Saturday, 20 September, 2014

‘Ndrangheta – un tumore da estirpare

Scritto da admin Il 20 - settembre - 2014 COMMENTA

gentile

Governo, fratelli figli e preferenze: così Tonino Gentile è diventato sottosegretario

È una lista lunghissima e che fa sbiadire il qualunquismo da film di Antonio Albanese, ovviamente nel senso della politica marcia di Cetto La Qualunque. In Calabria e a Cosenza, i Gentile sono un sistema collaudato di familismo e clientelismo e tante altre cose. Adesso il senatore e coordinatore calabrese di Ncd è arrivato alle Infrastrutture

Antonio Gentile detto Tonino, senatore, sottosegretario alle Infrastrutture e coordinatore calabrese di NcdGiuseppe Gentile detto Pino, assessore alle Infrastrutture e ai Lavori Pubblici della Regione Calabria, indagato. Raffaele Gentile, segretario regionale della Uil-Flp (federazione poteri locali) in Calabria. Katya Gentile, figlia di Pino e già vicesindaco di Cosenza e assessore ai Lavori pubblici, cacciata dal sindaco Mario Occhiuto (che a sua volta ha un fratello ex deputato, Roberto) per una struttura affidata all’ex marito. Andrea Gentile, figlio di Tonino e indagato per le consulenze nel settore sanitario della Calabria. Claudio Gentile, fratello di Pino, Tonino e Raffaele, assunto alla Camera di Commercio di Cosenza. Massimiliano Manna, nipote dei Gentile, idem come lo zio Claudio. Daniela Gentile, altra nipote, assunta alla “Promocosenza” che dipende dalla Camera di Commercio. Anna Rosa Gentile, Antonella Gentile, Katya Gentile, Manuela Gentile e Barbara Gentile, tutte figlie e nipoti e tutte vincitrici di un concorso all’Asl di Cosenza. Sandro Mazzuca, nipote di Pino Gentile, in organico a Sviluppo Italia Calabria.

È una lista lunghissima e che fa sbiadire il qualunquismo da film di Antonio Albanese, ovviamente nel senso della politica marcia di Cetto La Qualunque. In Calabria e a Cosenza, i Gentile sono un sistema collaudato di familismo e clientelismo e tante altre cose. Quando Pino e Tonino Gentile iniziarono a fare politica negli anni novanta erano socialisti e furono accusati di collusione con la ‘ndrangheta. Nel 1992, l’ex sindaco Giacomo Mancini testimoniò che “Tonino”, oggi sottosegretario alla censura, era circondato e scortato da “un nutrito stuolo di personaggi molto noti alla giustizia”. Il loro pacchetto di voti, alle regionali, pesa almeno ventimila preferenze. Numeri grossi per la Calabria.

I Gentile sono un sistema malato in un sistema altrettanto malato e più ampio, quello calabrese. Rigorosamente bipartisan, dove tutto si mescola in maniera torbida. Le consorterie familiari, a Cosenza, includono i Mancini socialisti (un nipote, Giacomo, che porta lo stesso nome del nonno, è assessore regionale) e il democratico Nicola Adamo, consigliere regionale, che ha la moglie deputato a Roma, Enza Bruno Bossio. Forse anche per questo il Pd è stato molto tiepido sullo scandalo Gentile, salvo prendere posizione ieri con una nota del segretario regionale di fede renziana. Da soli, i Gentile sono la conferma di quanto facciano male le preferenze al sud e il loro dominio pone la madre di tutte le domande: perché li votano? Alle ultime comunali di Cosenza, nel 2011, la già citata Katya figlia di Pino ha fatto propaganda con uno spot micidiale nella sua efficacia kitsch e provinciale. Inizia con il volto del papà Pino che poco alla volta diventa quello della figlia. Slogan ancora più incredibile: “Storikamente Gentile”. Con la “k”, in onore di Katya. Ha preso 908 voti, prima degli eletti.

A spingere Gentile nel sottogoverno renziano è stato il governatore Giuseppe Scopelliti, sostenuto da Renato Schifani. Tra mercoledì e giovedì scorso fonti di Ncd raccontano di violenti tumulti nel partito alfaniano. “Angelino” stava cedendo alle pressioni contro Gentile, dopo il caso dell’Ora della Calabria, e a quel punto Scopelliti si è fatto minaccioso: “Angelino se tieni fuori Tonino, i voti della Calabria te li puoi scordare e con Berlusconi sono cazzi tuoi”. Alfano ha eseguito senza fiatare. Del resto ha piazzato nel sottogoverno altri signori delle preferenze, come il siciliano Castiglione e il pugliese Cassano.

L’arroganza di Scopelliti e Gentile ha causato la prima, seria ferita al governo di Renzi. Già sindaco di Reggio Calabria, comune sciolto per ‘ndrangheta, Scopelliti è il punto più alto del Sistema Calabria. Nella nomina di Gentile, poi, avrebbe anche un fortissimo interesse personale. Convinto che sarà condannato per il caso Fallara (una sua collaboratrice che si è suicidata dopo la scoperta di un buco da 170 milioni di euro al comune), il governatore sta preparando la sua exit strategy: candidarsi alle Europee e lasciare la Regione al vicepresidente. E con Gentile sottosegretario sono garantiti i pacchetti di voti nel Cosentino. Alfano, a Cosenza, è venuto l’otto febbraio scorso. Accanto a lui tutta la famiglia Gentile e anche Gianfranco Scarpelli, il dg dell’Asp di Cosenza che ha dato le consulenze ad Andrea Gentile. In una conversazione intercettata nel settembre 2013 tra Scarpelli e Pino Gentile, quest’ultimo dice: “Quella cosa che tu mi hai detto della magistratura non è vera proprio, hai capito?”. Stavolta, per i Gentile, è andata diversamente.

di Fabrizio d’Esposito ed Enrico Fierro

Dal Il Fatto Quotidiano 2 marzo del 2014

de-raho

Pino Masciari: Il sostegno della politica e dello Stato sono importantissimi per poter contrastare la ‘ndrangheta ed in generale l’illegalità ma, altrettanto importante, deve cambiare la cultura degli imprenditori e dei cittadini che non devono aver paura di denunciare atti di illegalità, estorsioni e angherie mafiose. Subbire in silenzio non fa’ altro che alimentare il potere delle mafie!

“Per migliorare la situazione a Reggio Calabria abbiamo bisogno che la politica si muova e ci sostenga”. Lo ha detto il procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho (in foto), rivolgendosi alla commissione parlamentare Antimafia. “Alcuni decenni fa – ha aggiunto il magistrato nel corso di un’audizione – la ‘ndrangheta era silenziosa e non era contrastata dalle istituzioni, ma oggi le cose sono cambiate e questo e’ stato avvertito anche dalla gente”. Cafiero de Raho ha poi ricordato le recenti ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 120 esponenti di cosche, in particolare nella Locride. Il magistrato ha quindi spiegato ai membri della commissione che “il controllo del territorio da parte delle cosche e’ cosi’ serrato da imporre agli imprenditori il pagamento del ‘pizzo’. Ed anche per un guasto ad un impianto idrico o elettrico – ha proseguito – bisogna chiamare la ditta indicata dalla cosca di quartiere”.

[fonte: Antimafiaduemila.com]

PINO SCUOLA

 

Pino Masciari: “In bocca al lupo a tutti quei giovani che da oggi riprendono il loro percorso scolastico, a quei giovani che sono il nostro futuro, un futuro che speriamo sia sempre più fondato sull’onestà ed il rispetto per il prossimo. Imparate la legalità ed insegnatela come base sulla quale formare la vita di tutti!”

Il “tesoro” della ‘Ndrangheta: gli analfabeti

Nei territori della ‘Ndrangheta niente scuola. A San Luca, Brancaleone, Locri, Siderno, Platì e in altre decine di comuni calabresi, centinaia di bambini e adolescenti non sono mai entrati all’interno di un’aula scolastica. Neppure nell’atrio dell’edificio. Invece di studiare vengono costretti dalle famiglie a lavorare o accudire i fratelli più piccoli. E tra analfabetismo e valori “deviati”, la N’drangheta coltiva il suo “tesoro umano”, quella manovalanza che poi viene utilizzata per spacciare o commettere delitti.

I carabinieri di Roccella Jonica, Locri e Bianco, hanno denunciato 87 genitori che , nell’anno scolastico 2012/13 non hanno mai iscritto i propri figli a scuola e altre 78 coppie per aver “saltato” l’anno 2013/2014. Tra i comuni maggiormente interessati spiccano Stilo, Riace,San Luca, Brancaleone, Antonimina, Careri, Locri, Siderno, Plati’, Gioiosa, Stignano, Marina di Gioiosa Jonica, Monasterace e Roccella.

Tutti territori in cui la ‘Ndrangheta ha il dominio assoluto e i bunker dei capo ‘ndrine latitanti. 

Onorevole Angela Napoli, membro Commissione parlamentare Antimafia, che cosa significa in un territorio come quello calabrese non mandare i figli a scuola?
Significa non voler spezzare quella sub-cultura che vige nei territori calabresi e che permette di alimentare la micro criminalità e il dominio delle organizzazioni criminali, in questo territorio la ‘Ndrangheta. Spesso i bambini e i ragazzi che non frequentano le scuole sono appartenenti a famiglie criminali o colluse con la ‘ndrangheta che, proprio nell’organizzazione criminale , troveranno successivamente “occupazione”. Saranno chiamati a svolgere un “ruolo” all’interno delle ‘ndrine. Insomma, saranno i manovali della criminalità organizzata.

Con quali valori crescono questi ragazzi?
Non si possono chiamare “valori” ma sub-valori. E sono quelli contrari al vivere civile. Non dimentichiamo che questi ragazzi non si confronteranno mai, come invece accade quotidianamente a chi frequenta una scuola, una classe e un gruppo di coetanei. Questi giovani crescono con la sub-cultura dell’Io, del dominio e della prevaricazione. Crescono con l’odio inculcato dalla sub-cultura verso le Forze dell’Ordine e verso qualsiasi forma di Istituzione.

Tra analfabetismo e violenza, come riescono ad inserirsi nella società? Come riescono a vivere?
In Calabria attraverso la ‘Ndrangheta. E’ l’organizzazione criminale che li “accoglie” e li addestra prima, fin da piccolissimi a rubare e poi li ricicla nel mondo della droga. Sono questi analfabeti o semianalfabeti, il tesoro umano delle organizzazioni mafiose. Combattendo l’analfabetismo e questa la sub-cultura ma soprattutto costringendo ad andare a scuola i bambini, si può sperare di contrastare la criminalità organizzata. In particolare in territorio calabrese dove l’organizzazione mafiosa è basata prevalentemente sui legami di sangue.

[fonte: Panorama.it]

expo

La Prefettura ha emesso un’interdittiva antimafia per l’azienda che stava cablando il centro controlli dell’evento. Secondo gli investigatori, la Ausengineering srl, con sede a Pieve Emanuele e proprietà quasi completamente calabrese, è vicina alla cosca Mancuso di Limbadi in provincia di Vibo Valentia.

Grandi vetrate e lamiere grigie con inserti colorati. Alta poco più di due piani, la sua singolare forma geometrica la rende molto riconoscibile dentro a questo dedalo di vie e palazzoni di periferia. Via Drago a Milano, zona nord a pochi passi dal sito di Expo 2015. E non a caso. Perché nei progetti questa struttura, di proprietà del Comune, deve ospitare la centrale operativa per la gestione della sicurezza di tutta l’Esposizione universale che si prepara ad accogliere venti milioni di visitatori. Da ieri però, i lavori si sono fermati. E non per problemi tecnici, ma perché il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, su indicazione del capo centro della Dia di Milano Alfonso Di Vito, ha emesso un’uniterdittiva antimafia nei confronti dell’azienda che nell’aprile scorso si è aggiudicata l’appalto di riqualificazione.

Sul tavolo circa un milione di euro. Ma in questo caso non è tanto la cifra a fare scandalo, quanto il fatto che i lavori per mettere a punto l’intera sicurezza di Expo sono stati affidati a una società infiltrata dalla ‘ndrangheta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la Ausengineering srl – con sede a Pieve Emanuele e proprietà quasi completamente calabrese – è legata alla cosca Mancuso di Limbadi in provincia di Vibo Valentia. Alla base della decisione del Prefetto ci sono “frequentazioni dei titolari con uomini del clan”, uno dei più potenti della ‘ndrangheta, capace di monopolizzare il proprio territorio intrattenendo relazioni anche con uomini delle istituzioni, come ha dimostrato una recente inchiesta del Ros dei carabinieri. Ed è di ieri (12 settembre) la notizia che la squadra Mobile di Catanzaro ha arrestato in Argentina il boss latitante Pantaleone Mancuso soprannominato ‘l’ingegnere’.
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Dalle campagne di Limbadi al cuore della sicurezza di Expo. Questo racconta l’ultimo episodio di infiltrazione dei boss all’interno dell’Esposizione universale. Il City Commande Centre di via Drago, infatti, avrà funzioni di raccordo operativo tra Protezione civile, sicurezza, viabilità e pronto intervento. Nella sede rinnovata prenderanno posto tutte le forze dell’ordine. La palazzina inoltre ospiterà uno sportello internazionale di prima accoglienza per le informazioni e la sede della task force per coordinare le polizie locali di Milano, Rho, Pero e Baranzate.

Stando al capitolato di gara, la Ausengineering, vincitrice di mega appalti per gli aeroporti di Firenze e Napoli, avrebbe dovuto cablare l’intera palazzina tirando oltre un chilometro di cavi direttamente dal sito di Expo. Sostanzialmente tutto ciò che riguarda le telecamere di sicurezza installate nei padiglioni e all’esterno dell’esposizione. Nel maggio del 2013, il comune di Milano ha dato il via libera alla convenzione con Expo spa. Affidamento gratuito della palazzina e grandi annunci. Come quando Tullio Mastrangelo, comandante della Polizia locale, dichiarava: “Dal centro avanzato di controllo Expo 2015 sarà possibile seguire il grande flusso di persone, mezzi e merci che 24 ore su 24 nel semestre espositivo graviteranno sull’area e in tutta la città. Qui opereranno tutte le Forze dell’Ordine, le public utilities, Vigili del Fuoco, 118, aziende di trasporto eccetera in collegamento con tutte le relative centrali operative esterne”.

Mentre l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli annunciava: “Con la firma di questa convenzione l’Esposizione Universale si dota di una sede strategica per il coordinamento operativo dell’evento. Grazie ai lavori che saranno effettuati dalla società Expo 2015 restituiremo alla città un centro avanzato e potenziato per la sicurezza e la gestione delle emergenze”. Era il 2013 e ancora i lavori per i cablaggi dovevano iniziare. L’aggiudicazione definitiva arriverà solo nell’aprile scorso. L’Ausengineering vince la gara con un ribasso del 33%. Al punto f) del documento però si rende noto che “in ragione del numero di offerte pervenute, inferiori a dieci, e della conseguente impossibilità di applicarel’esclusione automatica delle offerte anomale, Expo ha provveduto a richiedere al concorrente primo classificato elementi idonei a consentire di valutare la congruità dell’offerta presentata”.

Insomma, fin da subito la società era risultata sospetta. E del resto già ad agosto scorso alcuni vigili che controllano la zona di via Drago avevano intuito la presenza della mafia. Assieme all’interdittiva per il centro interforze di via Drago, sempre ieri il prefetto ha bloccato altre due aziende che lavorano al cantiere della Tangenziale esterna Milano. In totale le imprese escluse per sospette collusioni con la mafia salgono così a trenta.

[fonte: Il Fatto Quotidiano]

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SOVERATO – Pino Masciari, un calabrese, con la sua testimonianza di vita, una vita dura, segnata da episodi che non augureremmo a nessuno, è stato a Soverato, e per caso ci siamo imbattuti nella sua visita. In un noto locale della città il testimone di giustizia, che ha messo diversi malavitosi e non, con le spalle al muro, ha incontrato un gruppo di persone del nostro comprensorio, e fra di esse Antonello Gagliardi, che a sua volta ha voluto coinvolgere, visto l’interesse del personaggio, il Sindaco di Soverato Ernesto Alecci. La storia di Pino Masciari inizia a fare “notizia” quando l’imprenditore serrese, nel lontano 1997 venne sottoposto ad un programma di protezione insieme alla sua famiglia, dopo aver denunciato alcuni esponenti della ‘ndrangheta, e i loro collegamenti con la politica. Masciari dopo aver subito il “modus operandi” della malavita calabrese, decise di ribellarsi a tutto ciò, e grazie alle sue testimonianze decine e decine di capi-mafia e loro affiliati vennero arrestati, insieme a politici ed amministratori collusi con loro. Da quegli anni in poi la sua vita, privata ed imprenditoriale è stata completamente sconvolta, visto che, insieme alla sua famiglia deve vivere in una località segreta e che non può più operare come impresa. Ma Pino Masciari non ha tagliato il legame con la sua terra, e appena può ci torna da uomo libero. La storia degli ultimi anni lo vede invece impegnato, quasi come testimonial, al fianco di tutte quelle entità che vogliono dire basta al sistema malavitoso calabrese, con proposte di investiture politiche come Assessore che gli sono giunte da più parti. La sua speranza è che invece, e questo secondo Masciari dovrebbe essere un impegno da prendere in campagna elettorale, venga istituito e fatto funzionare un Assessorato alla legalità. Anche a Soverato Pino Masciari si è raccontato, seppur in un breve incontro, ma ha soprattutto voluto lanciare un messaggio di speranza e di coraggio, per chi vuole reagire ed operare un cambiamento della nostra società, Bello il dialogo con Alecci, con cui Masciari si è impegnato ad organizzare un pubblico incontro con i cittadini, anche e magari nella sede del Consiglio Comunale, per stimolare ancora di più e veicolare il messaggio della legalità, e non è detto che ciò non avvenga a breve. Masciari si è augurato che i calabresi, nelle prossime elezioni regionali, abbiano il coraggio di trovare le nuove forze positive, quelle che non hanno paura di denunciare, come ha fatto lui, il malcostume che sta rovinando la nostra società. L’altra proposta che Masciari ha lanciato al Sindaco di Soverato e al consigliere comunale Gagliardi, è quella della riproposizione, magari al teatro comunale, dello spettacolo “Padroni delle nostre vite”, già andato in scena ai Salesiani di Soverato, storia della vita di Pino Masciari, a cui fare seguire un dibattito con il pubblico.

Fonte:  Corrado Corradini – Noi Soveratiamo

“Si reinvestano i tesori delle mafie”

Scritto da admin Il 11 - settembre - 2014 COMMENTA

soldi

Oltre 3 miliardi di euro non utilizzati dllo Stato

«Forze dell’ordine senza benzina, antiracket dalle casse asciutte. Imprenditori ancora in attesa di ricevere i risarcimenti per i danni subiti dalla criminalità organizzata, testimoni di giustizia bistrattati…. Se il problema è economico allora la risposta è nei soldi della mafia dimenticati dallo Stato».

La cover story raccontata da SkyTg24, la quale spiega come su un tesoro di 3.5 miliardi che potrebbero finire nelle casse dei Ministeri dell’Interno e della giustizia lo Stato utilizza appena il 10%, stimola la reazione del testimone di giustizia Pietro Di Costa. «In un sistema che penalizza gli operatori di Polizia i quali protestano per l’ennesimo blocco degli stipendi, dove spesso per carenza di fondi le indagini sono costrette a fermarsi e dove chi ha fiducia nello Stato viene poi tradito e lasciato marcire nella miseria – spiega l’ex imprenditore nel settore della vigilanza privata – è inaccettabile prendere atto di questi numeri che, in quanto numeri, sono difficilmente opinabili».

Prosegue Di Costa: «Guardiamo la realtà delle cose e, senza andare troppo lontano, quello che accade proprio nel Vibonese, dove alcuni importanti imprenditori, tra i pochi che hanno avuto il coraggio di denunciare la criminalità organizzata, Vincenzo Ceravolo e Pino Masciari, dopo chissà quanti attentati subiti non hanno ottenuto o hanno ottenuto parzialmente e con ritardo, il rimborso per i danni subiti. E poi scopriamo che c’è un tesoro di oltre tre miliardi di euro che non viene utilizzato….».

Da questa riflessione l’invito alla classe politica: «Mi auguro che ci sia qualche rappresentante della politica e della partitocrazia anche calabrese, che sia disponibile a spendersi su questo fronte, che ponga la questione al governo e che conduca una battaglia affinchè queste risorse siano investite nel settore della sicurezza e della legalità, assicurando quell’indispensabile supporto agli apparati dello Stato impegnati in prima linea contro la mafia e a sostegno di quanti questa battaglia l’hanno sposata come scelta di vita. Potrebbe essere – conclude Di Costa – anche il momento propizio per rivedere la gestione dei beni confiscati, i quali dovrebbero essere non solo strappati alle mafie ma restituiti all’economia legale, magari supportando l’iniziativa imprenditoriale degli stessi imprenditori finiti sul lastrico dopo aver incontrato le cosche sul loro cammino».

fonte: “il quotidiano del sud

Unknown
L’ usura è la conseguenza di una pesante sofferenza economica delle famiglie che, pur di tamponare situazioni legate alla sopravvivenza della propria attività lavorativa piuttosto che a quella della propria famiglia, si rivolgono, non più come estrema ratio ma come vero e proprio riferimento di approvvigionamento, a chi possiede ingente liquidità, per lo più la criminalità organizzata.
Il rapporto con le banche è diventato difficile, tra diffidenza e anatocismo, per cui il riferimento ormai prezioso è divenuto l’usuraio.
In barba all’ antireciclaggio e al reddito tassato, neanche le denunce contro tale illegalità risulta ormai efficace.

  http://www.ilquotidianoweb.it/news/economia/728874/Niente-soldi-dalle-banche-a-famiglie.html#.U_hJQGHaI_8.twitte

Niente soldi dalle banche a famiglie e imprese. 
E in Calabria scoppia l’allarme per l’usura
Negli ultimi due anni è stata registrata una chiusura nell’accesso a credito, ma in questo modo si rischia di aumentare il ricorso all’usura. Altissimo il tasso di rischio per la Calabria, tra le tre regioni con più pericoli

http://www.casertanews.it/public/articoli/2014/08/24/074329_economia-cgia-rischio-usura-assume-dimensioni-sempre-piu-preoccupanti-sud.htm

Cgia: rischio usura assume dimensioni sempre più preoccupanti al Sud.
http://www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2014/07/image.jpgUn
 
In un casolare a  Montegranaro il ‘summit’ della ‘Ndrangheta.
 Quale stupore? Ogni luogo d’Italia è teatro di conquista e di affari per la ‘ndrangheta.
Plauso alle forze dell’ordine cui va la nostra riconoscenza, ma non bastano i graffi, ci vogliono ulteriori azioni, politiche e sociali, per colpire l’egemonia mafiosa, ormai troppo consolidata in tutti i tessuti economici e sociali d’Italia e d’oltre confine.
L’industria del male va ferita con la consapevolezza e la responsabilità di tutti: ‘ndrangheta e corruzione stanno portando l’Italia al declino, con buona pace di una politica distaccata che non rende determinanti le leggi dello stato.
A partire dalla politica calabrese che non ha mai voluto considerare la ‘ndrangheta una vera minaccia e non ha mai posto argini forti di isolamento contro ciò che ha origine dalla stessa Calabria.
http://www.ilrestodelcarlino.it/fermo/montegranaro-summit-ndrangheta-1.86320

Rita Atria

Scritto da Pino Masciari Il 26 - luglio - 2014 COMMENTA
http://www.pinomasciari.it/wp-content/uploads/2014/07/rita_atria.jpgUn raggio di sole continua ad illuminare il percorso di chi vuole combattere la criminalità organizzata: è la giovane vita di Rita Atria che risplende ogni giorno per ricordare che non si deve mollare mai!
W418R7UH3192-kdKI-U10301996432120hAC-568x320@LaStampa.itCome dice Papa Francesco la svolta culturale deve essere criterio di azione contro le mafie e la denuncia deve essere costante.
Le mafie indeboliscono l’impalcatura democratica e civile del nostro Paese e l’intensificazione dell’attività antimafia  deve provenire da tutti i comparti sociali, dai reparti dello Stato, dalla Chiesa,  affinché agiscano in sinergia per isolare il fenomeno mafioso e convertire la loro cultura di potere e arroganza in forza  e beneficio per tutti.
  

 

La VERGOGNA di Oppido Mamertina.

Scritto da Pino Masciari Il 7 - luglio - 2014 COMMENTA

UnknownPino Masciari: Solo la vergogna può recuperare i valori di un popolo.
Se ti vergogni o ti nascondi oppure ti svegli, e ti accorgi che la puzza ti circonda e la vuoi eliminare perché non si può vivere nella puzza. Finchè parte della politica, di religiosi e di gente comune si inchina alla sudditanza mafiosa senza vergogna, non vi può essere cambiamento e futuro.
Questa è la Calabria contro cui ho lottato ma non è tutta: la Calabria può risorgere a partire dalle sue vergogne!

http://www.corriere.it/cronache/14_luglio_06/processione-si-ferma-casa-boss-carabinieri-se-ne-vanno-1262f41a-050a-11e4-915b-77c91b2dfa50.shtml

 
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Ancora una volta a dimostrazione che gli appalti pubblici sono tra le attività preferite dall’ organizzazione ‘ndranghetista, che opera sempre con i sodalizi infiltrati nel tessuto economico.
Ancora al Nord perché “l’affare “ punta su opere importanti, (“Le cosche puntavano alla Tav) e nei condotti più economizzati.
Viene sottovalutato il problema: tutto è regolare a parere delle amministrazioni appaltanti, ma le investigazioni dell’ antimafia confermano il contrario.
I sequestri imponenti di beni nelle capitali italiane come Roma , Milano, Genova, Catanzaro (“immobili di pregio situati a Roma e Milano oltre a 25 aziende”), attestano la grande proficuità dell’ azienda criminale.
Gli argini da innalzare devono essere molteplici , non solo quelli degli investigatori, cui va il massimo apprezzamento,ma di tutti i settori, soprattutto dei cittadini: ne va di mezzo la ricchezza, morale ed economica , di una nazione.
 Infiltrazioni ‘Ndrangheta in appalti, venti arresti.

 

 
Papa Francesco l’aberrazione alle mafie è l’ora della corruzione e della politica:
 “La corruzione è il male endemico della politica. Oggi il problema della politica è che si è svalutata, rovinata dalla corruzione”.
Continuano i pensieri del Santo Padre che indirizzano nel verso giusto, davvero rivoluzionari.
E  non sono parole di disfattismo ma di speranza: individuate le difficoltà si possono risolverle.
Così  come l’individuazione della risoluzione dei problemi ” con una buona politica sociale”.
In un momento di cambio epocale Papa Francesco emerge non solo come responsabile spirituale della Chiesa, ma come personaggio autorevole, esempio di rinnovamento.
Uscire dai campi dei personalismi politici e fare propri questi suggerimenti è sostanziale  per tutti.
 http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/2014/notizia/papa-francesco-la-corruzione-e-il-male-endemico-della-politica-_2054194.shtml 
 
 
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Commemorare l’omicidio di Bruno Caccia oggi e a Torino in Commissione Antimafia  con la presidente nazionale On. Rosy Bindi è particolarmente rilevante, così come  è grave che l’ uccisione del magistrato a distanza di trent’anni sia avvolta dal mistero di intrecci pesanti.
Restituire chiarezza e giustizia alla rettitudine morale di un grande magistrato è fondamentale per riconsegnare regole e contegni al nostro paese.

http://www.malitalia.it/2014/03/la-morte-del-procuratore-bruno-caccia/

“Ciò che non si conosce è il commando di fuoco che ha sparato e che il 26 giugno del 1983 ha ucciso il procuratore capo di Torino Bruno Caccia. E’ stata la ‘ndrangheta e la mente è Domenico Belfiore. “Caccia era inavvicinabile e i calabresi erano terrorizzati da questa rettitudine morale”. Cosi, la Cassazione, nel 1992, ha condannato il boss di Moncalieri all’ergastolo e ha chiuso mezza vicenda. Mezza appunto.
Tutta colpa della ‘ndrangheta?”

Pino Masciari: un grande gesto, il Papa in Calabria

Scritto da Pino Masciari Il 21 - giugno - 2014 COMMENTA

E Papa Francesco intende segnare il problema partendo dal cuore della terra di ‘ndrangheta, dal luogo dove creature come Coco e altri giovani innocenti muoiono. Non si può rimarginare in fretta una ferita  cosi forte, ci vuole una profonda riflessione: le famiglie calabresi non possono dimenticare e soprassedere a tanta ferocia perché ognuno è in pericolo!

Grazie Papa Francesco che ci ricordi a non ignorare e di impegnarci nel segno della purezza e della giustizia.

Papa Francesco

http://www.repubblica.it/cronaca/2014/06/21/news/il_papa_in_calabria_a_cassano_il_paese_dove_fu_ucciso_coc-89599292/

Ancora e sempre grazie Falcone e Borsellino!

Scritto da Pino Masciari Il 23 - maggio - 2014 COMMENTA

 

 

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E’ trascorso appena un anno da quando salpavo sulla nave della legalità, organizzata dalla fondazione Falcone,  in commemorazione di “Giovanni e Paolo”.  E rimane viva in me l’emozione dello   “sbarco a Palermo” con mille trecento ragazzi,  che sulla nave avevano vissuto     l’esperienza toccante della lezione di Don Ciotti,  quella del prefetto Trevisone  e la mia testimonianza di vita.

E’ passato il tempo nella consapevolezza che il ricordo del loro sacrificio, della loro sorprendente trasparenza , ti abbraccia  più che mai, ti rinnova nello spirito, indicando una strada difficile ma percorribile , unica  e saporita……..quella della Legalità.

Oggi più che mai è una esigenza ricostruire un pezzo di storia nel solco  del senso della loro vita . Unita al senso di devozione degli agenti della scorta che insieme a loro restano i nostri eroi: Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo , Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Paolo Borsellino,  Agostino Catalano, Emanuela Loi , Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Ancora e sempre grazie  Falcone e Borsellino!

 

La mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. il mio pensiero e la mia gratitudine va a i servitori dello Stato, alle loro famiglie che hanno vissuto il dramma della perdita dei loro cari.

Bisogna rimboccarsi le maniche, a partire dalle classi dirigenti, per non parlare della classe politica che va rinnovata completamente, dalle fondamenta. Solo così potremmo uscirne: tutti insieme, organizzando il coraggio” diventando noi tutti “Padroni delle nostre vite”.

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Vuoi incontrare Pino?

Se vuoi organizzare un incontro in cui ti piacerebbe che Pino Masciari fosse ospite, invia una mail al seguente indirizzo :  info@pinomasciari.it   -

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