Tuesday, 23 September, 2014

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La correttezza morale cosi come l’ininfluenzabilità condannarono il giovane giudice Livatino ad essere vittima di agguato mafioso. Nel suo anniversario, il migliore ricordo resti il modello tangibile di esempio  da seguire e di cui essere orgogliosamente fieri.  Pino Masciari

24 anni fa la mafia uccideva il giudice Rosario Livatino

Ricorre domani il 24esimo anniversario dell’omicidio del giudice Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990 nell’agrigentino. Laureatosi a soli 22 anni in giurisprudenza, il “giudice ragazzino”, cosi’ come era stato soprannominato per la sua giovane eta’, era entrato subito nel mondo del lavoro vincendo il concorso per vicedirettore in prova presso la sede dell’Ufficio del Registro di Agrigento dove resto’ dall’1 dicembre 1977 al 17 luglio 1978. Aveva superato infatti un concorso in magistratura diventando uditore giudiziario a Caltanissetta.

Livatino fu ucciso, in un agguato mafioso la mattina del 21 settembre sul viadotto Gasena, lungo la strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta, mentre – senza scorta, con la sua Ford Fiesta amaranto – si recava in Tribunale. Per la sua morte sono stati individuati, grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava, i componenti del commando omicida e i mandanti che sono stati tutti condannati in tre diversi processi nei vari gradi di giudizio all’ergastolo, con pene ridotte per i”collaboranti”.

Nella sua attivita’ Livatino si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana ed aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni. Il 19 luglio 2011 e’ stato firmato dall’arcivescovo di Agrigento il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione, aperto ufficialmente il 21 settembre 2011 nella chiesa di San Domenico di Canicatti’.

http://agrigento.blogsicilia.it/24-anni-fa-la-mafia-uccideva-il-giudice-rosario-livatino/271685/

Vitalizi a condannati mafia. Pino Masciari: dovrebbe essere automatico

Scritto da Pino Masciari Il 17 - settembre - 2014 COMMENTA

soldiPino Masciari: avrebbe dovuto essere automatico sospendere il vitalizio ai condannati di mafia , comunque sia il popolo italiano sarà grato se tale iniziativa viene messa in pratica realmente , senza lungaggini o intoppi burocratici che beffano la dignità di coloro che, anche in parlamento, svolgono onestamente il proprio lavoro.

http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/09/14/boldrini-no-vitalizi-a-condannati-mafia_e2d1bf65-a1ab-4b66-93dc-3309519441c0.html

Boldrini, no vitalizi a condannati mafia
Non serve neanche una legge, può deciderlo Ufficio presidenza

‘Ndrangheta e camorra si spartiscono immobili e aziende

Scritto da admin Il 6 - settembre - 2014 COMMENTA

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Pino Masciari: “Non basta confiscare i beni alle mafie, lo Stato deve vigilare sull’uso che ne viene fatto!”

“Un tesoro enorme sottratto ai clan. Un patrimonio che dovrebbe essere della collettività, ma che nella maggior parte dei casi resta inutilizzato. In totale il tesoretto vale tra 10 e i 34 miliardi di euro. Soltanto la Direzione investigativa antimafia ha confiscato alle organizzazioni mafiose oltre 2 miliardi tra case, ville, palazzi e società di capitali. Tutto questo dal 1991 al 2011. Una cifra in costante aumento.

Nel report di Ferragosto sulla sicurezza del Paese, il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha presentato i successi dell’antimafia: negli ultimi quattro mesi sono stati sequestrati 2.500 beni e confiscati 414, per un valore complessivo che supera il miliardo. Cifre e volumi che farebbero pensare a una favola con il lieto fine. Eppure il meccanismo è in sofferenza e la macchina delle misure di prevenzione patrimoniale non viaggia come dovrebbe. Troppe le questioni irrisolte. In primis l’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati che si inceppa nell’ultimo passaggio della riassegnazione: immobili che restano vuoti o ancora occupati dai familiari dei boss in carcere, terreni abbandonati dove invece potrebbero nascere cooperative di giovani, aziende che con i quattrini dei mafiosi andavano a gonfie vele e che la gestione statale ha affossato spingendole verso il fallimento. Così lo strumento principale di lotta alle cosche è diventato l’emblema dell’antimafia che non funziona. Tranne qualche rara eccezione. Ci sono i giovani che lavorano le terra che furono di ‘ndrangheta, camorra, cosa nostra e sacra corona unita. Ci sono le case dei padrini trasformate in centri per disabili. E qualche azienda che da Srl mafiosa si è trasformata in cooperativa di lavoratori onesti. Esempi unici che vanno avanti tra mille difficoltà, sfidando le resistenze dei mafiosi che vorrebbero riconquistare il loro territorio e l’indifferenza di buona parte della politica che sul contrasto alle mafie tace, salvo poi presentarsi alle commemorazioni per le vittime illustri.

Il quadro che emerge dall’inchiesta di Dataninja.it in collaborazione con i quotidiani locali del Gruppo Espresso è allarmante: abbiamo un tesoro e non sappiamo come utilizzarlo. C’è bisogno di un intervento del governo, di un piano per recuperare al meglio i quattrini sottratti ai capi mafia. Il rischio, altrimenti, è la resa di fronte al potere economico delle cosche. Che cantano vittoria ogni volta che fallisce un progetto di recupero di un bene immobile o aziendale.

Come nel caso di Palermo. Dove, nel silenzio generale, 120 lavoratori guidati dagli edili della Cgil stanno portando avanti una battaglia per salvaguardare il posto di lavoro. Sono gli operai della Ati Group, che fa parte dell’ex gruppo Aiello (l’ingegnere condannato per mafia che poteva contare sull’appoggio dell’ex presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro) sequestrato a Cosa nostra undici anni fa e solo l’anno scorso arrivato a confisca definitiva. È la più grande azienda edile sottratta dalle mani della criminalità organizzata. E sostenerla dovrebbe essere una priorità per lo Stato. Ma quella che doveva essere una vittoria si è trasformata in una condanna al fallimento.

Da quando il provvedimento è diventato definitivo, infatti, l’azienda ha iniziato il suo declino economico. Attualmente la stragrande maggioranza dei lavoratori è in cassa integrazione straordinaria senza salario. E l’amministrazione non anticipa più come nel passato quote di stipendio. «Lavoratori e famiglie vivono una condizione di disagio a volte al limite dell’indigenza» denunciano i sindacalisti della Fillea Cgil. E purtroppo non è l’unico caso. Oltre il 70 per cento delle imprese perdono terreno quando il proprietario diventa lo Stato. Cioè sono destinate a chiudere.

Perciò capita spesso di trovarsi davanti a picchetti di lavoratori infuriati che davanti alle telecamere urlano che la mafia dà lavoro e le istituzioni della Repubblica lo tolgono. Un amaro paradosso che dà la misura dell’interesse riposto dai governi, che si sono succeduti, nella lotta alla mafia in generale, e in particolare alla tutela del patrimonio confiscato. Con buona pace di Pio La Torre, che inventò il reato di associazione mafiosa e il sequestro, e di tutti i magistrati uccisi che sull’idea del comunista ucciso da Cosa nostra hanno inflitto duri colpi ai clan.”

fonte: Espresso.it

Pietro-Di-Costa

“…..per andare alla DDA ho preso un taxi”

<<Fa rabbia….Ci sono congiunti di politici, figli anche minori di politici, che vanno a passeggio sul corso di Vibo Valentia con la scorta. Mi domando chi abbiano mai denunciato per avere bisogno di protezione, mi domando chi abbia denunciato o cos’abbia fatto il loro illustre genitore, che magari è stato pure condannato, per avere bisogno della scorta>>. Questo l’incipit che usa il testimone di giustizia Pietro Di Costa. Nei giorni scorsi è stato chiamato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro per la redazione di alcuni verbali e per tale motivo è rientrato in Calabria dalla località segreta. Torna il superteste sul tema della sicurezza:<<Mi fa rabbia pensare a questa storia dei politici scortati e dei loro congiunti scortati anche quando sono a passeggio, quando poi chi, come noi testimoni di giustizia, è davvero in pericolo si trova sovraesposto a causa dei cortocircuiti del sistema.>>.

Un esempio? Il percorso fatto per tornare dalla località segreta in Calabria. In auto come si vede in certi film? <<No, in treno. E se c’è da scappare, su un treno come scappi?>>, dice e si domanda Pietro Di Costa. E non si tratta di un solo treno. >>Parti dalla località segreta, arrivi in una città, cambi, poi vai in un’altra, cambi, poi c’è l’aggancio con la scorta che ti porta qui. Io -prosegue- non sono un pacco, ne è un pacco qualsiasi altro testimone di giustizia. Siamo prima di tutto uomini, gente che ha denunciato gravi reti e criminali pericolosissimi che non dimenticano e che sono capaci di aspettare mesi, anni, per vendicarsi>>.

Altre volte deve fare di necessità virtù. <<L’ultima, per andare alla Dda, ho dovuto prendere un taxi. Ma come? Non c’è un auto per assicurare la giusta tutela non solo al testimone ma pure alla scorta?>>.

Lo stesso tetimone di giustizia vibonese, già titolare di un istituto di vigilanza finito nel giogo della criminalità organizzata e per questo finito sul lastrico, da tempo conduce una battaglia per migliorare lo status di quanti, vittime delle mafie, hanno avuto fiducia negli apparati dello Stato mettendo nero su bianco le vessazioni e le ancherie subite. <<Una fiducia -spiega Pietro Di Costa- spesso tradita. Fatti salvi alcuni magistrati e alcuni apparati investigativi, è evidente che il sistema non funziona e finchè non ci saranno interventi seri, anche sul fronte legislativo, la fiducia nelle istituzioni sarà scoraggiata anzichè incoraggiata>>.

fonte: Il Quotidiano della Calabria

Pino Masciari- Ancora lui: Totò Riina

Scritto da Pino Masciari Il 3 - settembre - 2014 COMMENTA
190910792-d2286e85-3091-460a-8e80-ce9ad80a44f1-1Alla vigilia del 32 esimo anniversario dell’assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa torna il mistero della cassaforte, né parla dal carcere il boss Totò Riina.
Oggi il ricordo della morte del generale Dalla Chiesa è ancora più amaro, accompagnato da un profondo sentimento di tristezza per la perdita del valore di un uomo onesto e per la mancanza di verità.
Mentre i carnefici parlano a rate, tengono banco e sottopressione l’intero Paese, si sfalda la nostra libertà e la Democrazia.

 

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Pino Masciari: sostenere Don Ciotti vuol dire rinvigorire la ribellione delle coscienze contro le mafie, vuol dire rafforzare il messaggio di pensiero e di opere di quei cittadini che si uniscono nel “noi” per fare bene comune.
Basta con questi sciacalli  criminali che, pur nelle misure di detenzione, per sentirsi ancora protagonisti del male e della violenza, si permettono di minacciare e creare inquietudine e allarme sociale.
Che le istituzioni e le forze politiche si attivino a scongiurare pericoli per chi si trova in prima linea e con fermezza ad arginare personaggi e fenomeni mafiosi che vogliono ancora oggi piegare il nostro Paese.
Basta con le mafie, basta con la corruzione, basta con l’illegalità: il prezzo che stiamo pagando è troppo alto per tutti!

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23 anni fa’ moriva Libero Grassi, un altro imprenditore coraggioso che si era rifiutato di sottostare al potere della mafia e che per questo ha “pagato” con la vita! Non dimentichiamo chi in passato ha dato la vita per opporsi alle mafie ma non lasciamo che finiscano nell’oblio quegli imprenditori o semplici cittadini di oggi che alle mafie si sono opposti combattendole con onestà e senso di Stato!

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L’ usura è la conseguenza di una pesante sofferenza economica delle famiglie che, pur di tamponare situazioni legate alla sopravvivenza della propria attività lavorativa piuttosto che a quella della propria famiglia, si rivolgono, non più come estrema ratio ma come vero e proprio riferimento di approvvigionamento, a chi possiede ingente liquidità, per lo più la criminalità organizzata.
Il rapporto con le banche è diventato difficile, tra diffidenza e anatocismo, per cui il riferimento ormai prezioso è divenuto l’usuraio.
In barba all’ antireciclaggio e al reddito tassato, neanche le denunce contro tale illegalità risulta ormai efficace.

  http://www.ilquotidianoweb.it/news/economia/728874/Niente-soldi-dalle-banche-a-famiglie.html#.U_hJQGHaI_8.twitte

Niente soldi dalle banche a famiglie e imprese. 
E in Calabria scoppia l’allarme per l’usura
Negli ultimi due anni è stata registrata una chiusura nell’accesso a credito, ma in questo modo si rischia di aumentare il ricorso all’usura. Altissimo il tasso di rischio per la Calabria, tra le tre regioni con più pericoli

http://www.casertanews.it/public/articoli/2014/08/24/074329_economia-cgia-rischio-usura-assume-dimensioni-sempre-piu-preoccupanti-sud.htm

Cgia: rischio usura assume dimensioni sempre più preoccupanti al Sud.

Alcide_de_Gasperi_2Politico e statista di spessore che ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della repubblica italiana del dopoguerra , uomo onesto e dedito alla missione politica quale servizio sociale innanzitutto.

Uno stimolo per guardare al nostro presente con occhi critici  e attenti.
Si parla molto di chi va a sinistra o a destra, ma il decisivo è andare avanti e andare avanti vuol dire andare verso la giustizia sociale.”(cit. A. De Gasperi)

Pino Masciari- ITALIA: Paese di proclami e contraddizioni.

Scritto da Pino Masciari Il 12 - agosto - 2014 1 COMMENTO

 

UnknownNeanche il pudore rimane più, e insieme  la percezione del tempo che passa.
Così funzionano i proclami: lotta alle mafie quando queste hanno ormai consolidato la loro egemonia ovunque; lotta alla corruzione quando ancora non vi è una linea legislativa efficace; aiuto alle imprese, quando ormai le imprese sono chiuse e fallite; spending reviw quando ancora si cerca di capire dove applicarla e come; lotta all’evasione tramutata in persecuzione al cittadino per raccattare gli spiccioli dal fondo del salvadanaio; regolamentazione dell’ immigrazione quando ormai la porta è aperta da troppo tempo; diminuzione delle tasse quando si prospettano continuamente finanziare per colmare gli interessi del debito pubblico crescente;
Mentre la crisi economica rende gli italiani un popolo di insoddisfatti e  la percezione comune è che la crisi fatta di disoccupazioneprecarietà del lavoro, contrazione dei consumi, è una strada amara da percorrere.      Pino Masciari  

 http://notizieindiretta.it/italia/economia/crisi-economica-gli-italiani-sempre-spaventati_33079.html

http://www.barbadillo.it/27220-antimafia1-la-ndrangheta-colonizza-il-nord-italia-e-punta-allolanda/

http://www.asca.it/news-Crisi__da_Moody_s_e_Ocse_segnali_in_chiaroscuro_per_l_Italia-1413239-ECO.html

 

http://www.asca.it/news-Guerini__art_18_non_ad_agosto__tema_lavoro_e__in_legge_delega-1413072-POL.html

http://www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2014/08/dia-640.jpg

Nessun stupore a leggere tali notizie, è quello che affermo ormai da anni.
Oggi nonostante se ne parli in tanti convegni e nonostante le pesanti indagini e decapitazioni economiche di confische, le organizzazioni criminali sono prolifere e molto robuste nella loro attività, agiscono nel silenzio e contaminano i settori che sono l’obiettivo delle loro conquiste.
E l’unico settore che non conosce crisi e che rischia di offrire impiego e lavoro senza esuberi o cassaintegrazione.
Vigilare non basta, è necessario creare tattiche più coerenti e incisive destinando maggiori risorse ai settori i impegnati nel contrasto  alla criminalità.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/05/mafia-dia-al-parlamento-prepararsi-a-contrastare-derive-di-scontro/1082247/
Mafia, Dia al Parlamento: “Prepararsi a contrastare derive di scontro”
È la Direzione investigativa antimafia a sottolinearlo nella relazione al Parlamento. “
“La forza delle principali organizzazioni”, rileva ancora la Direzione Investigativa Antimafia, resta “la grande disponibilità di capitali, evidenziata dagli ingenti sequestri e confische che vengono operati, e che consente una profonda penetrazione del sistema economico anche grazie a una diffusa e facilmente conseguibile collusione di figure pubbliche, inclini alla corruttela“.  
La mafia calabrese è inoltre caratterizzata da un “persistente dinamismo, robuste potenzialità organizzative, ampie disponibilità di risorse”. Pericoloso, secondo la Dia, è il tessuto di relazioni e collusioni con ambienti politici e imprenditoriali che la ‘ndrangheta è riuscita a creare con un “modus operandi che costituisce la più rilevante minaccia della matrice ‘ndranghetista esportata anche in altre regioni”.

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La Sicilia, terra simbolo dell’origine della mafia, bagnata dal sangue di Falcone e Borsellino e di tanti altri eroi, scenario di trattative e di comando di boss noti come Riina e Provenzano, reagisce ancora una volta con orgoglio e approva all’unanimità la nuova legge a favore dei testimoni di giustizia riconoscendoli così una grande risorsa.
 La lotta alla mafia passa anche dalla gratitudine verso coloro  che hanno difeso la legalità e la giustizia a costo della vita .
 L’approvazione di questa legge consegna a tutte le altre Regioni  la possibilità di cogliere questa  opportunità e di fare  antimafia partendo proprio dal ruolo di esempio che rivestono sul territorio i testimoni di giustizia, un fiore all’occhiello da esibire e non da nascondere. E’ insostituibile sostenere il significato intrinseco della loro scelta di affidarsi alle leggi dello Stato, perché l’inizio per sconfiggere le mafie parte dalla ribellione alla cultura mafiosa e dalla sfida diretta contro di essa, muovendo proprio dalla denuncia.
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/politica/2014/1-agosto-2014/ai-testimoni-giustizia-stessi-benefici-previsti-familari-vittime-mafia-223672790953.shtmlhttp://www.guidasicilia.it/la-nuova-legge-favore-dei-testimoni-di-giustizia/news/119617 

 
http://www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2014/07/image.jpgUn
 
In un casolare a  Montegranaro il ‘summit’ della ‘Ndrangheta.
 Quale stupore? Ogni luogo d’Italia è teatro di conquista e di affari per la ‘ndrangheta.
Plauso alle forze dell’ordine cui va la nostra riconoscenza, ma non bastano i graffi, ci vogliono ulteriori azioni, politiche e sociali, per colpire l’egemonia mafiosa, ormai troppo consolidata in tutti i tessuti economici e sociali d’Italia e d’oltre confine.
L’industria del male va ferita con la consapevolezza e la responsabilità di tutti: ‘ndrangheta e corruzione stanno portando l’Italia al declino, con buona pace di una politica distaccata che non rende determinanti le leggi dello stato.
A partire dalla politica calabrese che non ha mai voluto considerare la ‘ndrangheta una vera minaccia e non ha mai posto argini forti di isolamento contro ciò che ha origine dalla stessa Calabria.
http://www.ilrestodelcarlino.it/fermo/montegranaro-summit-ndrangheta-1.86320

Rita Atria

Scritto da Pino Masciari Il 26 - luglio - 2014 COMMENTA
http://www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2014/07/rita_atria.jpgUn raggio di sole continua ad illuminare il percorso di chi vuole combattere la criminalità organizzata: è la giovane vita di Rita Atria che risplende ogni giorno per ricordare che non si deve mollare mai!
W418R7UH3192-kdKI-U10301996432120hAC-568x320@LaStampa.itCome dice Papa Francesco la svolta culturale deve essere criterio di azione contro le mafie e la denuncia deve essere costante.
Le mafie indeboliscono l’impalcatura democratica e civile del nostro Paese e l’intensificazione dell’attività antimafia  deve provenire da tutti i comparti sociali, dai reparti dello Stato, dalla Chiesa,  affinché agiscano in sinergia per isolare il fenomeno mafioso e convertire la loro cultura di potere e arroganza in forza  e beneficio per tutti.
  

 

La VERGOGNA di Oppido Mamertina.

Scritto da Pino Masciari Il 7 - luglio - 2014 COMMENTA

UnknownPino Masciari: Solo la vergogna può recuperare i valori di un popolo.
Se ti vergogni o ti nascondi oppure ti svegli, e ti accorgi che la puzza ti circonda e la vuoi eliminare perché non si può vivere nella puzza. Finchè parte della politica, di religiosi e di gente comune si inchina alla sudditanza mafiosa senza vergogna, non vi può essere cambiamento e futuro.
Questa è la Calabria contro cui ho lottato ma non è tutta: la Calabria può risorgere a partire dalle sue vergogne!

http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_06/processione-si-ferma-casa-boss-carabinieri-se-ne-vanno-1262f41a-050a-11e4-915b-77c91b2dfa50.shtml

Vuoi incontrare Pino?

Se vuoi organizzare un incontro in cui ti piacerebbe che Pino Masciari fosse ospite, invia una mail al seguente indirizzo :  info@pinomasciari.it   -

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