Thursday, 2 October, 2014

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Pino Masciari: E’ una sconfitta, dello Stato, della società e di tutti coloro che credono nella legalità e nella giustizia! Quando si giunge al punto di disfarsi di un proprio bene, sudato con anni di lavoro e sacrifici, perchè oberati da minacce e ritorsioni delle mafie, non è altro che una sconfitta!

‘Ndrangheta, imprenditore agricolo: ‘Gratteri le regalo le terre, troppe minacce’

“Caro dottor Gratteri, le regalo le mie terre a Gerace (provincia di Reggio C.)“. È una provocazione quella di Francesco Calabrò, il ricercatore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria che, esasperato dopo l’ennesima intimidazione, ha deciso di scrivere una lettera al procuratore aggiunto della Dda Nicola Gratteri, la cui abitazione-bunker dista poche centinaia di metri dagli uliveti della famiglia Calabrò. “Piuttosto che dare le mie terre alla ‘ndrangheta le regalo al pm antimafia che per me è un simbolo”. Domenica scorsa, mentre il padre del ricercatore era sul terreno, qualcuno ha incendiato alcuni ulivi, l’ennesima intimidazione. “Ho chiamato i Carabinieri, ma non è venuto nessuno – ha spiegato Calabrò -. Il messaggio era chiaro: ‘Se vieni la prossima volta ti ammazziamo’. Abbiamo provato a vendere tutto, ma nessuno vuole la mia terra a causa del contesto ambientale. Mi dica lo Stato a chi la devo dare”

[fonte: ilFattoQuotidiano.tv]

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Pino Masciari: Il sostegno della politica e dello Stato sono importantissimi per poter contrastare la ‘ndrangheta ed in generale l’illegalità ma, altrettanto importante, deve cambiare la cultura degli imprenditori e dei cittadini che non devono aver paura di denunciare atti di illegalità, estorsioni e angherie mafiose. Subbire in silenzio non fa’ altro che alimentare il potere delle mafie!

“Per migliorare la situazione a Reggio Calabria abbiamo bisogno che la politica si muova e ci sostenga”. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho (in foto), rivolgendosi alla commissione parlamentare Antimafia. “Alcuni decenni fa – ha aggiunto il magistrato nel corso di un’audizione – la ‘ndrangheta era silenziosa e non era contrastata dalle istituzioni, ma oggi le cose sono cambiate e questo e’ stato avvertito anche dalla gente”. Cafiero de Raho ha poi ricordato le recenti ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 120 esponenti di cosche, in particolare nella Locride. Il magistrato ha quindi spiegato ai membri della commissione che “il controllo del territorio da parte delle cosche e’ cosi’ serrato da imporre agli imprenditori il pagamento del ‘pizzo’. Ed anche per un guasto ad un impianto idrico o elettrico – ha proseguito – bisogna chiamare la ditta indicata dalla cosca di quartiere”.

[fonte: Antimafiaduemila.com]

g0YVoiw7Om15l19atbEX2uIxUX6p1--300x225Pino Masciari: Lo Stato dimostri ora a se stesso e al paese determinazione nel contrasto alle mafie.

In Calabria, terra di ‘ndrangheta, il gesto della demolizione dell’abitazione del clan Pesce da parte di Saffioti, testimone di giustizia, vuole dire allo Stato che è ora di riappropriarsi in termini di legalità ed etica del proprio territorio. Territorio umiliato e deturpato per troppo tempo.

Lo Stato non abbandoni la famiglia Saffioti e non abbandoni tutti coloro che si sono schierati dalla parte della legalità senza compromesso alcuno.

La rappresentanza politica e di governo agiscano tempestivamente senza vincolarsi a cavilli burocratici e sostengano con i fatti quel pugno di testimoni che hanno sacrificato la propria vita e creato un esempio di resistenza che se incoraggiato e seguito, può risollevare le sorti etiche del paese.

 

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La Prefettura ha emesso un’interdittiva antimafia per l’azienda che stava cablando il centro controlli dell’evento. Secondo gli investigatori, la Ausengineering srl, con sede a Pieve Emanuele e proprietà quasi completamente calabrese, è vicina alla cosca Mancuso di Limbadi in provincia di Vibo Valentia.

Grandi vetrate e lamiere grigie con inserti colorati. Alta poco più di due piani, la sua singolare forma geometrica la rende molto riconoscibile dentro a questo dedalo di vie e palazzoni di periferia. Via Drago a Milano, zona nord a pochi passi dal sito di Expo 2015. E non a caso. Perché nei progetti questa struttura, di proprietà del Comune, deve ospitare la centrale operativa per la gestione della sicurezza di tutta l’Esposizione universale che si prepara ad accogliere venti milioni di visitatori. Da ieri però, i lavori si sono fermati. E non per problemi tecnici, ma perché il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, su indicazione del capo centro della Dia di Milano Alfonso Di Vito, ha emesso un’uniterdittiva antimafia nei confronti dell’azienda che nell’aprile scorso si è aggiudicata l’appalto di riqualificazione.

Sul tavolo circa un milione di euro. Ma in questo caso non è tanto la cifra a fare scandalo, quanto il fatto che i lavori per mettere a punto l’intera sicurezza di Expo sono stati affidati a una società infiltrata dalla ‘ndrangheta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la Ausengineering srl – con sede a Pieve Emanuele e proprietà quasi completamente calabrese – è legata alla cosca Mancuso di Limbadi in provincia di Vibo Valentia. Alla base della decisione del Prefetto ci sono “frequentazioni dei titolari con uomini del clan”, uno dei più potenti della ‘ndrangheta, capace di monopolizzare il proprio territorio intrattenendo relazioni anche con uomini delle istituzioni, come ha dimostrato una recente inchiesta del Ros dei carabinieri. Ed è di ieri (12 settembre) la notizia che la squadra Mobile di Catanzaro ha arrestato in Argentina il boss latitante Pantaleone Mancuso soprannominato ‘l’ingegnere’.
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Dalle campagne di Limbadi al cuore della sicurezza di Expo. Questo racconta l’ultimo episodio di infiltrazione dei boss all’interno dell’Esposizione universale. Il City Commande Centre di via Drago, infatti, avrà funzioni di raccordo operativo tra Protezione civile, sicurezza, viabilità e pronto intervento. Nella sede rinnovata prenderanno posto tutte le forze dell’ordine. La palazzina inoltre ospiterà uno sportello internazionale di prima accoglienza per le informazioni e la sede della task force per coordinare le polizie locali di Milano, Rho, Pero e Baranzate.

Stando al capitolato di gara, la Ausengineering, vincitrice di mega appalti per gli aeroporti di Firenze e Napoli, avrebbe dovuto cablare l’intera palazzina tirando oltre un chilometro di cavi direttamente dal sito di Expo. Sostanzialmente tutto ciò che riguarda le telecamere di sicurezza installate nei padiglioni e all’esterno dell’esposizione. Nel maggio del 2013, il comune di Milano ha dato il via libera alla convenzione con Expo spa. Affidamento gratuito della palazzina e grandi annunci. Come quando Tullio Mastrangelo, comandante della Polizia locale, dichiarava: “Dal centro avanzato di controllo Expo 2015 sarà possibile seguire il grande flusso di persone, mezzi e merci che 24 ore su 24 nel semestre espositivo graviteranno sull’area e in tutta la città. Qui opereranno tutte le Forze dell’Ordine, le public utilities, Vigili del Fuoco, 118, aziende di trasporto eccetera in collegamento con tutte le relative centrali operative esterne”.

Mentre l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli annunciava: “Con la firma di questa convenzione l’Esposizione Universale si dota di una sede strategica per il coordinamento operativo dell’evento. Grazie ai lavori che saranno effettuati dalla società Expo 2015 restituiremo alla città un centro avanzato e potenziato per la sicurezza e la gestione delle emergenze”. Era il 2013 e ancora i lavori per i cablaggi dovevano iniziare. L’aggiudicazione definitiva arriverà solo nell’aprile scorso. L’Ausengineering vince la gara con un ribasso del 33%. Al punto f) del documento però si rende noto che “in ragione del numero di offerte pervenute, inferiori a dieci, e della conseguente impossibilità di applicarel’esclusione automatica delle offerte anomale, Expo ha provveduto a richiedere al concorrente primo classificato elementi idonei a consentire di valutare la congruità dell’offerta presentata”.

Insomma, fin da subito la società era risultata sospetta. E del resto già ad agosto scorso alcuni vigili che controllano la zona di via Drago avevano intuito la presenza della mafia. Assieme all’interdittiva per il centro interforze di via Drago, sempre ieri il prefetto ha bloccato altre due aziende che lavorano al cantiere della Tangenziale esterna Milano. In totale le imprese escluse per sospette collusioni con la mafia salgono così a trenta.

[fonte: Il Fatto Quotidiano]

“Si reinvestano i tesori delle mafie”

Scritto da admin Il 11 - settembre - 2014 COMMENTA

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Oltre 3 miliardi di euro non utilizzati dllo Stato

«Forze dell’ordine senza benzina, antiracket dalle casse asciutte. Imprenditori ancora in attesa di ricevere i risarcimenti per i danni subiti dalla criminalità organizzata, testimoni di giustizia bistrattati…. Se il problema è economico allora la risposta è nei soldi della mafia dimenticati dallo Stato».

La cover story raccontata da SkyTg24, la quale spiega come su un tesoro di 3.5 miliardi che potrebbero finire nelle casse dei Ministeri dell’Interno e della giustizia lo Stato utilizza appena il 10%, stimola la reazione del testimone di giustizia Pietro Di Costa. «In un sistema che penalizza gli operatori di Polizia i quali protestano per l’ennesimo blocco degli stipendi, dove spesso per carenza di fondi le indagini sono costrette a fermarsi e dove chi ha fiducia nello Stato viene poi tradito e lasciato marcire nella miseria – spiega l’ex imprenditore nel settore della vigilanza privata – è inaccettabile prendere atto di questi numeri che, in quanto numeri, sono difficilmente opinabili».

Prosegue Di Costa: «Guardiamo la realtà delle cose e, senza andare troppo lontano, quello che accade proprio nel Vibonese, dove alcuni importanti imprenditori, tra i pochi che hanno avuto il coraggio di denunciare la criminalità organizzata, Vincenzo Ceravolo e Pino Masciari, dopo chissà quanti attentati subiti non hanno ottenuto o hanno ottenuto parzialmente e con ritardo, il rimborso per i danni subiti. E poi scopriamo che c’è un tesoro di oltre tre miliardi di euro che non viene utilizzato….».

Da questa riflessione l’invito alla classe politica: «Mi auguro che ci sia qualche rappresentante della politica e della partitocrazia anche calabrese, che sia disponibile a spendersi su questo fronte, che ponga la questione al governo e che conduca una battaglia affinchè queste risorse siano investite nel settore della sicurezza e della legalità, assicurando quell’indispensabile supporto agli apparati dello Stato impegnati in prima linea contro la mafia e a sostegno di quanti questa battaglia l’hanno sposata come scelta di vita. Potrebbe essere – conclude Di Costa – anche il momento propizio per rivedere la gestione dei beni confiscati, i quali dovrebbero essere non solo strappati alle mafie ma restituiti all’economia legale, magari supportando l’iniziativa imprenditoriale degli stessi imprenditori finiti sul lastrico dopo aver incontrato le cosche sul loro cammino».

fonte: “il quotidiano del sud

La pericolosa “zona grigia” di Gratteri

Scritto da admin Il 10 - settembre - 2014 COMMENTA

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La “zona grigia” (così definita dal Procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri) è il “limbo” dove la ‘ndrangheta sta creando un pericolosissimo sistema d’affari. L’intento non è quello di creare il caos come avvenuto negli anni passati con attentati ed uccisioni ma anzi, proprio il contrario, cercare di stabilire uno spaventoso equilibrio tra illegalità e legalità, creare una collusione tra i colletti bianchi delle cosche, i giovani, le “nuove leve” e i nomi che contano delle famiglie “per bene”! E’ qui che lo Stato deve intervenire con il pugno duro per interrompere il dilagarsi di questo sistema già abbastanza radicato nella società!

L’intervista al Procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicol Gratteri

E’ una situazione divenuta ormai insostenibile!!!

Scritto da admin Il 9 - settembre - 2014 COMMENTA

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Pino Masciari: “E’ una situazione divenuta ormai insostenibile! Ovunque si parli di appalti, costruzioni o grandi opere, dobbiamo ogni giorno fare i conti con una realtà che ha proporzioni forse indefinibili! Corruzioni, estorsioni, pur di aggiudicarsi appalti e mettere un nuovo “mattone” per un muro che sembra non voler mai cadere! E come sempre accade, c’è sempre lo zampino del politico di turno corrotto e senza coscienza! Inoltre la messa in sicurezza di una scuola e di vitale importanza, se poi si scopre che è la ‘ndrangheta ad occuparsene allora la cosa deve spaventare!

‘Ndrangheta, 29 arresti. Le mani delle cosche sugli appalti

Non si deve aver paura di denunciare!

Scritto da admin Il 7 - settembre - 2014 COMMENTA

 

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Pino Masciari: “Denunciare le mafie é un dovere! I cittadini non devono aver paura di denunciare e devono opporsi al potere mafioso é solo cosí che, insieme allo Stato ed alle Forze dell’Ordine che lo rappresentano,  si potrá avere la meglio su questo “cancro” della societá civile!”

Don Ciotti: non si può demandare la lotta alle forze dell’ordine

 

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Pino Masciari: “è un riconoscimento per tutti noi, per la mia famiglia, per gli Amici di Pino Masciari e per tutti coloro che hanno vissuto da vicino la nostra storia!”

L’autore del documentario Alessandro Marinelli “Pino Masciari, storia di un imprenditore calabrese” 50′
Premio Ilaria Alpi Doc Rai (per reportage e inchieste giornalistiche inedite)
“È stato un lavoro molto impegnativo, durato quattro anni e auto-prodotto. Vincere il Premio è una soddisfazione importante e come dice il protagonista Pino Masciari “Ogni persona che viene a conoscenza della mia storia mi allunga la vita di un giorno”. L’ho fatto per diffonderlo in modo capillare, era un dovere morale e civile diffondere la sua storia che rappresenta una battaglia e un punto a favore dello stato di diritto. Questo premio è un traguardo importantissimo”.

[iliariaalpi.it]

Il trailer del documentario

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L’ usura è la conseguenza di una pesante sofferenza economica delle famiglie che, pur di tamponare situazioni legate alla sopravvivenza della propria attività lavorativa piuttosto che a quella della propria famiglia, si rivolgono, non più come estrema ratio ma come vero e proprio riferimento di approvvigionamento, a chi possiede ingente liquidità, per lo più la criminalità organizzata.
Il rapporto con le banche è diventato difficile, tra diffidenza e anatocismo, per cui il riferimento ormai prezioso è divenuto l’usuraio.
In barba all’ antireciclaggio e al reddito tassato, neanche le denunce contro tale illegalità risulta ormai efficace.

  http://www.ilquotidianoweb.it/news/economia/728874/Niente-soldi-dalle-banche-a-famiglie.html#.U_hJQGHaI_8.twitte

Niente soldi dalle banche a famiglie e imprese. 
E in Calabria scoppia l’allarme per l’usura
Negli ultimi due anni è stata registrata una chiusura nell’accesso a credito, ma in questo modo si rischia di aumentare il ricorso all’usura. Altissimo il tasso di rischio per la Calabria, tra le tre regioni con più pericoli

http://www.casertanews.it/public/articoli/2014/08/24/074329_economia-cgia-rischio-usura-assume-dimensioni-sempre-piu-preoccupanti-sud.htm

Cgia: rischio usura assume dimensioni sempre più preoccupanti al Sud.

 

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Non ho parole per esprimere la mia rabbia difronte al pesante atto intimidatorio avvenuto nei confronti dei due giovani imprenditori Daniele Rossi (presidente di Confindustria Catanzaro) e Matteo Tubertini, dell’azienda Guglielmo di Copanello.

Conosco le modalità, la paura, la costernazione che si provano.

Ma quello che inquieta è la tempistica: all’indomani della lettera pubblicata dal presidente Daniele Rossi, del suo significato di ribellione ma soprattutto di consapevolezza che solo una reazione di dignità condotta dai giovani calabresi potrà invertire la rotta.

L’analisi che pone il Presidente di Confindustria nella sua lettera è chiara e i numeri non sono un’opinione.

Ho conosciuto Daniele Rossi a Catanzaro in occasione dell’ incontro-dibattito del 30 maggio scorso patrocinato dall’ Ufficio Scolastico Regionale e dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, dibattito che ha visto coinvolti gli studenti delle scuole che hanno aderito al progetto “Testimoni di giustizia, costruttori di pace”.

Penso che è proprio da qui che bisogna incominciare. Ed è per questo che mi unisco al suo grido di allarme e alla sua proposta di libertà.

 

«La condizione della Calabria è letteralmente sconcertante. Sento il dovere di lanciare un appello ai giovani di questa terra di essere sempre liberi di scegliere il proprio futuro, non devono essere gli altri a scegliere per voi così da farvi rimanere sempre sotto una cappa, giovani calabresi che sono stati privati del diritto di vivere in modo civile, di avere un lavoro, una casa e una famiglia. Ribelliamoci – ha concluso – in modo democratico, ma ribelliamoci. Non facciamoci più abbindolare da promesse scellerate. La Calabria ha bisogno di una vera rivoluzione nei contenuti e nei metodi dell’agire politico».

http://www.corrieredellacalabria.it/index.php/cronaca/item/22837-copanello,-bomba-distrugge-ristorante

http://www.catanzaroinforma.it/pgn/newslettura.php?id=68172

 

Ancora e sempre grazie Falcone e Borsellino!

Scritto da Pino Masciari Il 23 - maggio - 2014 COMMENTA

 

 

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E’ trascorso appena un anno da quando salpavo sulla nave della legalità, organizzata dalla fondazione Falcone,  in commemorazione di “Giovanni e Paolo”.  E rimane viva in me l’emozione dello   “sbarco a Palermo” con mille trecento ragazzi,  che sulla nave avevano vissuto     l’esperienza toccante della lezione di Don Ciotti,  quella del prefetto Trevisone  e la mia testimonianza di vita.

E’ passato il tempo nella consapevolezza che il ricordo del loro sacrificio, della loro sorprendente trasparenza , ti abbraccia  più che mai, ti rinnova nello spirito, indicando una strada difficile ma percorribile , unica  e saporita……..quella della Legalità.

Oggi più che mai è una esigenza ricostruire un pezzo di storia nel solco  del senso della loro vita . Unita al senso di devozione degli agenti della scorta che insieme a loro restano i nostri eroi: Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo , Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Paolo Borsellino,  Agostino Catalano, Emanuela Loi , Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Ancora e sempre grazie  Falcone e Borsellino!

 

La mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. il mio pensiero e la mia gratitudine va a i servitori dello Stato, alle loro famiglie che hanno vissuto il dramma della perdita dei loro cari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, a partire dalle classi dirigenti, per non parlare della classe politica che va rinnovata completamente, dalle fondamenta. Solo così potremmo uscirne: tutti insieme, organizzando il coraggio” diventando noi tutti “Padroni delle nostre vite”.

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Avviso pubblico, il network di enti locali e regioni per la formazione civile contro le mafie, ogni anno stila questo triste elenco: nel 2013 son stati registrati 351 atti di intimidazione e di minaccia nei confronti di amministratori locali e funzionari pubblici tra Nord e Sud d’Italia. Un numero impressionante. Quasi ogni giorno qualcuno riceve minacce di vario genere o trova l’auto bruciata. Lettere minacciose, proiettili, auto incendiate, spari alle abitazioni, aggressioni verbali e fisiche. Un’ escalation che non esclude l’uso di esplosivi, i colpi di arma da fuoco fino al sequestro di persona e l’omicidio.

“Leggere questo rapporto è veramente preoccupante – dichiara l’imprenditore e Testimone di giustizia Pino Masciari – nel 2013 si è registrato un caso al giorno tra intimidazioni, minacce e atti di violenza contro sindaci e amministratori locali che hanno cercato di fermare gli interessi dei clan. Chiunque si frappone tra i mafiosi e i loro interessi, chiunque costituisca ostacolato viene prima “avvisato” e poi se persiste eliminato. Non è più possibile andare avanti così. C’è gente onesta che vuole svolgere il proprio lavoro così come si deve e liberamente. Ci sono sindaci che nonostante tutto continuano a lottare, resistono, Non dobbiamo lasciarli soli. Devono sapere di non essere soli. Come da sempre le mafie fanno affidamento sulla paura, generare paura ha sempre protetto e alimentato il loro potere. Non possiamo più permettere che questo accada. Noi siamo molti di più. Dobbiamo reagire. Non è più il tempo dell’indifferenza, non ce lo possiamo permettere. E’ invece l’ora di dire basta, l’ora di lottare, l’ora di provare a cambiare rotta insieme!”

Fonte:

http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/03/21/news/mafia-da-nord-a-sud-amministratori-locali-sotto-tiro-1.157946

http://www.avvisopubblico.it/index.shtml

 

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E’ stato definito “un esempio altissimo di teatro civile”. “Padroni delle nostre vite” tocca le scene del Teatro Arvalia partendo dalla storia ‘verà di Pino e Marisa Masciari. E’ un racconto di denuncia contro il potere criminale questo testo scritto a quattro mani da Ture Magro ed Emilia Mangano, che si struttura sulla lotta di un uomo per l’affermazione dei propri diritti di imprenditore italiano, di padre, di essere umano. In scena un unico attore (lo stesso autore e regista, Ture Magro) circondato però da tre maxi schermi che proiettano attori virtuali. E’ un teatro di ricerca, che si basa su un continuum tra realtà e finzione, sul sodalizio con il cinema.
Via Quirino Majorana 139, stasera (e fino al 23 marzo) ore 21. Per info e prenotazioni: 06/5528404406/55284044
http://roma.repubblica.it/cronaca/2014/03/19/news/skun_anansie_unplugged_in_concerto_al_gran_teatro_l_omaggio_a_napoli_di_lina_sastri_con_il_recital_linapolina-81308224/?rss

hhhhhh

Le risposte dalla magistratura e dalle forze dell’ordine sono positive.  Sono state emesse 5 condanne a danni di chi esercitava e imponeva estersioni a imprenditori calabresi, nel territorio di Lamezia Terme per l’esatezza.

“Ancora estorsioni. Ancora la Calabria. E nel mirino ancora gli imprenditori. In Calabria anche lavorare liberamente è negato – tuona l’imprenditore Pino Masciari – non è possibile vivere da uomini liberi nè lavorare da imprenditori liberi. C’è chi vorrebbe impedire tutto ciò. Chi pensa di poter contaminare tutto, di poter inquinare tutto. Non possiamo più accettare tutto questo. Ne va del presemte e del futuro dei nostri figli. E’ questa la terra che vogliamo loro consegnare? Una terra in cui non si può neanche lavorare liberamente ma solo attraverso la “sottomissione”? Non ci si può e non ci si deve piegare. Non siamo nati per strisciare ma per guardare a testa alta il cielo e l’orizzonte davanti a noi. Abbiamo il diritto/dovere di ribellarci e di trovare il Coraggio di lottare e soprattutto di non arrendersi. Non arrendersi nonostante tutto. Io voglio restituire ai miei figli una realtà diversa, un modo di stare al mondo diverso. Come diceva un grande uomo…voglio che loro sentano la bellezza del fresco profumo della libertà che si contrappone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Fonte: http://www.gazzettadelsud.it/news//84004/Estorsioni-a–imprenditori–5.html

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Ancora ‘ndrangheta e ancora da sfondo Milano. Uno dei principali gestori delle discoteche milanesi si è rivolto alle ‘ndrine o come dicono a Milano “agli amici calabresi” per minacciare i testimoni di un  processo che lo vedeva imputato di bancarotta fraudolenta, riciclaggio e altri reati fiscali.

“E’ intollerabile – commenta l’imprenditore Pino Masciari – che il modus operandi della ‘ndrangheta, e dei mafiosi in generale, sia diventato normalità ai nostri occhi. E’ intollerabile che si ricorra all’aiuto del boss per risolvere i propri problemi. Ancor meno tollerabile è che queste pratiche siano state esportate in tutto il mondo. Esse trovano terreno fertile in tutta Italia, mettono radici che sono profondi e crescono forti e robuste. Non dobbiamo lasciar prevalere la mentalità mafiosa, non dobbiamo far si che a vincere sia un modo errato di vivere, di vedere le cose. Un modo errato di stare al mondo e con il mondo. La mentalità mafiosa non può prendere il sopravvento anche sul quotidiano. Vogliamo essere liberi imprenditori, lavorare senza la paura di richieste di qualsiasi genere. Dobbiamo voler vivere da uomini liberi e operare affinchè questo diventi realtà. Dobbiamo arrestare questo processo di diffusione della mentalità mafiosa. Dobbiamo ribellarci. Non possiamo più aspettare. E’ necessario reagire a tutto questo e dobbiamo farlo adesso, non si può più rimandare…”

Fonte: http://www.ilquotidianodellacalabria.it/news/cronache/723544/Gestore-discoteche-milanesi-chiede-aiuto-alle.html

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