Thursday, 2 October, 2014

Uomini dello Stato legati alla ‘ndrangheta

Scritto da admin Il 30 - settembre - 2014 COMMENTA

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Pino Masciari: Siamo dinnanzi a due Stati, il primo che combatte la ‘ndrangheta al fianco dei suoi cittadini, che governa ed è governato da politici onesti, mentre poi c’è il secondo, quello più pericoloso, colluso con i mafiosi ed il suo sistema, uno Stato corrotto che pur di ottenere i suoi biechi interessi sta distruggendo il nostro paese, uno Stato che non si è mai fermato davanti a niente UCCIDENDO i suoi servitori onesti in mille modi! Ognuno di noi deve decidere da quale Stato essere governato, scegliere da quale parte stare come ho fatto io ed altrettanti cittadini onesti, esigere la legalità e l’onestà, riconoscere la corruzione ed i suoi corruttori e non aver paura di denunciare!

Ecco come i calabresi hanno conquistato la Lombardia

“Sono state rese note le motivazioni delle condanne in secondo grado per il processo “Infinito-Tenacia”. Lo spaccato è inquietante: dai «proficui rapporti» delle cosche con gli uomini dello Stato ai legami indissolubili con la terra d’origine, fino agli interessi per l’Expo.

C’E’ uno Stato che combatte ogni giorno la ‘ndrangheta e le organizzazioni criminali in genere. Ed un altro Stato che, invece, ci si allea. Fa accordi. Controlla gli affari. Gestisce operazioni finanziarie. Lancia “soffiate” e informa i mafiosi. In 800 pagine la Corte d’Appello di Milano racconta tutto questo. Uno spaccato inquietante, ricostruito nelle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso giugno, la Corte d’Appello di Milano ha confermato le condanne (LEGGI), seppure con qualche lieve riduzione di pena, per una quarantina di imputati arrestati nel 2010. 

Nomi eccellenti della ‘ndrangheta. Ma anche tanti nomi di politici, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, manager, imprenditori. Nella sentenza di condanna per la maxi operazione “Infinito-Tenacia” è finita gente del calibro del presunto boss Giuseppe “Pino” Neri e poi l’ex dirigente dell’Asl di Pavia Carlo Chiriaco. Al primo sono stati inflitti 18 anni di carcere e al secondo 12 anni. Ma non sono gli unici. Perché nell’elenco delle condanne figurano nomi del calibro di Vincenzo Novella, figlio del mammasantissima Carmelo. E poi l’altro presunto boss Pio Candeloro. 

Un’inchiesta inquietante, rimasta legata all’immagine del summit nel circolo Falcone e Borsellino di Paderno Dugnano che, nel 2009, portò alla nomina di Pasquale Zappia ai vertici dell’organizzazione criminale nella regione, dopo l’omicidio di Carmelo Novella che risale al 14 luglio 2008.

Le parole usate nelle motivazioni della sentenza sono inquietanti, dunque. Le cosche della ‘ndrangheta radicate in Lombardia, secondo il collegio della prima sezione, presieduto da Marta Malacarne, avevano creato «proficui rapporti» con «uomini dello Stato», tra cui politici, appartenenti alle forze dell’ordine e manager della sanità. 

GUARDA IL VIDEO DELLA LETTURA DELLA SENTENZA

‘NDRANGHETA: MARCHIO IN FRANCHISING - I 1.300 chilometri che separano la Lombardia dalla Calabria, secondo i giudici, non sono nulla per le cosche calabresi. Perché nell’ambito di «una sorta di rapporto di franchising», sebbene le cosche lombarde agissero in autonomia, «la Calabria è proprietaria e depositaria del marchio “ndrangheta”, completo del suo bagaglio di arcaiche usanze e tradizioni, mescolate a fortissime spinte verso più moderni ed ambiziosi progetti di infiltrazione nella vita economica, amministrativa e politica». 

DALL’EXPO ALLA SANITA’ – Per questo la stessa «infiltrazione mafiosa nelle aziende della famiglia Perego», importante impresa lombarda nei settori edili e del movimento terra, era «seguita» – scrivono i giudici – «con attenzione dalla “madre patria” anche in previsione delle prospettive attribuite a Expo 2015». 

L’ex manager della Asl di Pavia Chiriaco, invece, svolgeva il ruolo di «stabile punto di riferimento per convogliare i voti controllati dall’associazione sui candidati in più tornate elettorali amministrative». Nelle motivazioni, tra l’altro, c’è un lungo elenco di «pubblici funzionari», ma anche di membri delle forze dell’ordine con cui le cosche avrebbero intrattenuto rapporti.

LA TALPA NELLA DIA - E tra i «proficui rapporti» ricostruiti nelle motivazioni della sentenza c’è anche il «contributo informativo» fornito alla mafia calabrese da un «appartenente alla Direzione Investigativa Antimafia di Milano, purtroppo ad oggi rimasto non identificato». 

I POLITICI E I FUNZIONARI – La Corte elenca alcuni di questi «uomini dello Stato» e spiega, ad esempio, che «gli affiliati del locale (ossia della cosca, ndr) di Desio» erano in rapporti con l’ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni. Inoltre, il collegio scrive che nel procedimento «sono stati analizzati i rapporti degli imputati con altri pubblici funzionari», tra cui «Corso Vincenzo, ufficiale giudiziario in servizio a Desio», «Marando Pasquale, ispettore dell’Agenzia delle Entrate» e «Pilello Pietro», all’epoca «presidente del Collegio dei revisori dei conti della Provincia di Milano». 

E poi «rilevantissima», secondo i giudici, «l’infiltrazione nella società a completa partecipazione pubblica Ianomi, che raggruppa circa quaranta comuni della Valle dell’Olona e del Seveso, ed ha come oggetto sociale la gestione delle reti idriche». 

I CLAN E LE FORZE DELL’ORDINE – E poi ancora i «rapporti di Strangio Salvatore con il colonnello in pensione Giuseppe Romeo e con l’ispettore della Polizia stradale di Lecco Alberto Valsecchi». Nelle motivazioni si parla anche di un «sequestro illegale» di un’auto da parte di «agenti della polizia di Stato di Torino» ottenuto da uomini vicini al presunto boss Domenico Pio. Un pentito poi ha raccontato di «un appartenente alla Guardia di Finanza che aveva fornito loro notizie di arresti imminenti» e di «rapporti privilegiati con il comandante della Polizia locale di Erba» e con «Nardone Carlo Alberto, ex ufficiale dell’Arma dei carabinieri». Altri «proficui rapporti», spiegano i giudici, «sono rimasti nell’ombra» e se ne «desume l’esistenza» dai molti «episodi di fuga di notizie» nel corso dell’inchiesta.”
http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/730111/-Uomini-dello-Stato-legati-alla.html

[fonte: ilquotidianoweb.it]

 

colletti binachi

Pino Masciari: lo dico da sempre che le “nuove mafie”, ‘ndrangheta in primis, hanno cambiato modo di imporsi. Le “nuove leve”, i giovani figli dei boss, giovani acculturati ed intelligenti che hanno capito che l’illegalità rende di più se fatta in modo silente, con meno armi in mano e con più intelligenza! E’ finita da tempo l’era della lupara, oggi la ‘ndrangheta come le altre mafie, agiscono con giacca e cravatta nei piani alti, negli appalti migliardari, nelle grandi opere e dove i governi gestiscono ingenti mole di denaro pubblico!

La ‘nuova mafia’ al Nord: meno padrini doc e più area grigia

La “nuova mafia“, l’ha definita il procuratore generale di Brescia Pier Luigi Dell’Osso, uno che se ne intende dato che a suo tempo si occupò degli intrecci fra il Banco ambrosiano di Roberto Calvie la Banda della Magliana. La “nuova mafia”, svelata da una recente inchiesta della procura di Brescia, è un mix di evasione fiscalefatture falselavoro nero, riciclaggio, usura, minacce, violenze, porto abusivo d’armi. Colletti bianchi con la pistola in tasca, come racconta Andrea Tornago nella nuova sezione “Mafie” di ilfattoquotidiano.it.

Per nessuno dei 15 arrestati la Guardia di finanza, che ha condotto le indagini, ha ritenuto di avere elementi sufficienti per proporre l’accusa di associazione mafiosa (416bis), e neppure l’aggravante mafiosa da “appiccicare” agli altri reati. Ma il presunto “network criminale” capeggiato da un ex funzionario dell’Agenzia delle entrate e da un imprenditore calabrese pluripregiudicato anche per reati di droga presenta “seppur solo allo stato nascente i tratti tipici del nucleo di criminalità organizzata operativo con modalità di stampo mafioso”, scrive il gip Enrico Ceravone nell’ordine di custodia cautelare. Ecco la “nuova mafia”: meno padrini doc, più area grigia economico-politico-criminale.

Sempre nella nostra sezione “Mafie”, Fabio Abati dà conto delle informative della Guardia di Finanza che segnalano Poste Italiane (allo stato non indagata) per il reato di profitto da attività illecite dei dipendenti e per violazione delle norme antiriciclaggio, nell’ambito dell’inchiesta sulla “banca della ‘ndrangheta” scoperta a Seregno in Brianza, in un “tugurio” dove però circolava denaro variamente sporco per milioni di euro. Dipendenti di ben sei uffici postali tra le province di Monza Brianza e di Milano sono accusati di aver chiuso gli occhi e di aver agevolato versamenti di contanti alquanto sospetti (non sempre la ripulitura del denaro sporco passa per sofisticate tecniche di riciclaggio internazionale, anzi). Anche nell’inchiesta di Brescia è indagata la direttrice di uno dei più importanti uffici postali della città, insieme a un funzionario di Veneto Banca. Le complicità agli sportelli degli istituti di credito sono ormai un classico delle inchieste di mafia o “nuova mafia”.

Poi va anche detto che la “nuova mafia” prospera grazie a leggi solitamente benevole con i colletti bianchi (basta vedere che cosa è successo in Parlamento negli ultimi mesi, dalla tormentata riforma del voto di scambio alla telenovela sul nuovo reato di autoriciclaggio). Nelle conversazioni intercettate (zeppe di “pota” e “figa”, tipici intercalari bresciani, per chi ancora considerasse certe questioni strettamente calabresi, siciliane, campane…) gli indagati concordano sul fatto che il loro sistema si basa su “reati fiscali di lieve entità e comunque sostenibili in sede dibattimentale”, osserva il gip. Così come paga il trucco – diffusissimo – di far sparire le società, e i loro conti in sospeso, dopo un paio anni di attività. Uno degli indagati racconta al telefono come accoglie i nuovi clienti: “Gli dico ‘sapete che i contributi non ne vengono pagati!? Li pago in un’altra maniera…li compenso’. Però, un anno, due anni vengono a trovarti (gli accertamenti, ndr) e arrivano perché oggi a non pagare le cose ti arrivano”.

Ma la nuova mafia non è fatta solo di carte false. Con altrettanta competenza, in un’altra intercettazione due degli arrestati discettano sulle caratteristiche della pistola Beretta e convengono che armi particolarmente sofisticate non servono, tanto “considera che una persona con 5 colpi se vuoi la secchi”. Hanno appena sparato alla vetrina di una pizzeria di Palazzolo sull’Oglio, cittadina a metà strada fra le operose province lombarde di Brescia e Bergamo.

[fonte: Il Fatto Quotidiano]

“MAFIA, SOLDI DEI SERVIZI SEGRETI A OTTO PADRINI”

Scritto da admin Il 28 - settembre - 2014 COMMENTA

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Mafia, soldi dei Servizi segreti a otto padrini per avere soffiate sulle cosche.

PinoMasciari: se la notizia dovesse corrispondere al vero, sarebbe un macigno per questo Stato ed ogni commento sarebbe superfluo!!!

Il documento / Ecco il “protocollo farfalla” desecretato. E al processo trattativa Stato-Mafia Riina chiede di essere presente alla deposizione di Napolitano

di SALVO PALAZZOLOPALERMO - I servizi di sicurezza hanno offerto laute ricompense a otto autorevoli padrini di Cosa nostra, ‘ndrangheta e camorra rinchiusi al 41 bis, per cercare di ottenere informazioni. Eccolo, il segreto che per dieci anni è stato custodito dentro un documento di sei pagine chiamato “Protocollo Farfalla”. Un segreto di Stato ai vertici dell’antimafia, sottoscritto nel 2004 dai vertici dell’allora Sisde e del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Nei giorni scorsi il protocollo servizi-carceri è stato declassificato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi, e oggi Repubblica è in grado di svelarne il contenuto più riservato. 

“Farfalla” non è stato soltanto un accordo per consentire uno scambio d’informazioni più veloce fra 007 e operatori penitenziari. Il protocollo Farfalla ha previsto la stipula di un patto riservatissimo con gli irriducibili delle mafie. Tanti soldi in cambio di informazioni sui segreti del crimine organizzato in Italia. Soldi provenienti dai fondi riservati dei Servizi. In fondo, a questo dovrebbero servire: come ricompensa per le notizie ottenute da confidenti d’eccezione. Nel protocollo, lo erano davvero d’eccezione. Anche troppo. Sono stati contattati Cristoforo Cannella, uno dei sicari della strage Borsellino, e altri nomi di primo piano di Cosa nostra: i palermitani Vincenzo Buccafusca e Salvatore Rinella, il catanese Giuseppe Maria Di Giacomo. Gli 007 si sono presentati anche nelle celle del camorrista Modestino Genovese e dello ‘ndranghetista Antonino Pelle. Ora, sul protocollo Farfalla indagano i pm dell’inchiesta trattativa Stato-mafia, e anche la commissione antimafia. Perché tante sono le domande ancora senza risposta: i servizi segreti hanno mai pagato uno degli assassini di Borsellino o qualche altro capomafia al 41 bis? Per quali rivelazioni? Domande pesanti, anche perché sulle indagini per la strage Borsellino c’è l’ombra del depistaggio costruito con tante informazioni fasulle.

“Farfalla” è uno degli snodi del processo d’appello al generale Mario Mori, l’ex direttore del Sisde che avviò l’operazione, assolto in primo grado dall’accusa di aver favorito la latitanza di Provenzano. In aula, il pg Roberto Scarpinato e il sostituto Luigi Patronaggio hanno chiesto di riaprire il caso: “Il punto critico del protocollo è la mancanza di un controllo di legalità da parte della magistratura”. È pesantissimo il giudizio della procura generale sull’ex direttore del Sisde: “Ha disatteso i suoi doveri istituzionali”. “Farfalla” è uno dei cinque capitoli del nuovo atto d’accusa. La ricostruzione di Scarpinato parte dagli anni ’70, quando Mori era al servizio segreto Sid; arriva agli anni ’90, quando i Ros avrebbero fatto scappare il boss Nitto Santapaola (“Abbiamo trovato una relazione di servizio falsa”, accusa il pg). “Il modus operandi di Mori è stato sempre da appartenente a strutture segrete”, accusa Scarpinato. Insorgono i legali di Mori, Basilio Milio ed Enzo Musco: “È un tentativo di rivisitare la storia d’Italia.”

[fonte: Repubblica.it]

In Italia ‘Ndrangheta piu’ forte e piu’ ricca

Scritto da admin Il 26 - settembre - 2014 COMMENTA

 

Antimafia

Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti:

“Sul piano transnazionale ci sono 3.600 bande criminali che si muovono con agire mafioso. Le nostre organizzazioni spesso si intrecciano e fanno affari con le altre. In Italia la ‘ndrangheta e’ sicuramente la piu’ forte e la piu’ ricca delle organizzazioni criminali e anche la piu’ ramificata sul territorio transnazionale”. A dirlo, a Palermo, il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, a margine della Settimana Alfonsiana. “Il target delle nostre mafie – ha proseguito- e’ il traffico di stupefacenti ma hanno diversificato la loro attivita’ con il contrabbando, il traffico di rifiuti e tratta di esseri umani. Naturalmente estorsione e usura restano le fonti di accumulazione primarie”.
  A proposito dei rapporti tra organizzazioni criminali e politica ha chiarito: “Questi rapporti sono accertati anche da sentenze definitive, lo scambio e’ quello che oggi e’ fissato dall’articolo 416 ter, sostegno elettorale e altre utilita’ in cambio della partecipazione ad affari come gli appalti pubblici. Al di la’ di tutte le interpretazioni possiamo dire che ora c’e’ uno strumento efficace che ci consente di investigare sul patto di scambio politico-mafioso”.

[fonte: Agi.it]

‘Ndrangheta – un tumore da estirpare

Scritto da admin Il 20 - settembre - 2014 COMMENTA

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Governo, fratelli figli e preferenze: così Tonino Gentile è diventato sottosegretario

È una lista lunghissima e che fa sbiadire il qualunquismo da film di Antonio Albanese, ovviamente nel senso della politica marcia di Cetto La Qualunque. In Calabria e a Cosenza, i Gentile sono un sistema collaudato di familismo e clientelismo e tante altre cose. Adesso il senatore e coordinatore calabrese di Ncd è arrivato alle Infrastrutture

Antonio Gentile detto Tonino, senatore, sottosegretario alle Infrastrutture e coordinatore calabrese di NcdGiuseppe Gentile detto Pino, assessore alle Infrastrutture e ai Lavori Pubblici della Regione Calabria, indagato. Raffaele Gentile, segretario regionale della Uil-Flp (federazione poteri locali) in Calabria. Katya Gentile, figlia di Pino e già vicesindaco di Cosenza e assessore ai Lavori pubblici, cacciata dal sindaco Mario Occhiuto (che a sua volta ha un fratello ex deputato, Roberto) per una struttura affidata all’ex marito. Andrea Gentile, figlio di Tonino e indagato per le consulenze nel settore sanitario della Calabria. Claudio Gentile, fratello di Pino, Tonino e Raffaele, assunto alla Camera di Commercio di Cosenza. Massimiliano Manna, nipote dei Gentile, idem come lo zio Claudio. Daniela Gentile, altra nipote, assunta alla “Promocosenza” che dipende dalla Camera di Commercio. Anna Rosa Gentile, Antonella Gentile, Katya Gentile, Manuela Gentile e Barbara Gentile, tutte figlie e nipoti e tutte vincitrici di un concorso all’Asl di Cosenza. Sandro Mazzuca, nipote di Pino Gentile, in organico a Sviluppo Italia Calabria.

È una lista lunghissima e che fa sbiadire il qualunquismo da film di Antonio Albanese, ovviamente nel senso della politica marcia di Cetto La Qualunque. In Calabria e a Cosenza, i Gentile sono un sistema collaudato di familismo e clientelismo e tante altre cose. Quando Pino e Tonino Gentile iniziarono a fare politica negli anni novanta erano socialisti e furono accusati di collusione con la ‘ndrangheta. Nel 1992, l’ex sindaco Giacomo Mancini testimoniò che “Tonino”, oggi sottosegretario alla censura, era circondato e scortato da “un nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia”. Il loro pacchetto di voti, alle regionali, pesa almeno ventimila preferenze. Numeri grossi per la Calabria.

I Gentile sono un sistema malato in un sistema altrettanto malato e più ampio, quello calabrese. Rigorosamente bipartisan, dove tutto si mescola in maniera torbida. Le consorterie familiari, a Cosenza, includono i Mancini socialisti (un nipote, Giacomo, che porta lo stesso nome del nonno, è assessore regionale) e il democratico Nicola Adamo, consigliere regionale, che ha la moglie deputato a Roma, Enza Bruno Bossio. Forse anche per questo il Pd è stato molto tiepido sullo scandalo Gentile, salvo prendere posizione ieri con una nota del segretario regionale di fede renziana. Da soli, i Gentile sono la conferma di quanto facciano male le preferenze al sud e il loro dominio pone la madre di tutte le domande: perché li votano? Alle ultime comunali di Cosenza, nel 2011, la già citata Katya figlia di Pino ha fatto propaganda con uno spot micidiale nella sua efficacia kitsch e provinciale. Inizia con il volto del papà Pino che poco alla volta diventa quello della figlia. Slogan ancora più incredibile: “Storikamente Gentile”. Con la “k”, in onore di Katya. Ha preso 908 voti, prima degli eletti.

A spingere Gentile nel sottogoverno renziano è stato il governatore Giuseppe Scopelliti, sostenuto da Renato Schifani. Tra mercoledì e giovedì scorso fonti di Ncd raccontano di violenti tumulti nel partito alfaniano. “Angelino” stava cedendo alle pressioni contro Gentile, dopo il caso dell’Ora della Calabria, e a quel punto Scopelliti si è fatto minaccioso: “Angelino se tieni fuori Tonino, i voti della Calabria te li puoi scordare e con Berlusconi sono cazzi tuoi”. Alfano ha eseguito senza fiatare. Del resto ha piazzato nel sottogoverno altri signori delle preferenze, come il siciliano Castiglione e il pugliese Cassano.

L’arroganza di Scopelliti e Gentile ha causato la prima, seria ferita al governo di Renzi. Già sindaco di Reggio Calabria, comune sciolto per ‘ndrangheta, Scopelliti è il punto più alto del Sistema Calabria. Nella nomina di Gentile, poi, avrebbe anche un fortissimo interesse personale. Convinto che sarà condannato per il caso Fallara (una sua collaboratrice che si è suicidata dopo la scoperta di un buco da 170 milioni di euro al comune), il governatore sta preparando la sua exit strategy: candidarsi alle Europee e lasciare la Regione al vicepresidente. E con Gentile sottosegretario sono garantiti i pacchetti di voti nel Cosentino. Alfano, a Cosenza, è venuto l’otto febbraio scorso. Accanto a lui tutta la famiglia Gentile e anche Gianfranco Scarpelli, il dg dell’Asp di Cosenza che ha dato le consulenze ad Andrea Gentile. In una conversazione intercettata nel settembre 2013 tra Scarpelli e Pino Gentile, quest’ultimo dice: “Quella cosa che tu mi hai detto della magistratura non è vera proprio, hai capito?”. Stavolta, per i Gentile, è andata diversamente.

di Fabrizio d’Esposito ed Enrico Fierro

Dal Il Fatto Quotidiano 2 marzo del 2014

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Pino Masciari: Il sostegno della politica e dello Stato sono importantissimi per poter contrastare la ‘ndrangheta ed in generale l’illegalità ma, altrettanto importante, deve cambiare la cultura degli imprenditori e dei cittadini che non devono aver paura di denunciare atti di illegalità, estorsioni e angherie mafiose. Subbire in silenzio non fa’ altro che alimentare il potere delle mafie!

“Per migliorare la situazione a Reggio Calabria abbiamo bisogno che la politica si muova e ci sostenga”. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho (in foto), rivolgendosi alla commissione parlamentare Antimafia. “Alcuni decenni fa – ha aggiunto il magistrato nel corso di un’audizione – la ‘ndrangheta era silenziosa e non era contrastata dalle istituzioni, ma oggi le cose sono cambiate e questo e’ stato avvertito anche dalla gente”. Cafiero de Raho ha poi ricordato le recenti ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 120 esponenti di cosche, in particolare nella Locride. Il magistrato ha quindi spiegato ai membri della commissione che “il controllo del territorio da parte delle cosche e’ cosi’ serrato da imporre agli imprenditori il pagamento del ‘pizzo’. Ed anche per un guasto ad un impianto idrico o elettrico – ha proseguito – bisogna chiamare la ditta indicata dalla cosca di quartiere”.

[fonte: Antimafiaduemila.com]

Vitalizi a condannati mafia. Pino Masciari: dovrebbe essere automatico

Scritto da Pino Masciari Il 17 - settembre - 2014 COMMENTA

soldiPino Masciari: avrebbe dovuto essere automatico sospendere il vitalizio ai condannati di mafia , comunque sia il popolo italiano sarà grato se tale iniziativa viene messa in pratica realmente , senza lungaggini o intoppi burocratici che beffano la dignità di coloro che, anche in parlamento, svolgono onestamente il proprio lavoro.

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/09/14/boldrini-no-vitalizi-a-condannati-mafia_e2d1bf65-a1ab-4b66-93dc-3309519441c0.html

Boldrini, no vitalizi a condannati mafia
Non serve neanche una legge, può deciderlo Ufficio presidenza

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SOVERATO – Pino Masciari, un calabrese, con la sua testimonianza di vita, una vita dura, segnata da episodi che non augureremmo a nessuno, è stato a Soverato, e per caso ci siamo imbattuti nella sua visita. In un noto locale della città il testimone di giustizia, che ha messo diversi malavitosi e non, con le spalle al muro, ha incontrato un gruppo di persone del nostro comprensorio, e fra di esse Antonello Gagliardi, che a sua volta ha voluto coinvolgere, visto l’interesse del personaggio, il Sindaco di Soverato Ernesto Alecci. La storia di Pino Masciari inizia a fare “notizia” quando l’imprenditore serrese, nel lontano 1997 venne sottoposto ad un programma di protezione insieme alla sua famiglia, dopo aver denunciato alcuni esponenti della ‘ndrangheta, e i loro collegamenti con la politica. Masciari dopo aver subito il “modus operandi” della malavita calabrese, decise di ribellarsi a tutto ciò, e grazie alle sue testimonianze decine e decine di capi-mafia e loro affiliati vennero arrestati, insieme a politici ed amministratori collusi con loro. Da quegli anni in poi la sua vita, privata ed imprenditoriale è stata completamente sconvolta, visto che, insieme alla sua famiglia deve vivere in una località segreta e che non può più operare come impresa. Ma Pino Masciari non ha tagliato il legame con la sua terra, e appena può ci torna da uomo libero. La storia degli ultimi anni lo vede invece impegnato, quasi come testimonial, al fianco di tutte quelle entità che vogliono dire basta al sistema malavitoso calabrese, con proposte di investiture politiche come Assessore che gli sono giunte da più parti. La sua speranza è che invece, e questo secondo Masciari dovrebbe essere un impegno da prendere in campagna elettorale, venga istituito e fatto funzionare un Assessorato alla legalità. Anche a Soverato Pino Masciari si è raccontato, seppur in un breve incontro, ma ha soprattutto voluto lanciare un messaggio di speranza e di coraggio, per chi vuole reagire ed operare un cambiamento della nostra società, Bello il dialogo con Alecci, con cui Masciari si è impegnato ad organizzare un pubblico incontro con i cittadini, anche e magari nella sede del Consiglio Comunale, per stimolare ancora di più e veicolare il messaggio della legalità, e non è detto che ciò non avvenga a breve. Masciari si è augurato che i calabresi, nelle prossime elezioni regionali, abbiano il coraggio di trovare le nuove forze positive, quelle che non hanno paura di denunciare, come ha fatto lui, il malcostume che sta rovinando la nostra società. L’altra proposta che Masciari ha lanciato al Sindaco di Soverato e al consigliere comunale Gagliardi, è quella della riproposizione, magari al teatro comunale, dello spettacolo “Padroni delle nostre vite”, già andato in scena ai Salesiani di Soverato, storia della vita di Pino Masciari, a cui fare seguire un dibattito con il pubblico.

Fonte:  Corrado Corradini – Noi Soveratiamo

“Si reinvestano i tesori delle mafie”

Scritto da admin Il 11 - settembre - 2014 COMMENTA

soldi

Oltre 3 miliardi di euro non utilizzati dllo Stato

«Forze dell’ordine senza benzina, antiracket dalle casse asciutte. Imprenditori ancora in attesa di ricevere i risarcimenti per i danni subiti dalla criminalità organizzata, testimoni di giustizia bistrattati…. Se il problema è economico allora la risposta è nei soldi della mafia dimenticati dallo Stato».

La cover story raccontata da SkyTg24, la quale spiega come su un tesoro di 3.5 miliardi che potrebbero finire nelle casse dei Ministeri dell’Interno e della giustizia lo Stato utilizza appena il 10%, stimola la reazione del testimone di giustizia Pietro Di Costa. «In un sistema che penalizza gli operatori di Polizia i quali protestano per l’ennesimo blocco degli stipendi, dove spesso per carenza di fondi le indagini sono costrette a fermarsi e dove chi ha fiducia nello Stato viene poi tradito e lasciato marcire nella miseria – spiega l’ex imprenditore nel settore della vigilanza privata – è inaccettabile prendere atto di questi numeri che, in quanto numeri, sono difficilmente opinabili».

Prosegue Di Costa: «Guardiamo la realtà delle cose e, senza andare troppo lontano, quello che accade proprio nel Vibonese, dove alcuni importanti imprenditori, tra i pochi che hanno avuto il coraggio di denunciare la criminalità organizzata, Vincenzo Ceravolo e Pino Masciari, dopo chissà quanti attentati subiti non hanno ottenuto o hanno ottenuto parzialmente e con ritardo, il rimborso per i danni subiti. E poi scopriamo che c’è un tesoro di oltre tre miliardi di euro che non viene utilizzato….».

Da questa riflessione l’invito alla classe politica: «Mi auguro che ci sia qualche rappresentante della politica e della partitocrazia anche calabrese, che sia disponibile a spendersi su questo fronte, che ponga la questione al governo e che conduca una battaglia affinchè queste risorse siano investite nel settore della sicurezza e della legalità, assicurando quell’indispensabile supporto agli apparati dello Stato impegnati in prima linea contro la mafia e a sostegno di quanti questa battaglia l’hanno sposata come scelta di vita. Potrebbe essere – conclude Di Costa – anche il momento propizio per rivedere la gestione dei beni confiscati, i quali dovrebbero essere non solo strappati alle mafie ma restituiti all’economia legale, magari supportando l’iniziativa imprenditoriale degli stessi imprenditori finiti sul lastrico dopo aver incontrato le cosche sul loro cammino».

fonte: “il quotidiano del sud

Pino Masciari: solo l’occupazione può restituire benessere al Paese

Scritto da Pino Masciari Il 3 - settembre - 2014 COMMENTA
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E il lavoro continua a mancare. 
Mentre a Polsi la parola ‘ndrangheta rimane un’ombra e il vescovo ribadisce che il “I problemi ci sono in questo territorio e sono legati alla mancanza di lavoro e all’immigrazione”, nelle città del nord  le saracinesche restano abbassate anche dopo la fine delle vacanze,  per ogni nuova impresa commerciale che è stata avviata altre due invece hanno dovuto chiudere.
Lo scenario è davvero preoccupante e più passa il tempo più  passa la speranza della gente di poter intravedere il presente migliore.
Le tensioni sociali in ogni ambito e settore aumenteranno cosi come anche le tasse per la conseguente contrazione dei consumi.
Solo l’ occupazione e l’ impegno dello Stato  può sottrarre egemonia alla criminalità organizzata e può riproporre benessere ed equlibrio in tutto il Paese.
 

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/09/02/polsi-vescovo-di-locri-summit-ndrangheta-qui-problemi-sono-lavoro-e-immigrazione/294742/

http://video.ilsole24ore.com/TMNews/2014/20140902_video_16020690/00024096-settembre-nero-commercianti-chiusi-2-negozi-ogni-nuova-apertura.php

Pino Masciari- Ancora lui: Totò Riina

Scritto da Pino Masciari Il 3 - settembre - 2014 COMMENTA
190910792-d2286e85-3091-460a-8e80-ce9ad80a44f1-1Alla vigilia del 32 esimo anniversario dell’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa torna il mistero della cassaforte, né parla dal carcere il boss Totò Riina.
Oggi il ricordo della morte del generale Dalla Chiesa è ancora più amaro, accompagnato da un profondo sentimento di tristezza per la perdita del valore di un uomo onesto e per la mancanza di verità.
Mentre i carnefici parlano a rate, tengono banco e sottopressione l’intero Paese, si sfalda la nostra libertà e la Democrazia.

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23 anni fa’ moriva Libero Grassi, un altro imprenditore coraggioso che si era rifiutato di sottostare al potere della mafia e che per questo ha “pagato” con la vita! Non dimentichiamo chi in passato ha dato la vita per opporsi alle mafie ma non lasciamo che finiscano nell’oblio quegli imprenditori o semplici cittadini di oggi che alle mafie si sono opposti combattendole con onestà e senso di Stato!

Unknown
L’ usura è la conseguenza di una pesante sofferenza economica delle famiglie che, pur di tamponare situazioni legate alla sopravvivenza della propria attività lavorativa piuttosto che a quella della propria famiglia, si rivolgono, non più come estrema ratio ma come vero e proprio riferimento di approvvigionamento, a chi possiede ingente liquidità, per lo più la criminalità organizzata.
Il rapporto con le banche è diventato difficile, tra diffidenza e anatocismo, per cui il riferimento ormai prezioso è divenuto l’usuraio.
In barba all’ antireciclaggio e al reddito tassato, neanche le denunce contro tale illegalità risulta ormai efficace.

  http://www.ilquotidianoweb.it/news/economia/728874/Niente-soldi-dalle-banche-a-famiglie.html#.U_hJQGHaI_8.twitte

Niente soldi dalle banche a famiglie e imprese. 
E in Calabria scoppia l’allarme per l’usura
Negli ultimi due anni è stata registrata una chiusura nell’accesso a credito, ma in questo modo si rischia di aumentare il ricorso all’usura. Altissimo il tasso di rischio per la Calabria, tra le tre regioni con più pericoli

http://www.casertanews.it/public/articoli/2014/08/24/074329_economia-cgia-rischio-usura-assume-dimensioni-sempre-piu-preoccupanti-sud.htm

Cgia: rischio usura assume dimensioni sempre più preoccupanti al Sud.

Alcide_de_Gasperi_2Politico e statista di spessore che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della repubblica italiana del dopoguerra , uomo onesto e dedito alla missione politica quale servizio sociale innanzitutto.

Uno stimolo per guardare al nostro presente con occhi critici  e attenti.
Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale.”(cit. A. De Gasperi)

Pino Masciari- ITALIA: Paese di proclami e contraddizioni.

Scritto da Pino Masciari Il 12 - agosto - 2014 1 COMMENTO

 

UnknownNeanche il pudore rimane più, e insieme  la percezione del tempo che passa.
Così funzionano i proclami: lotta alle mafie quando queste hanno ormai consolidato la loro egemonia ovunque; lotta alla corruzione quando ancora non vi è una linea legislativa efficace; aiuto alle imprese, quando ormai le imprese sono chiuse e fallite; spending reviw quando ancora si cerca di capire dove applicarla e come; lotta all’evasione tramutata in persecuzione al cittadino per raccattare gli spiccioli dal fondo del salvadanaio; regolamentazione dell’ immigrazione quando ormai la porta è aperta da troppo tempo; diminuzione delle tasse quando si prospettano continuamente finanziare per colmare gli interessi del debito pubblico crescente;
Mentre la crisi economica rende gli italiani un popolo di insoddisfatti e  la percezione comune è che la crisi fatta di disoccupazioneprecarietà del lavoro, contrazione dei consumi, è una strada amara da percorrere.      Pino Masciari  

 http://notizieindiretta.it/italia/economia/crisi-economica-gli-italiani-sempre-spaventati_33079.html

http://www.barbadillo.it/27220-antimafia1-la-ndrangheta-colonizza-il-nord-italia-e-punta-allolanda/

http://www.asca.it/news-Crisi__da_Moody_s_e_Ocse_segnali_in_chiaroscuro_per_l_Italia-1413239-ECO.html

 

http://www.asca.it/news-Guerini__art_18_non_ad_agosto__tema_lavoro_e__in_legge_delega-1413072-POL.html

http://www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2014/08/dia-640.jpg

Nessun stupore a leggere tali notizie, è quello che affermo ormai da anni.
Oggi nonostante se ne parli in tanti convegni e nonostante le pesanti indagini e decapitazioni economiche di confische, le organizzazioni criminali sono prolifere e molto robuste nella loro attività, agiscono nel silenzio e contaminano i settori che sono l’obiettivo delle loro conquiste.
E l’unico settore che non conosce crisi e che rischia di offrire impiego e lavoro senza esuberi o cassaintegrazione.
Vigilare non basta, è necessario creare tattiche più coerenti e incisive destinando maggiori risorse ai settori i impegnati nel contrasto  alla criminalità.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/05/mafia-dia-al-parlamento-prepararsi-a-contrastare-derive-di-scontro/1082247/
Mafia, Dia al Parlamento: “Prepararsi a contrastare derive di scontro”
È la Direzione investigativa antimafia a sottolinearlo nella relazione al Parlamento. “
“La forza delle principali organizzazioni”, rileva ancora la Direzione Investigativa Antimafia, resta “la grande disponibilità di capitali, evidenziata dagli ingenti sequestri e confische che vengono operati, e che consente una profonda penetrazione del sistema economico anche grazie a una diffusa e facilmente conseguibile collusione di figure pubbliche, inclini alla corruttela“.  
La mafia calabrese è inoltre caratterizzata da un “persistente dinamismo, robuste potenzialità organizzative, ampie disponibilità di risorse”. Pericoloso, secondo la Dia, è il tessuto di relazioni e collusioni con ambienti politici e imprenditoriali che la ‘ndrangheta è riuscita a creare con un “modus operandi che costituisce la più rilevante minaccia della matrice ‘ndranghetista esportata anche in altre regioni”.
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