Graziano Delrio dopo l’incontro con il governo, aggiungendo che da subito saranno disponibili 7 miliardi di euro

Nuovo rinvio del Consiglio dei ministri che oggi doveva definire il testo del decreto sui debiti commerciali della Pubblica Amministrazione. Il ministro Grilli, d’accordo con Passera, ha infatti manifestato a Monti la necessità di “proseguire gli approfondimenti” dopo le risoluzioni approvate ieri da Camera e Senato. La riunione, che dovrebbe tenersi nei prossimi giorni, era gia’ slittata questa mattina dalle 10 alle 19.

Le associazioni delle imprese hanno ricevuto un invito, a quanto si apprende, per una riunione questa sera alle 18:30 al Ministero dell’Economia con il capo di gabinetto ed il capo dell’ufficio legislativo. Sul tavolo, per un confronto che sarà probabilmente a livello tecnico (nell’invito non si farebbe riferimento all’eventuale presenza del ministro), il nodo del decreto sui pagamenti dei debiti commerciali della Pubblica amministrazione

Confronto a Palazzo Chigi tra il governo e Anci, che dovrà affrontare i temi legati al pagamento dei debiti della pubblica amministrazione e la nuova tassa sui rifiuti (Tares). Per il governo sono presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, il ministro per l’Ambiente Corrado Clini e il titolare per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. Entrando a palazzo Chigi il presidente dell’Anci, Graziano Delrio, è tornato a ribadire che “lo sblocco delle risorse per il pagamento alle imprese è urgente e indispensabile, soprattutto perché i comuni non hanno bisogno di trovare risorse visto che queste sono già a disposizione dei sindaci. Noi non vogliamo aspettare – ha esortato – e speriamo che nelle prossime ore una soluzione definitiva venga messa a punto dal governo”.

Nel provvedimento per il pagamento dei debiti della P.A. non è prevista la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef regionale, anticipando a quest’anno la maggiorazione che scatterà nel 2014. L’ipotesi non è contenuta nel testo oggi in arrivo al Cdm.

PD E PDL CONTRO IL RINVIO – “Rinvio inopportuno, chiederemo chiarimenti al governo nel corso delle prossime ore”. Così il vicepresidente della commissione speciale sugli atti di governo, il deputato del Pd Pier Paolo Baretta, commenta il rinvio del Consiglio dei Ministri di oggi che avrebbe dovuto approvare il decreto sui debiti della pa. “La risoluzione approvata ieri dalla Camera- aggiunge Baretta- è molto chiara e semplice e consente l’immediato varo del decreto. Non si capisce, pertanto, il rinvio da parte del governo”.

“A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina. E il rinvio “sine die” del Consiglio dei ministri che doveva approvare il decreto per il ripiano dei debiti della P.A. la dice lunga sulle reali intenzioni del governo”. Così Osvaldo Napoli (PdL), sindaco di Valgioie ed esponente Anci. “Monti – dice – pensava a uno strumento a lui ben noto: le tasse. Nuove e obbrobriose tasse da scaricare sui contribuenti sfiniti per trovare le risorse da girare alle imprese. La sollevazione del Parlamento e dell’Anci ha portato allo scoperto le reali intenzioni dell’esecutivo che si è trincerato dietro un diplomatico bisogno di “approfondimento” per non provocare qualche insurrezione. Domanda: come farà, un esecutivo senza la fiducia sul programma, a porre la fiducia su un decreto?, conclude Napoli.

MONTI CHIAMA REHN, RISPETTEREMO 3% DEFICIT – Mario Monti ha chiamato oggi Olli Rehn per informarlo sui contenuti del decreto per i debiti della P.A. e rassicurarlo che l’Italia rispetterà “gli impegni di mantenere il deficit sotto la soglia del 3% del Pil”. Lo riferisce all’ANSA il portavoce della Commissione Ue, Olivier Bailly. La telefonata è durata “quasi un’ora”. Dopo la telefonata con Monti il vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn, “ha preso nota di questo avanzamento positivo” e “ha chiesto ai suoi servizi di esaminare immediatamente i termini del decreto”.

“Da notizie riportate da alcuni mezzi di informazione, la bozza di decreto per il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese, oggi in Consiglio dei Ministri, conterrebbe un’anticipazione della possibilità di aumento dell’addizionale Irpef dal 2014 al 2013. Se così fosse, sarebbe una misura inaccettabile sia nel merito che nel metodo”. Lo sottolinea Stefano Fassina, responsabile Economia del PD, spiegando che lo è, “nel merito, perché un ulteriore aumento di imposte aggraverebbe la pesante recessione in corso e annullerebbe gli effetti anticiclici dello sblocco dei pagamenti finanziato a debito” e “nel metodo, perché ieri il Parlamento ha approvato le risoluzioni sulla Relazione di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza nella quale non vi è alcun riferimento all’anticipo della misura né accenni sono stati fatti dai ministri auditi dalle Commissioni Speciali di Camera e Senato”. “Auspichiamo – conclude Fassina – che si tratti di errore e che il Governo confermi quanto contenuto nella Relazione vagliata dal Parlamento”.

“Ci auguriamo che alla fine le ragioni delle imprese vengano riconosciute” dice, in vista del decreto sui debiti della P.A. oggi in Consiglio dei ministri, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Che avverte: “Le imprese stanno soffrendo disperatamente per mancanza di credito. C’é un senso di disperazione che sta affliggendo tanti imprenditori. Serve un segnale forte per poter pensare ad una ripartenza dell’economia reale del Paese”.

Dai 10 saggi voluti dal capo dello Stato “potrebbero arrivare delle proposte ed una spinta nella direzione giusta”, commenta il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Per il leader degli industriali “sicuramente il presidente Napolitano nella sua grande saggezza ha fatto una mossa che merita di essere considerata. Aspettiamo – aggiunge – di vedere i risultati”.

Nessuna intesa per ampliare i poteri della commissione speciale della Camera e consentire l’esame del dl sui debiti della P.A.. E’ quanto emerso dalla conferenza dei capigruppo, dove si è registrato il no del M5s al contrario della posizione espressa dagli stessi rappresentanti grillini in commissione. Sul tema voterà l’Aula martedì.

Il decreto sui pagamenti dei debiti delle pubbliche amministrazioni “non conterrà aumenti di imposte”. Lo ha assicurato il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, intervenendo a Porta a Porta. Grilli ha spiegato che per il pagamento dei debiti commerciali “non c’é bisogno di copertura o di soldi. Non sono nuove spese – ha chiarito – stiamo pagando spese già fatte e già contabilizzate”. La necessità di rivedere dello 0,5% i target di deficit previsti dal Def dipendono dal fatto che le spese sono state contabilizzate nei bilanci dei comuni ma “non a livello aggregato di paese” ai fini europei. Difficile infine secondo il ministro fare una stima dell’ammontare dei debiti: “non c’é ad oggi la possibilità di avere una puntuale ed istantanea fotografia”, ha detto ma il decreto punterà anche a questo obiettivo. Nelle stime circolate finora comprese tra i 70 e i 90 miliardi “bisogna distinguere: perché dentro – ha aggiunto Grilli – ci sono debiti che non sono ancora in ritardo”.

Tra il Tesoro e il ministero dello Sviluppo Economico “non c’é alcuna contrapposizione” sul decreto per il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Lo ha esplicitato il ministro dell’Economia Vittorio Grilli spiegando che il rinvio del Cdm che doveva esaminare il decreto è “di pochissimi giorni e non nasconde nessun mistero”. “Non c’é alcuna contrapposizione con Passera sulle imposte – ha detto a Porta a porta – non esiste”. La decisione di rinviare l’esame e l’approvazione del decreto è stata presa nella convinzione che “qualche giorno in più avrebbe permesso una redazione molto migliore del dl”, grazie anche, ha spiegato Grilli, all’interlocuzione con gli imprenditori e le pubbliche amministrazioni. Si tratta, ha proseguito, “di un decreto importantissimo sia per l’impatto sull’economia sia perché sarà una svolta nei comportamenti della P.A. nei rapporti con le imprese”. L’obiettivo immediato del governo è quello di cercare ora “di semplificare al massimo” le procedure”. “Il decreto – ha concluso – è un’azione così massiccia di immissione di liquidità che deve essere fatto bene”.

ARRIVA SBLOCCO,VERSO AUMENTO IRPEF REGIONI - Il primo passo è stato fatto. Il Parlamento, all’unanimità sia alla Camera che al Senato, con il benestare anche del Movimento 5 Stelle, ha approvato l’aggiornamento del Def che contiene le necessarie correzioni di finanza pubblica che permetteranno i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione. Oggi  doveva toccare al governo compiere il secondo ‘step’ decisivo, con il decreto all’esame del consiglio dei ministri per lo sblocco di 40 miliardi di euro in due anni. Sul testo si sta lavorando fino all’ultimo momento, ma tra le ipotesi spunta anche quella di un possibile anticipo al 2013 dell’aumento dell’addizionale regionale Irpef. Una mossa che permetterebbe di reperire almeno parte delle risorse da destinare alle imprese, a cui verrebbero quindi girati i maggiori incassi delle Regioni. L’intervento del governo sarà “rapido”, ha assicurato ieri I il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ma avrà come limite “invalicabile” quello di mantenere il deficit sotto il 3%. Per questo la soglia del 2,9% indicata nell’ultima versione del Def deve essere “salvaguardata” e mai superata.

I pagamenti di debiti di parte capitale, compresi quelli delle Province in favore dei Comuni, maturati al 31 dicembre 2012, verranno quindi innanzitutto esclusi dai vincoli del patto di stabilità interno. La priorità assoluta verrà data alle imprese piuttosto che alle banche, alle quali andrà, come indicato dallo stesso ministro solo prima di Pasqua, una parte “minoritaria” dei 40 miliardi. La cifra verrà ripartita tra Stato, sanità e Regioni, Province e Comuni: agli enti locali, ha spiegato Grilli, andranno 12 miliardi nel 2013 e 7 miliardi nel 2014, alla sanità 5 miliardi nel 2013 e 9 miliardi nel 2014 e allo Stato 7 miliardi in due anni. Per assicurarsi che le amministrazioni siano solerti nei pagamenti, ora come negli anni a venire, saranno previste sanzioni contro i ritardatari. Clausola questa prevista anche nella risoluzione parlamentare approvata al Senato: il provvedimento per il pagamento dei debiti, si legge infatti, dovrà “monitorare il rispetto degli adempimenti da parte delle amministrazioni beneficiarie, sanzionandone l’inerzia”. E dovranno essere inseriti anche “elementi cogenti per rendere obbligatoria, dal parte della P.a. l’adesione al piano straordinario di pagamento dei debiti”.

 

Vuoi incontrare Pino?

Se vuoi organizzare un incontro in cui ti piacerebbe che Pino Masciari fosse ospite, scarica qui il modulo, compilalo e invialo ai contatti in calce.

ADDIO A UNA GRANDE DONNA

Pino Masciari. Non possiamo che stringerci con molto affetto alla famiglia Borsellino per la perdita della Sig.ra Agnese. Una Donna [...]

Comprendere e rispettare il coraggio e il dolore delle mamme.

Pino Masciari.  Nelle due giornate vissute a contatto con le mamme coraggio, ad Alpignano e Collegno, ne esce colpito nel [...]

Pino Masciari Cittadino Onorario.

Pino Masciari Cittadino Onorario. Il Sindaco di Alessandria, la Dott.ssa Maria Rita Rossa, oggi dà un segnale forte alla città [...]

Cari Amici ecco le prossime tappe di “Padroni delle nostre vite”!! Tratto dalla storia di Pino e Marisa Masciari

Cari Amici ecco le prossime tappe di “Padroni delle nostre vite” !! Stiamo lavorando perchè siano sempre più numerose!  “Padroni [...]

  • TAG

    • Archivio

    • Iscriviti alla nostra newsletter:

      Feedburner

    • Accedi/Esci

    • link

      Sciaraprogetti

      Video
    • Video

    Creative Commons License

    Il Blog degli amici di Pino Masciari creato dagli Amici di Pino masciari è coperto da licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia

    I contenuti testuali pubblicati dagli utenti sono di loro esclusiva responsabilità così come i contenuti multimediali pubblicati sono di propietà degli autori

    La foto del banner è di propietà Marco Donatiello - DP Studio

    pagepeel by webpicasso.de