‘ndrangheta – Pagina 160 – Blog degli Amici di Pino Masciari

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Video dell’incontro di Pino Masciari con gli studenti dell’università della Calabria Comments

Video dell’incontro di Pino Masciari con gli studenti dell’università della Calabria

L’incontro di Pino con gli studenti Calabresi è stato come sempre commovente ed efficace.

Siamo stati in grado di ttrasmettere l’incontro in diretta web, e la chat a cui erano collegati gli amici di Pino sparsi per l’Italia era proiettata in sala rendendo interattiva la conferenza e facendoci sentire tutti vicini a Pino e ai calabresi.

Durante la conferenza è arrivata la notizia del conferimento della Cittadinanza Onoraria da parte del Comune di Torino.

Qui potrete rivedere la registrazione.

Attendiamo il racconto della giornata a Torino da parte dei ragazzi del Presidio

Ma soprattutto siamo in attesa di segnali da parte delle istituzioni…

 

Pino Masciari a Trieste – In più: Notizie varie Comments

Pino Masciari a Trieste – In più: Notizie varie

Riceviamo e pubblichiamo le immagini delle giornate di Pino Masciari a Trieste per il giorno della memoria con le scuole e i ragazzi di Libera:

 

Da La Spezia, prossimo appuntamento di Pino con il pubblico per affermare i valori di Giustizia e Legalità, arrivano notizie di Salesiani proprietari di sale che si sono ritirati all’ultimo per la presenza degli amici di Beppe Grillo tra gli organizzatori dell’evento. Per fortuna gli stessi hanno resistito andando ad affermare i propri diritti direttamente alla Provincia che ha risolto tutto…. e quindi la serata si farà nella sala originaria.

Qui le ultime news: "GRANDE VITTORIA!!!!!! la marianne e Mattia ricevuti stamani personalmente dal presidente della provincia Dott. Fiasella, ritornano vincitori.!!!!!! Ci è stato concesso il Fossati per entrambe le conferenze!!! Tutto pagato dalla Provincia!!! Aspettiamo resoconto dai nostri eroi!!!!!!!" (scritto da Arabafenice)

BRAVI!

Che dire? Le argomentazioni per non ospitare l’evento si abbassano a discussione di carattere politico in questo clima elettorale che impedisce di pensare ad altro. La Giustizia e la Legalità sono temi non di sinistra o di destra ma di altri due schieramenti: chi è per la Legalità e chi è contro la Legalità.

Mi rammarica leggere episodi come questi perchè nascono dalla mancanza di memoria: al sud soprattutto alcuni dei fautori delle grandi rivoluzioni contro la cultura mafiosa sono nate proprio dai preti delle parrocchie dei quartieri più difficili che sappiamo aver pagato il loro impegno con la morte violenta, spesso nell’indifferenza o peggio ancora nel biasimo della stessa Chiesa. Subito dopo aver letto il fatto mi sono affiorati alla memoria i volti di Don Puglisi e Don Diana.

 

                          

 

Non bisogna confondere gli alti valori che dovrebbero guidare la nostra società con polemica di bassa lega. Per fortuna la saggezza ha prevalso scevra da interessi elettorali. Non è che in campagna elettorale la mafia smette di muoversi, anzi: quindi nessuno di noi può permettersi di smettere di parlare di Legalità e Giustizia.

Le recenti esperienze pubbliche confermano che i comuni cittadini hanno il bisogno di ascoltare le parole di persone come Pino Masciari che hanno fatto la lotta alla mafia nell’unico vero modo possibile ossia mettendosi in gioco, che sono testimoni non solo nei processi ma di scelte, riconosciuto come esempio attuale di resistenza.

Bene una storia a buon fine. Buona giornata e ….alle prossime news!

 

Incontro del  GRUPPO AGESCI di Rogliano Calabro con Pino Masciari Comments

Incontro del GRUPPO AGESCI di Rogliano Calabro con Pino Masciari

” SPORCARSI LE MANI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE “

Il 26 agosto 2007 presso la villa Comunale di Rogliano Calabro (Cs), in occasione del ventennale del Gruppo Agesci, si è tenuta la tavola rotonda dal tema:

” SPORCARSI LE MANI PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE”.

Pino masciari è intervenuto all’incontro per dare la sua testimonianza di scelta e di vita:

“… un incontro di grande valore etico-morale, con una partecipazione sentita e produttiva, che si inserisce sullo sfondo di un particolare momento che sta vivendo la Calabria.

Voglia di cambiamento nella forte determinazione di voler invertire la rotta verso la legalità e la giustizia. Tale desiderio di iniziativa viene manifestato dai giovani Scout che operano sul territorio e dalle attuali forze Istituzionali nella condivisione piena di portare avanti un così grande progetto di lotta alla criminalità organizzata. Nella speranza di aver trasmesso sulla base della mia esperienza vissuta un segnale di positività e fiducia nel senso dello Stato, mi sento in dovere di ringraziare il Gruppo AGESCI, in particolare i responsabili Giada Tassoni e Adolfo Salvino, il Sindaco Pino Gallo, il Vicesindaco Giovanni Altomare e il Comune di Rogliano”.

Grazie di cuore

Pino Masciari

Acmos, Libera e l’Associazione Antimafia Rita Atria, insieme in una tappa a Pisa Comments

Acmos, Libera e l’Associazione Antimafia Rita Atria, insieme in una tappa a Pisa

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E’ un boicottaggio?

Omertà e cultura stonano: potrebbe essere una “distrazione” anche verso il calabrese Masciari?

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Acmos, Libera e L’Associazione Antimafia Rita Atria, insieme in una tappa a Pisa Comments

Acmos, Libera e L’Associazione Antimafia Rita Atria, insieme in una tappa a Pisa

E’ UN BOICOTTAGGIO?

Omertà e cultura stonano: potrebbe essere una “distrazione” anche verso il calabrese Masciari? 

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In ricordo di Rita Atria – Pino Masciari a Roma il 23 Luglio 2007 Comments

In ricordo di Rita Atria – Pino Masciari a Roma il 23 Luglio 2007

 

Foto di foto di Marco Donatiello/DP Studio

Pino Masciari in Viale Amelia 23

 

 

“Ora che è morto Borsellino, nessuno può capire che vuoto ha lasciato nella mia vita.
Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi. Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combarrete la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici, la mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.
Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi
ma io senza di te sono morta.”

Rita Atria

 

 

Altre immagini su www.ritaatria.it

Associazione mafiosa ed estorsione, <br /> chieste condanne per 98 anni Comments

Associazione mafiosa ed estorsione,
chieste condanne per 98 anni

La storia è quella di sempre; amaramente uguale nonostante siano passati anni e nel frattempo siano cambiati pure i governi. Cambia l’ordine degli addendi ma non il prodotto per i testimoni di giustizia che si ritrovano sempre al punto di partenza. O meglio di non partenza considerato che c’è chi come Pino Masciari, l’imprenditore di Serra San Bruno che dal‘97 vive con la famiglia in località protetta, a partire per seguire i processi in cui si è costituito parte civile non riesce proprio.
L’ultima “perla” risale a pochi giorni fa. Giorno 11 maggio Masciari avrebbe voluto essere a Crotone dove si svolgeva l’udienza a carico di undici imputati – due rispondono di associazione per delinquere, gli altri a vario titolo di estorsione semplice e di estorsione aggravata dalle modalità mafiose – conclusasi con la requisitoria del pm distrettuale Marisa Manzini. Procedimento che, come gli altri, vede l’ex imprenditore parte civile. Ebbene aveva comunicato la data anzitempo al Nop (Nucleo operativo di protezione) di competenza e anche quelle degli altri processi – il 22 dovrebbe essere a Catanzaro (Corte d’Appello), idem il 30 (ma in Tribunale) e nello stesso giorno a Roma (Cassazione) – ma, nonostante le verifiche effettuate dai militari del Nop, è stato contattato soltanto la vigilia del processo (giovedì 10) e tra l’altro alle 16,30 quando gli è stato detto che avrebbe viaggiato su un’autovettura non blindata.
Una storia assurda che è diventata paradossale e grottesca nelle ore successive a seguito del rifiuto di Masciari di viaggiare in quelle condizioni mettendo a repentaglio la sua vita e quella degli accompagnatori. Una storia che l’avvocato Maria Claudia Conidi ha posto all’attenzione della Commissione parlamentare antimafia, del Comitato testi, del ministro dell’Interno e della Commissione centrale ex art. 10 legge 82/91. Una denuncia bella e buona che mette in luce la difficoltà di vivere di Masciari e della sua famiglia, privati di ogni libertà, ma soprattutto della possibilità di essere presente «dove la giustizia intenderebbe chiamarlo».
Morale della favola, come accaduto altre volte e come del resto dallo stesso Masciari denunciato pubblicamente in televisione, a quel processo non ci è andato. Per gli altri non si sa. Per quello in corso davanti al Tribunale di Crotone, iniziato nell’ottobre del 2003, la prossima udienza è stata fissata per l’8 giugno. È probabile che i giudici emettano la sentenza. Intanto il pm della Dda di Catanzaro Marisa Manzini ha chiesto pene per complessivi 98 anni più 42mila euro di multe nei confronti degli imputati. Le richieste più pesanti riguardano Pietro Scerbo (16 anni) e Giovanni Trapasso (12 anni), entrambi rispondono di estorsione e associazione.
Le altre persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di estorsione semplice e aggravata. Si tratta di: Nicola Arena (9 anni e 6 mila euro di multa); Salvatore Vallelunga del ‘61, Damiano Vallelunga, Antonio Vallelunga e Cosimo Vallelunga (8 anni e 5 mila euro ciascuno); Rocco Vallelunga, Giovanni Vallelunga e Cosimo Franzè (7 anni e 4 mila euro di ciascuno); Salvatore Vallelunga del ‘59 (8 anni e 4 mila euro). Nei confronti degli stessi imputati è decaduto per intervenuta prescrizione il capo d’imputazione relativo alla violenza privata, mentre per altri reati sono stati assolti per non aver commesso il fatto.
Coinvolti nel procedimento – che rappresenta uno dei diversi tronconi in cui l’inchiesta fu suddivisa – anche Salvatore Cassaro, Cesare Napolitano, Luciano Battaglia e Mario Scarpino per i quali è stato disposto il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. I reati trattati, infatti, sarebbero stati commessi nel periodotra il ‘90 e il ‘91.

Articolo originale dalla Gazzetta del Sud: Associazione mafiosa ed estorsione,chieste condanne per 98 anni

Operationsgebiet Deutschland-  Italienische Mafia zieht sich hierher nicht zurück, sondern entfaltet sich Comments

Operationsgebiet Deutschland- Italienische Mafia zieht sich hierher nicht zurück, sondern entfaltet sich

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25.08.07
Operationsgebiet Deutschland

Italienische Mafia zieht sich hierher nicht zurück, sondern entfaltet sichVon Tom MustrophIn der Nacht zum 15. August waren nahe des Duisburger Hauptbahnhofes sechs Italiener Opfer einer Mafiafehde geworden. Die Ermittlungen sollen laut deutscher und italienischer Behörden auf Hochtouren laufen. Allerdings erfolglos, und neue Bluttaten werden befürchtet.
Wenige Tage vor dem Mord in Duisburg hatten die kalabresischen Carabinieri ein dickes Dossier über die Zuspitzung der Fehde zusammengestellt. 70 Namen von wichtigen ‘Ndranghetisti sind dort – als mögliche Auftraggeber und potenzielle Opfer – erwähnt, außerdem mehrere Dutzend sogenannter Soldaten: das Personal für die Killerkommandos. Unter den 70 Personen soll sich auch der Name Marco Marmo, eines der Opfer von Duisburg, befinden.
Ihn verdächtigt die Polizei, die Waffen für den einstigen »Weihnachtsmord« an Maria Strangio, der Frau des Bosses Giovanni Nirta, besorgt zu haben. Doch mittlerweile vermuten die Carabinieri, dass Marmo nicht nur aus Rachegründen ermordet, sondern präventiv beseitigt worden sein könnte. Es gibt nämlich Hinweise, dass Marmo in Deutschland auf Einkaufstour für weitere Waffen war. Sollten sich diese Hinweise bestätigen, ist die Mär vom »Rückzugs- und Ruheraum« Deutschland dahin. Vielmehr wäre es damit wohl zum offenen Operationsgebiet avanciert.‘Ndrangheta ist heute die Mächtigste
»Für mich ist der Anschlag in Deutschland keine Überraschung. Die ‘Ndrangheta ist gegenwärtig die mächtigste kriminelle Organisation weltweit. Sie hat sich gegen die anderen Mafien – russische, albanische, auch deutsche – durchgesetzt. In Deutschland setzte sie sich vor allem seit dem Mauerfall fest. Sie nutzte die günstigen Gelegenheiten zur Geldwäsche und kaufte in manchen Städten ganze Quartiere auf«, stellt Pino Masciari gegenüber dieser Zeitung fest.
Der Bauunternehmer aus dem kalabresischen Serra San Bruno hat sich in den 90er Jahren gegen die ‘Ndrangheta gestellt. Er hat sich geweigert, den »Pizzo«, das Schutzgeld zu zahlen. Er hat seine Erpresser angezeigt, unter ihnen auch Mitarbeiter der Behörden, die für öffentliche Bauten eine weitere »Provision« vom Unternehmer gefordert hatten. Masciari hatte versucht, mit seinem Geschäft nach Europa zu entkommen. Doch wohin er auch kam, immer schon war jemand von der Mafia da. Nicht immer als Erpresser, sondern auch schlicht als Geschäftskonkurrent, der dem Landsmann mitunter sogar Zusammenarbeit anboten. Masciari schildert: »Auf einer Baustelle in Dresden sind mir Investoren der Camorra begegnet. In Dessau hat man mir ein todsicheres Verfahren zur Geldwäsche angeboten.«
Vor über zehn Jahren wurde der Bauunternehmer Masciari von nachweislich korrupten Behörden seiner Heimatprovinz in den Ruin getrieben. Führende Mafiosi und einfache Erpresser sowie deren Komplizen in Politik, Verwaltung, Privatwirtschaft und auch in der Justiz sind aufgrund seiner Aussagen ins Gefängnis gekommen. Er reist durch ganz Italien, um mit der Überzeugungskraft seiner Person und der Relevanz seiner Biografie zum Kampf gegen die Mafia zu mobilisieren. »Der Staat muss härter durchgreifen«, lautet sein Appell. Wer zu langen Gefängnisstrafen verurteilt wird, müsse diese auch absitzen. »Viele, die zu zehn, zwanzig Jahren verurteilt wurden, kommen nach drei, vier Jahren wieder heraus. Das ist keine Abschreckung«, meint er und setzt nach: »In Italien ist gegenwärtig die Demokratie bedroht.«
Von seinem derzeit geheimen Wohnort aus beobachtet er auch die Vorgänge in seiner einstigen ökonomischen Heimat Deutschland. »Es ist alarmierend, was dort passiert. Die ‘Ndrangheta glaubt offensichtlich, sich alles herausnehmen zu können, was sie will.« Masciaris Ferndiagnose wird von bisherigen Ermittlungsergebnissen erhärtet. Bis zu zehn Personen sollen in Duisburg in der Nacht zum 15. August in unmittelbarer Nähe der Pizzeria »Da Bruno« gewesen sein, darunter auch einige hochgestellte Familienmitglieder des Strangio-Nirta-Clans. Sie wollten sich, so lautet eine Hypothese, vom Gelingen der Aktion überzeugen. Über das Ausmaß der Verbreitung der ‘Ndrangheta in Deutschland gibt es bislang nur wenige handfeste Fakten.
Ein Goldschatz in dieser Hinsicht, aus dem nur hin und wieder einige Körner fallen, sind die Unterlagen der »Operation Lukas«. Benannt wurde sie nach dem Herkunftsort von Opfern und wahrscheinlich auch Tätern der Mordtat von Duisburg, durchgeführt bereits 2001, gemeinsam von Beamten des BKA und kalabresischen Fahndern. Sie soll eine Karte enthalten, in der mafiaverdächtige Unternehmen und Immobilien in ganz Deutschland verzeichnet sind. Genannt sind nach Recherchen der italienischen Repubblica Städte wie Duisburg und Bochum, Erfurt und Leipzig.
Ins alte Industrierevier des Westens ergoss sich seit den 50er Jahren ein Einwandererstrom aus Süditalien. Darunter viele Kalabreser, viele, die der Armut entfliehen wollten, viele auch, die die Bevormundung durch die Clans satt hatten und mit ihrer Hände Arbeit ein selbstbewusstes Leben gründen wollten. Eine bittere Ironie der Geschichte scheint nun, dass in der italienischen Community Mafiosi spielerisch leicht untertauchen und mit ihren Geldern für Respekt sorgen können.
Die Entwicklung im Osten hat Masciari aus eigenem Erleben erfahren. »In den 90er Jahren war hier jedes Geld willkommen. Niemand hat gefragt, woher es kam. Um ihr Geld zu waschen, konnte sich die Mafia deutscher Strohmänner bedienen«, sagt er. Für ihn steht fest: Neun von zehn aller nach dem Mauerfall von Kalabresen gegründeten Pizzerien und Ristorantes in Deutschland sind Geldwaschmaschinen; der größte Teil davon befindet sich in Ostdeutschland. Aber auch in größeren Unternehmen, selbst in Weltkonzernen soll Geld der ‘Ndrangheta stecken.
Diese Mafia gilt derzeit als die dynamischste Verbrecherorganisation. Beispielsweise ist sie nicht so stark zersplittert wie die neapolitanische Camorra, deren interner Krieg seit zehn Jahren Ermittler und Journalisten, Notärzte und Gefängniswärter zu Sonderschichten zwingt. Andererseits ist sie nicht so starr und hierarchisch organisiert wie die sizilianische Cosa Nostra.
Erst Giftmüll, dann Frankfurter Börse
Bis in die 80er Jahre galt die ‘Ndrangheta als Feierabendgemeinschaft von Schäfern und Schmugglern, die sich ein Zubrot durch Entführungen besorgten. Ihre Gewalttätigkeit blieb lokal begrenzt. Doch dann »entdeckte« sie das Giftmüllgeschäft. Anfangs wurden die Konvois – darunter verstrahlte Materialien – nach Somalia verbracht, später wurde alles gleich auf See verklappt. Mit dabei waren die jetzt verfeindeten Clans Strangio-Nirta und die Pelle-Romeo aus San Luca. In die logistische Feinarbeit sollen türkische Gangs eingebunden gewesen sein. Die dabei geknüpften Kontakte führten schließlich zum Einstieg in den Drogenhandel.
Die Geldmengen, die die ‘Ndrangheta umsetzt, sind enorm. Schätzungen liegen bei 35 Milliarden Euro in jedem der beiden letzten Jahre. Wie sehr die ‘Ndrangheta im Geld badet, illustrierte kürzlich Italiens Vize-Innenminister Marco Minniti: »Unlängst sind wir auf eine Ndrina (Organisationseinheit der ‘Ndrangheta – d.A.) gestoßen, die Geld verstecken wollte. Es handelte sich um einen Eimer mit fünf Millionen Euro. Der Junge, der den einmauerte, hatte geschlampt, und der Mörtel zerfraß die Scheine. Er war entsetzt und dachte, er würde an Ort und Stelle erschossen. Doch sein Boss soll ihm gesagt haben: »Sohn, sorge dich nicht. Das Geld kommt und geht, und es kommt wieder.«
Ein BND-Bericht aus dem Jahr 2006 vermerkt, dass die Organisation sich an der Frankfurter Börse massiv in internationale Energiefirmen eingekauft hätte, u.a. in den russischen Multi Gazprom. Der wiederum hat seinen symbolischen Sitz derzeit im Herzen des Ruhrgebiets, nämlich direkt auf den blauen Trikots von Schalke 04. Und von Gelsenkirchen bis Duisburg ist es nur ein sprichwörtlicher Katzensprung.


Weiter ohne heiße Spur
Nach den Mafia-Morden in Duisburg hat die Polizei gestern in mehreren deutschen Städten Durchsuchungen mit Schwerpunkt Nordrhein-Westfalen vorgenommen. Die sicher gestellten Gegenständen würden ausgewertet, sagte ein Polizeisprecher. Eine heiße Spur zu den Tätern gebe es nicht. Bei der gestrigen Polizeiaktion sei auch niemand festgenommen worden. AFP/ND