criminalità organizzata – Pagina 168 – Blog degli Amici di Pino Masciari

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ESTORSIONI: VITTIMA, VIA DAL PARLAMENTO I TANGENTISTI Comments

ESTORSIONI: VITTIMA, VIA DAL PARLAMENTO I TANGENTISTI

(AGI) – Vibo Valentia, 4 set.- “Penso che al punto in cui siamo arrivati, il problema non si risolve nemmeno espellendo dalle associazioni quegli imprenditori che pagano il pizzo e che sono tantissimi. Perche’ bisognerebbe espellere dai partiti e dal Parlamento anche quei politici che chiedono tangenti sugli appalti e di cui ho una esperienza e conoscenza diretta”. Ad affermarlo, dallla localita’ segretain cui vive da oltre dieci anni, l’ex imprenditore vibonese Pino Masciari, definito uno dei piu’ importanti testimoni di giustizia d’Italia. Masciari di dichiara d’accordo con la dichiarazione di un altro teste, Nello Ruello, rilasciata all’Agi. “Sono dovuto scappare dalla mia Calabria per poter salvare la mia vita e quella della mia famiglia, vivendo da 11 anni come un penitente , come colui che deve pagare il conto di una colpa. Ma quale colpa? Quella d’aver denunciato – aggiunge – i miei estortori, gli ‘ndranghetisti e un sistema d’illegalita’ diffusa nei livelli politi- Istituzionali. E’ forse una colpa questa! E se una colpa non e’ stata, adesso voglio ritornare nella mia citta’ di Serra San Bruno, per rifare l’imprenditore. Sono questi gli esempi, l’unico modo, con cui lo Stato puo’ incominciare a debellare la mafia. Tutto il resto sono chiacchere che lasciano il tempo che trovano. Perche’ – aggiunge Masciari – finche’ chi ha il coraggio di denunciare viene punito e maltrattato anche dalla burocrazia dello Stato, finche’ non si cambia rotta e ad essere puniti siano i veri colpevoli con pene esemplari e certe, dopo un iter giudiziario breve ed efficiente, con il conseguente sequestro e la confisca dei beni accumulati illecitamente, l’isolamento da ogni livello sociale e politico, finche’ non ci sara’ una sinergia di questi fattori, le varie forme di mafia continueranno ad esistere e a fare paura. Ecco perche’ – continua – e’ giusto che finalmente l’esempio sia forte e determinato, soprattutto contro quei politici , che dopo aver instascato tangenti e seminato corruzione, persino hanno l’arroganza di sedere nei banchi del Parlamento, persino dopo essere stati condannati. Stessa cosa vale per quei dirigenti e funzionari dello Stato infedeli e tangentisti”.

fonte: (AGI) Cli/Adv

CALABRIA: TESTIMONE GIUSTIZIA MASCIARI,VOGLIO RIFARE L’IMPRENDITORE Comments

CALABRIA: TESTIMONE GIUSTIZIA MASCIARI,VOGLIO RIFARE L’IMPRENDITORE

(ASCA)- VIBO VALENTIA  

(ASCA) – Vibo Valentia, 4 set – ”Penso che al punto in cui siamo arrivati, il problema non si risolve nemmeno espellendo dalle associazioni quegli imprenditori che pagano il pizzo e che sono tantissimi. Bisognerebbe, invece, espellere dai partiti e dal Parlamento anche quei politici che chiedono tangenti sugli appalti e di cui ho una esperienza e conoscenza diretta”. Lo afferma l’ex imprenditore vibonese Pino Masciari, dal suo rifugio, definito uno dei piu’ importanti testimoni di giustizia d’Italia, che con le sue denunce ha spedito in galera decine e decini di estorsori, nel dichiararsi d’accordo con la dichiarazione di Nello Ruello. ”Sono dovuto scappare dalla mia Calabria per poter salvare la mia vita e quella della mia famiglia, vivendo da 11 anni come un penitente, come colui che deve pagare il conto di una colpa. Ma quale colpa? Quella d’aver denunciato i miei estortori, gli ‘ndranghetisti e un sistema d’illegalita’ diffusa nei livelli politici e istituzionali.
E’ forse una colpa questa! E se una colpa non e’ stata, adesso voglio ritornare nella mia citta’ di Serra San Bruno, per rifare l’imprenditore. Sono questi gli esempi, l’unico modo, con cui lo Stato puo’ incominciare a debellare la mafia. Tutto il resto sono chiacchere che lasciano il tempo che trovano”.
red/sam/alf

fonte: (Asca)

Immagini estive Comments

Immagini estive

La pausa estiva è finita. Postiamo qui alcune foto di alcuni appuntamenti di Pino Masciari invitato a parlare della sua storia.

Pino a Torre De’ Passeri

Pino a Torre de’ Passeri, ultima tappa della carovana estiva di Acmos- 3 agosto

Pino alla Provincia di Torino

Alla Provincia di Torino- 19luglio

ad Andezeno

Pino ad Andezeno (TO)- 9 giugno

Pino - polistena

Pistoia – 20 marzo

 

 

gli-amici-di-acmos-x-pino.jpg

i ragazzi di Acmos per Pino e i testimoni di giustizia

 

Infine l’articolo dalla Gazzetta del Sud per Legalitalia, manifestazione svoltasi a Reggio Calabria e organizzata dai ragazzi di ammazzatecitutti.org

articolo-gazzetta-del-sud-pino-a-legalitalia.pdf

Incontro del  GRUPPO AGESCI di Rogliano Calabro con Pino Masciari Comments

Incontro del GRUPPO AGESCI di Rogliano Calabro con Pino Masciari

” SPORCARSI LE MANI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE “

Il 26 agosto 2007 presso la villa Comunale di Rogliano Calabro (Cs), in occasione del ventennale del Gruppo Agesci, si è tenuta la tavola rotonda dal tema:

” SPORCARSI LE MANI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE”.

Pino masciari è intervenuto all’incontro per dare la sua testimonianza di scelta e di vita:

“… un incontro di grande valore etico-morale, con una partecipazione sentita e produttiva, che si inserisce sullo sfondo di un particolare momento che sta vivendo la Calabria.

Voglia di cambiamento nella forte determinazione di voler invertire la rotta verso la legalità e la giustizia. Tale desiderio di iniziativa viene manifestato dai giovani Scout che operano sul territorio e dalle attuali forze Istituzionali nella condivisione piena di portare avanti un così grande progetto di lotta alla criminalità organizzata. Nella speranza di aver trasmesso sulla base della mia esperienza vissuta un segnale di positività e fiducia nel senso dello Stato, mi sento in dovere di ringraziare il Gruppo AGESCI, in particolare i responsabili Giada Tassoni e Adolfo Salvino, il Sindaco Pino Gallo, il Vicesindaco Giovanni Altomare e il Comune di Rogliano”.

Grazie di cuore

Pino Masciari

Pino Masciari, testimone di giustizia e “vittima” del dovere Comments

Pino Masciari, testimone di giustizia e “vittima” del dovere

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La storia di Pino Masciari, testimone di giustizia o, come lui preferisce definirsi, “vittima del dovere”, è per molti versi esemplare. In una Calabria dove il coordinatore della Dda di Reggio, Boemi, dichiara che l’85% delle indagini nascono da captazioni telefoniche piuttosto che da denunce specifiche, dove gli imprenditori sottomessi al racket delle estorsioni, evidentemente, non hanno fiducia nelle istituzioni che dovrebbero proteggerli, Pino ha avuto il coraggio di andare controtendenza. Figlio di un imprenditore edile, primogenito di nove fratelli, divenuto a sua volta titolare della ditta del padre, Masciari è uno che ci ha saputo fare nel proprio lavoro. In poco tempo è diventato uno dei grossi costruttori aprendo una seconda impresa, nuove sedi a Catanzaro e Serra San Bruno e cantieri in tutte le province della Calabria ed anche all’estero, in Germania. Tutto questo non poteva certamente passare inosservato e prima il padre, poi lui stesso, sono stati costretti a “regalìe” nei confronti di numerose famiglie della malavita. Appartamenti venduti sottocosto, villette costruite senza percepire neanche un soldo. Poi, mano a mano che il volume degli affari cresceva, l’obbligo di comprare calcestruzzo e i vari materiali da costruzione da “amici”, l’imposizione di assunzioni di persone “particolari”, e, infine, l’obbligo di pagare anche una percentuale fissa sui lavori. «La cosa più grave- dice con un filo di ironia- è che poi si ammazzavano tra di loro e dovevo costruire pure le cappelle cimiteriali, senza, ovviamente, percepire neanche un centesimo. Ero ancora giovane e potevo anche permettermi certe regalìe ma ad un certo punto non ce l’ho fatta più ed ho detto basta. Quando queste persone mi hanno imposto il tre per cento di ogni importo a base d’asta, in maniera categorica, ho detto no, a questo punto non dò più un soldo a nessuno. Ho deciso di denunciare. E da lì sono iniziati i guai più grossi. Incendi nei cantieri, colpi di lupara, telefonate minatorie. Sono stato costretto ad andare via dalla Calabria con mia moglie e i miei due figli. Vivo in una località del Nord dal 1997, allorquando una decina di carabinieri vennero di notte, mi caricarono su un furgone e mi portarono via, messo sotto programma di protezione da parte del Ministero dell’Interno». E già, perché Pino l’ha fatta grossa: ha avuto il coraggio di denunciare e far condannare esponenti mafiosi di ben quattro province. E non solo: ha denunciato anche pezzi delle istituzioni colluse, facendo processare anche un magistrato. «Non è stato facile. Parliamo degli anni ’92, ’93 e ’94 allorquando in Calabria la situazione era così calda che il giudice Antonino Caponnetto aveva detto che qui non c’era più lo Stato». Oggi, Masciari si definisce “un morto che cammina”; teme da un momento all’altro che possa succedere qualcosa a lui o alla sua famiglia. Ma nutre fiducia nella giustizia, anche se con le dovute specificazioni. «Devo per forza avere fiducia, sennò farei prima a mettermi io stesso sottoterra senza aspettare che lo faccia qualcun altro. Comunque in Calabria ci sono magistrati, che ho conosciuto personalmente, che vogliono lavorare e darsi da fare. Il punto è metterli nelle condizioni di poterlo fare». Pino, intanto, il suo dovere lo ha fatto. E per farlo è dovuto tornare più volte in Calabria per testimoniare. Lui stesso racconta come: portato da normalissime auto Fiat senza blindatura, con la targa della località “segreta” dove risiede con la sua famiglia e dove è censito con nome e cognome veri; lasciato più volte, a Nicastro come a Vibo o a Crotone, senza scorta e senza tutela; costretto ad esibire negli alberghi dove è stato alloggiato, assieme alla sua scorta, i documenti con i suoi dati reali cosicché molti hanno potuto vedere dove risiede. Nel corso degli anni, Masciari si è trovato più volte nelle aule dei tribunali di fronte alle persone che ha denunciato. Ha incrociato i loro sguardi infuocati e poco rassicuranti. «Devo sforzarmi di avere fiducia nella giustizia», ripete, forse anche per convincersene. La domanda, a questo punto, è quasi ovvia: lo rifarebbe? «Si. Oggi sono cambiate tante cose rispetto al passato. Si parla apertamente in pubblico di mafia, c’è la legge antiracket, chi denuncia non è costretto più a partire. E se ci saranno più persone a denunciare i propri estortori le cose possono migliorare ancora di più. Perché siamo anche noi che dobbiamo aiutare lo Stato a sconfiggere la mafia, non possiamo fare gli indifferenti». Intanto, Beppe Grillo lo chiama tutte le sere durante i suoi spettacoli e gli fa raccontare la propria storia. Anche questo è un modo per far cambiare le cose. Bravo Pino. E grazie.

(25-08-2007)

Dalla redazione di Riviera on line