Blog degli Amici di Pino Masciari

Nuove iniziative con una marcia in più Comments

Nuove iniziative con una marcia in più

Ciao a tutti,

la prossima settimana si cambia registro su questo blog.  Chi ha seguito i video della giornata degli Amici di Pino avrà ascoltato le parole degli esponenti della commissione Antimafia che hanno a cuore la situazione dei Masciari e in particolare il Vicepresidente alla commissione Lumia ha parlato di una definizione per fine anno, pur parlando delle difficoltà all’interno della commissione stessa.

Vi chiederemo quindi di aiutarci a fare Rete

Considerazioni sul processo prescritto Comments

Considerazioni sul processo prescritto

Riprendiamo la normale attività del blog rallentate per il gran fermento di preparare la Giornata di Pino Masciari del 28 ottobre.

Eravamo rimasti alla prescrizione dei reati di estorsione del processo

Contatti per partecipare e per informazioni Comments

Contatti per partecipare e per informazioni

Per chi volesse maggiori informazioni
Per chi volesse partecipare insieme a noi
Per chi volesse dare un contributo diretto e indiretto (non parliamo di soldi ma di tirarsi su le maniche)
Per chi volesse diffondere la notizia di questa iniziativa

Potete contattarci

La giornata degli amici di Pino Masciari Comments

La giornata degli amici di Pino Masciari

Il pomeriggio del 28 ottobre 2007 a Copanello di Stalettì (CZ) abbiamo organizzato la Giornata degli Amici di Pino Masciari.

Abbiamo chi? Tutti coloro che in questi anni hanno conosciuto  Pino Masciari, la sua famiglia e la sua storia. Credo ognuno di noi possa ricordare con precisione il momento di quell’incontro e le emozioni che ha generato.

Che abbiamo cercato di condensare in questo blog. Per far conoscere alle persone la sua storia e per far sapere a Pino quante persone gli sono costantemente vicino.

La giornata prevede in confronto tra cittadinanza e istituzioni per far tesoro dell’esperienza di dieci anni di Pino come testimone di giustizia. Anniversario che cade appunto a ottobre di quest’anno. Molte cose sono accadute e mai come ora si sono avuti segnali di miglioramento e di volontà di risolvere la sua situazione.

1° raduno regionale dei meetup calabresi di Beppe Grillo Comments

1° raduno regionale dei meetup calabresi di Beppe Grillo

Una cinquantina di ragazzi e ragazzi, uomini e donne, riuniti attorno ad una caratteristica panchina per cercare di cambiare, in meglio, questa nostra Calabria, questa derelitta Italia.

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Stiamo parlando del primo raduno dei Meetup calabresi vicino alle idee di quello che ormai non è più solo un comico e cioè Beppe Grillo.

L’incontro, al quale erano presenti i Meetup di Crotone (guidato dall’organizer Irene Magistro), Catanzaro (con il suo responsabile nonché padrone di casa Massimiliano Capalbo), Cosenza (con la battagliera Alessandra Battistiol) e Reggio Calabria (con Antonino Monteleone) si è tenuto nel bellissimo Parco della Biodiversità Mediterranea “Scuola Agraria” di Catanzaro ed aveva il seguente ordine del giorno:

  1. Presentazione e condivisione di un approccio comune;
  2. Reazione alla vicenda De Magistris;
  3. Organizzazione Pino Masciari Day.

Prima della relazione dell’organizer di casa e cioè Massimiliano Capalbo, sono intervenuti anche signori del Colimo (Comitato Liberazione monetaria) di Crotone; ha preso la parola Ettore Affatati che ha spiegato l’importanza di sviluppare una specie di moneta calabrese, una specie di buono sconto monetario che potrebbe dare un spinta allo sviluppo della Calabria in particolare ma anche dell’Italia in generale. Ad avvalorare le tesi di Affatati intervenuto anche Napoleone Guido, ex presidente della Camera di Commercio di Crotone e attuale presidente della Confcommercio regionale della Calabria.

Chiusa la lunga parentesi, Massimiliano ha preso la parola illustrando il programma o almeno le idee che dovrebbero essere seguite dai Meetup prendendo a mo’ di esempio il “manuale dell’hacker” o forse sarebbe meglio dire la filosofia dell’hacker, logicamente di quelli che non commettono reati.

Si è quindi passati, tra un intervento e l’altro alla discussione sugli interventi da realizzare in solidarietà del magistrato Luigi De Magistris della DDA di Catanzaro, di cui il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha chiesto al Consiglio Superiore della il trasferimento d’ufficio “forse perchè stava indagando dove non doveva”.

A tal riguardo vista la presenza di numerosi in iniziative spontanee già programmate è stato dato pieno appoggio ad esse alle quali, quindi, ci sarà la presenza anche dei componenti i Meetup calabresi.

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Accantonati, perchè non è così che si cambiamo le cose, grazie anche all’illuminante intervento di Giuseppe d’Ippolito, uno degli avvocati di Beppe Grillo, presente all’incontro di Catanzaro, le idee di alcune frange che avevano programmato blocchi di autostrada, aeroporto e ferrovia.

Sarà invece certamente organizzato nella seconda metà di ottobre il Pino Masciari Day, una giornata dedicata all’imprenditore calabrese, che non tutti conoscono, che si è ribellato alla ‘ndrangheta e che da dieci anni vive sotto scorta in una specie di esilio istituzionalizzato e all’insegna del lui “in carcere” e i suoi aguzzini liberi!

L’incontro tra i Meetup calabresi si è svolto in piena armonia e in molti hanno partecipato intervenendo e dando un contributo ai vari discorsi intrapresi.

Importante la presenza dell’avvocato di Grillo, Giuseppe D’Ippolito che oltre al nome è accomunato al comico genovese anche dall’aspetto all’insegna: “Se non sono come me non li voglio”; si ci è dati appuntamento al prossimo incontro ma soprattutto ad un incontro quotidiano sui Meetup delle varie province calabresi ed inoltre è stato proposto di realizzare un Meetup regionale dove sviluppare le idee comuni.

[Rosario Rizzuto]

[24.09.2007]

fonte. www.arealocale.com

Immagini del Primo Raduno dei Meetup di Grillo calabresi

Polemica tra Centaro, Lumia e Sinisi sull’autonomia dell’antimafia Comments

Polemica tra Centaro, Lumia e Sinisi sull’autonomia dell’antimafia

”Il governo non ha mai interferito nelle attivita’ del Parlamento e meno che mai in quelle della Commissione Antimafia che e’ organo di controllo anche sull’attivita’ dell’esecutivo”. E’ quanto sottolinea, in una dichiarazione, il Presidente della Commissione Antimafia, Roberto Centaro, replicando all’on.Giannicola Sinisi. Questi, in un articolo che apparira’ sull’ Espresso di domani, sostiene che ”il comitato per i testimoni di giustizia che coordino alla commissione antimafia e’ stato sabotato dal governo Berlusconi. La maggioranza – dice – si e’ perfino opposta quando ho chiesto di sentire il sottosegretario all’ interno Alfredo Mantovano. Soltanto dopo l’ audizione del testimone Giuseppe Masciari e’ arrivato il via libera, ma quel punto era l’ estate 2005”. ”L’audizione dei rappresentanti del governo e quindi del sottosegretario Mantovano – sottolinea Centaro – viene disposta dall’ufficio di presidenza che ne valuta l’utilita’ ai fini dell’attivita’ di indagine svolta dalla commissione stessa. Peraltro lo stesso Mantovano e’ gia’ comparso davanti alla commissione e si e’ sempre dichiarato disponibile come tutti gli altri rappresentanti del governo con il quale vi e’ sempre stato un rapporto sinergico come e’ giusto che sia nella lotta alla mafia. In sede di ufficio di presidenza, con l’accordo dell’on.Sinisi, si era deciso di ampliare l’accertamento sui testimoni di giustizia non soffermandosi al caso Masciari. Temo che l’ on.Sinisi abbia una visione parziale tra cui trae deduzioni di carattere generale inesistenti sul trattamento riservato ai testimoni di giustizia”. ”Lo Stato – dice ancora Centaro – sta perfezionando e mettendo in campo le migliori energie per la tutela dei testimoni di giustizia, veri e propri eroi civili, il cui numero e’ in sensibile aumento, a dimostrazione della fiducia nelle capacita’ dello Stato di tutelarli. E’ sempre stata mia abitudine verificare eventuali defaillance dell’apparato di contrasto delle istituzioni e porvi rimedio. E lo stesso atteggiamento sara’ tenuto nei confronti dell’apparato concernenti i testimoni di giustizia. Forse – conclude Centaro – sarebbe il caso che l’on.Sinisi riprenda a fare politica antimafia e non politica dell’antimafia”.
Sinisi replica. “false le affermazioni di Centaro”
”Le dichiarazioni del Presidente della Commissione Antimafia sono semplicemente false. Il fatto che sia consapevole della loro falsita’ induce a riflettere sull’imparzialita’ della conduzione della Commissione parlamentare Antimafia”. Giannicola Sinisi replica a stretto giro di posta a Centaro. ”Il presidente Centaro -dice- sa bene che la mia richiesta di sentire il sottosegretario Mantovano in Ufficio di presidenza e’ stata respinta dal centrodestra e che solo dopo la presentazione da parte mia del documento sul caso Masciari il ministro dell’Interno, evidentemente non bene informato su questi precedenti, ha inviato una lettera al Presidente del Senato con la quale contestava il contenuto del documento stesso e lamentava la mancata audizione del sottosegretario Mantovano. Non era mai accaduto in passato – sottolinea l’esponente della Margherita- che il Ministro dellInterno scrivesse al Presidente del Senato e non alla Commissione Antimafia per lamentare il contenuto di un documento approvato da un comitato parlamentare”. Sinisi puntualizza che la sua successiva richiesta di esaminare il documento Masciari in Commissione ”e’ stata ancora una volta ricusata dalla maggioranza di centrodestra” e che gli ”e’ stato chiesto di procedere alla redazione di un documento di carattere generale. Come e’ evidente – osserva- tutte le proposte che ho formulato sono state impedite o comunque interdette o rese piu’ difficoltose”. Nel far presente che ”i testimoni di giustizia nel Sud e in Calabria in particolare sono degli autentici eroi perche’ non gli e’ consentito dallo Stato di essere cittadini normali”, Sinisi rileva che ”dalla vicenda Masciari si poteva trarre un insegnamento utile per migliorare lefficienza dello Stato a fianco dei cittadini onesti”; ”invece oggi, anche grazie al presidente Centaro, l’Antimafia e’ tornata ad essere un terreno di scontro politico. E non per causa mia”
Centaro aggiunge “Sinisi legga con attenzione le mie parole”
”Forse sarebbe il caso che l’on. Sinisi rileggesse con attenzione la mia dichiarazione. Sul resto delle sue affermazioni evito qualsiasi tipo di commento per la loro evidente pochezza”: lo afferma il presidente della commissione Antimafia, Roberto Centaro, replicando all’esponente dl che aveva definito ”false” le sue dichiarazioni.
Interviene Lumia che da ragione a Sinisi
”La denuncia dell’on Sinisi e’ condivisa pienamente dal nostro gruppo. L’Antimafia deve essere una istituzione autonoma e deve avere quella liberta’ per denunciare le scelte del governo che in questo campo sono da censurare e condannare. L’interferenza denunciata dall’on Sinisi c’e’ stata . E’ inutile nasconderla o minimizzarla”. Giuseppe Lumia si schiera a fianco del collega della Margherita e chiede al presidente dell’Antimafia Centaro di ”correggere il tiro”. ”I testimoni stanno vivendo un momento drammatico . Non passa giorno che non incontrino delle gravi difficolta’. Per questo governo non sono una risorsa ma sono diventati un problema, quasi un peso. Questa valutazione la deduco dalle corali proteste che i testimoni esprimono continuamente” dice Lumia. E aggiunge: ”sul caso Masciari era giusto e corretto approvare in Commissione la relazione che era stata predisposta e licenziata dal Comitato appositamente costituito per valutare la condizione concreta in cui versano i testimoni di giustizia. All’inizio -sottolinea – c’era stata data la disponibilita’ da parte della maggioranza a discutere e approvare un documento apposito. Poi c’e’ stato un dietrofront e si e’ chiesto di annegare una valutazione specifica sul caso Massciari in una generica relazione che doveva valutare tutti i casi fin qui esposti”. ”I testimoni di giustizia -dice ancora l’esponente dei Ds- sono la migliore risorsa che abbiamo nella lotta alla mafia perche’ parliamo di cittadini che hanno scelto liberamente di denunciare e di stravolgere la propria vita pur di affermare la centralita’ del dovere civile e dello Stato. Nella lotta alla mafia e’ necessario avere massimo rigore e quando un’istituzione sbaglia, bisogna avere il coraggio di denunciarlo e di correggere il tiro. Chiediamo al presidente dell’Antimafia di svolgere questo compito – conclude Lumia- come quando eravamo noi in maggioranza abbiamo avuto il coraggio di fare nei confronti delle richieste della allora opposizione proprio sui testimoni di giustizia”.

Ottobre 2007

fonte:   NuovaCosenza.com                    men71.gif

COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA Comments

COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA

 MEMORIA INTEGRATIVA DELLE DICHIARAZIONI RESEDAL TESTIMONE DI GIUSTIZIA GIUSEPPE MASCIARIAVANTI ALLA SOTTOCOMMISSIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE ANTIMAFIA IN DATA 11/11/2004

Il sottoscritto MASCIARI GIUSEPPE, nato a Catanzaro il 05/02/1959, di professione imprenditore, coniugato con Salerno Marisa, nata a Serra San Bruno il 22/11/1965, di professione medico odontoiatra, con due figli: Francesco, nato a Serra San Bruno il 28/03/1995, e Ottavia, nata a Serra San Bruno il 1/09/1996, sottoposto, unitamente alla sua famiglia, a regime di protezione come Testimone di Giustizia dal 17/10/1997, domiciliato in località protetta, nota al Servizio Centrale di Protezione, riassume qui di seguito schematicamente le dichiarazioni rese avanti alla Sottocommissione della Commissione Parlamentare Antimafia, nell’audizione del 11/11/2004, fornendo ulteriori elementi chiarificatori in aggiunta a quelli già esposti.

clicca:     commissione-parlamentare-antimafia-1-definitiva.doc

  

           Dalla Località Protetta, addì 26 Novembre 2004 

                                                           Giuseppe Masciari

 

Testimoni di giustizia o di ingiustizia? Comments

Testimoni di giustizia o di ingiustizia?

Testimoni di giustizia o di ingiustizia? PDF Stampa E-mail
di Rosanna Scopelliti   
giovedì 13 settembre 2007
Rosanna ScopelitiNon conosco bene il trambusto che ha vissuto il nostro amico Pino Masciari quella notte di 10 anni fa quando, dopo aver scelto di testimoniare contro i suoi estorsori ed aguzzini, si è affidato anima e corpo allo Stato per collaborare nelle indagini ed ottenere non solo giustizia, ma soprattutto protezione per sé e la sua famiglia. Da quel giorno lui sarebbe stato un “testimone di giustizia”, una sorte che tocca tutti coloro che, per vissuto, si sono trovati a vivere la violenza della malavita fino a trovare la forza di denunciare e testimoniare apertamente contro i propri aguzzini.

Pino spesso  racconta che, dopo aver deciso di collaborare ed essere stato trasferito per motivi di sicurezza, non ha potuto ricominciare a vivere come garantito: niente lavoro per lui e la moglie, un reddito minimo che basta appena ad arrivare alla fine del mese e l’impossibilità di impiegarsi in alcun modo.
E mi chiedo se sia possibile che i suoi figli vadano a scuola come gli altri bambini, ma i loro nomi e cognomi siano alla luce del sole, chiari, palesi e di certo facilmente rintracciabili? E se sia poi ammissibile che a Pino stesso venga recapitata la posta a nome suo come ad un normale cittadino che ha cambiato residenza per motivi personali? E che senso ha allora l’essere relegato in un località segreta, il rinunciare ad una vita normale ed agli affetti della propria terra se poi non si è tutelati, se non si ha la sicurezza dell’anonimato, se si vive comunque sotto gli occhi di tutti, buoni e cattivi?

Nel tempo il nostro coraggioso amico ha continuato e continua a svolgere il suo compito di “testimone di giustizia”: ha testimoniato, racconta nei suoi numerosi interventi pubblici, spostandosi anche a sue spese, anche senza scorta e rischiando in prima persona pur di contribuire a segnalare e far punire non solo i suoi estortori, ma coloro che, con la violenza e la tracotanza tipica dei malavitosi, intimidivano altri imprenditori e tenevano sotto scacco tutto un sistema di economie e piccoli potentati. Con il suo contributo sono stati sgominati i più pericolosi clan del vibonese e le sue dichiarazioni sono state decisive nei vari processi a carico dei suddetti signori. Eppure le sue deposizioni pare venissero spostate all’ultimo minuto, le macchine impiegate ad accompagnarlo si rompevano “casualmente” per strada o la scorta per un motivo o per l’altro sembrava sempre riscontrasse problemi ad arrivare. Ma Pino, nonostante tutto, ha sempre presenziato per rendere la sua preziosa testimonianza.

Spesso mi è capitato di incontrare Pino ed i suoi. l coraggio delle sue parole, la speranza che nutre, la voglia di rientrare nella sua terra, l’impegno impiegato per una giustizia che, come spesso avviene, tarda ad arrivare imprigionata dalle mille ragnatele burocratiche sono le motivazioni che spingono me a trovare la forza di essergli vicino, di voler essere quasi uno scudo umano per lui e la sua importantissima lotta non solo di legalità, ma soprattutto di CIVILTA’.
Questo vuol dire essere cittadini italiani, questo è vivere portando il tricolore nel petto, vivere onestamente, o solo semplicemente VIVERE.

Adesso Pino ha bisogno di aiuto. E’ solo, abbandonato da una parte di Stato che da lui ha solo preso, uno Stato che offre mille garanzie ai “Pentiti” e che ahimè si dimentica degli ONESTI cittadini, coloro che non hanno mai ucciso, o estorto, o contravvenuto alla legge.
Pino ha dalla sua la società civile, quella che ha voglia di informarsi e che non vive preoccupandosi solo del suo “orticello”; con Pino ci siamo noi giovani, noi familiari delle vittime di mafia, noi piccoli sognatori che vediamo in lui un esempio da seguire e da difendere contro ogni ingiustizia o intimidazione… Prima che sia troppo tardi.
Tardi com’è stato per Fedele Scarcella, imprenditore calabrese, onesto, coraggioso. Non pagava il pizzo lui, anzi, denunciava a ruota libera i suoi estortori, una, dieci, cento volte. Gli proposero di emigrare perché in Calabria non si sarebbero riuscite a creare le condizioni per proteggerlo, ma rifiutò scegliendo di cambiare solo provincia: da Reggio Calabria a Vibo. Continuò a lavorare cercando di portare dalla sua anche altri imprenditori, di convincerli a denunciare, a non pagare. Lo hanno trovato morto carbonizzato nella sua auto una mattina d’estate. Ai suoi funerali nemmeno una rappresentanza delle Istituzioni.

E allora quali garanzie? he garanzie lo Stato è in condizione di offrire ai suoi cittadini? ome si fa a chiedere collaborazione se poi chi fa il suo dovere è costretto ad un esilio senza garanzie o ad affrontare la morte?

Tempo fa in un intervista fatta da Curzio Maltese ad un negoziante del Corso di Reggio emergeva come fosse normale pagare il pizzo (o la mazzetta per essere più precisi). Tramite quel pedaggio il commerciante aveva assicurata la buona riuscita del suo esercizio e la protezione contro ogni malintenzionato, una specie di assicurazione “furto – incendio”. E il commerciante era contento così, anche perchè sosteneva che lo Stato non sarebbe riuscito a garantirgli di più.
“Ha mai pensato di denunciare?” Chiedeva poi, attonito, il giornalista. “Nemmeno per sogno, non voglio fare la fine di Pino Masciari!
Ed è proprio questa la mentalità che vorrei si iniziasse a scardinare, noi come società civile e le Istituzioni facendo la loro parte, dimostrando così insieme la nostra forza.
Perché Pino possa finalmente tornare a lavorare in Calabria, nella sua terra e sia finalmente chiaro che la vera bandiera dello Stato sono i cittadini onesti, che denunciano e che lo Stato ha il dovere di proteggere non in “località segrete” ma nel proprio paese.

Rosanna Scopelliti

Operationsgebiet Deutschland-  Italienische Mafia zieht sich hierher nicht zurück, sondern entfaltet sich Comments

Operationsgebiet Deutschland- Italienische Mafia zieht sich hierher nicht zurück, sondern entfaltet sich

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25.08.07
Operationsgebiet Deutschland

Italienische Mafia zieht sich hierher nicht zurück, sondern entfaltet sichVon Tom MustrophIn der Nacht zum 15. August waren nahe des Duisburger Hauptbahnhofes sechs Italiener Opfer einer Mafiafehde geworden. Die Ermittlungen sollen laut deutscher und italienischer Behörden auf Hochtouren laufen. Allerdings erfolglos, und neue Bluttaten werden befürchtet.
Wenige Tage vor dem Mord in Duisburg hatten die kalabresischen Carabinieri ein dickes Dossier über die Zuspitzung der Fehde zusammengestellt. 70 Namen von wichtigen ‘Ndranghetisti sind dort – als mögliche Auftraggeber und potenzielle Opfer – erwähnt, außerdem mehrere Dutzend sogenannter Soldaten: das Personal für die Killerkommandos. Unter den 70 Personen soll sich auch der Name Marco Marmo, eines der Opfer von Duisburg, befinden.
Ihn verdächtigt die Polizei, die Waffen für den einstigen »Weihnachtsmord« an Maria Strangio, der Frau des Bosses Giovanni Nirta, besorgt zu haben. Doch mittlerweile vermuten die Carabinieri, dass Marmo nicht nur aus Rachegründen ermordet, sondern präventiv beseitigt worden sein könnte. Es gibt nämlich Hinweise, dass Marmo in Deutschland auf Einkaufstour für weitere Waffen war. Sollten sich diese Hinweise bestätigen, ist die Mär vom »Rückzugs- und Ruheraum« Deutschland dahin. Vielmehr wäre es damit wohl zum offenen Operationsgebiet avanciert.‘Ndrangheta ist heute die Mächtigste
»Für mich ist der Anschlag in Deutschland keine Überraschung. Die ‘Ndrangheta ist gegenwärtig die mächtigste kriminelle Organisation weltweit. Sie hat sich gegen die anderen Mafien – russische, albanische, auch deutsche – durchgesetzt. In Deutschland setzte sie sich vor allem seit dem Mauerfall fest. Sie nutzte die günstigen Gelegenheiten zur Geldwäsche und kaufte in manchen Städten ganze Quartiere auf«, stellt Pino Masciari gegenüber dieser Zeitung fest.
Der Bauunternehmer aus dem kalabresischen Serra San Bruno hat sich in den 90er Jahren gegen die ‘Ndrangheta gestellt. Er hat sich geweigert, den »Pizzo«, das Schutzgeld zu zahlen. Er hat seine Erpresser angezeigt, unter ihnen auch Mitarbeiter der Behörden, die für öffentliche Bauten eine weitere »Provision« vom Unternehmer gefordert hatten. Masciari hatte versucht, mit seinem Geschäft nach Europa zu entkommen. Doch wohin er auch kam, immer schon war jemand von der Mafia da. Nicht immer als Erpresser, sondern auch schlicht als Geschäftskonkurrent, der dem Landsmann mitunter sogar Zusammenarbeit anboten. Masciari schildert: »Auf einer Baustelle in Dresden sind mir Investoren der Camorra begegnet. In Dessau hat man mir ein todsicheres Verfahren zur Geldwäsche angeboten.«
Vor über zehn Jahren wurde der Bauunternehmer Masciari von nachweislich korrupten Behörden seiner Heimatprovinz in den Ruin getrieben. Führende Mafiosi und einfache Erpresser sowie deren Komplizen in Politik, Verwaltung, Privatwirtschaft und auch in der Justiz sind aufgrund seiner Aussagen ins Gefängnis gekommen. Er reist durch ganz Italien, um mit der Überzeugungskraft seiner Person und der Relevanz seiner Biografie zum Kampf gegen die Mafia zu mobilisieren. »Der Staat muss härter durchgreifen«, lautet sein Appell. Wer zu langen Gefängnisstrafen verurteilt wird, müsse diese auch absitzen. »Viele, die zu zehn, zwanzig Jahren verurteilt wurden, kommen nach drei, vier Jahren wieder heraus. Das ist keine Abschreckung«, meint er und setzt nach: »In Italien ist gegenwärtig die Demokratie bedroht.«
Von seinem derzeit geheimen Wohnort aus beobachtet er auch die Vorgänge in seiner einstigen ökonomischen Heimat Deutschland. »Es ist alarmierend, was dort passiert. Die ‘Ndrangheta glaubt offensichtlich, sich alles herausnehmen zu können, was sie will.« Masciaris Ferndiagnose wird von bisherigen Ermittlungsergebnissen erhärtet. Bis zu zehn Personen sollen in Duisburg in der Nacht zum 15. August in unmittelbarer Nähe der Pizzeria »Da Bruno« gewesen sein, darunter auch einige hochgestellte Familienmitglieder des Strangio-Nirta-Clans. Sie wollten sich, so lautet eine Hypothese, vom Gelingen der Aktion überzeugen. Über das Ausmaß der Verbreitung der ‘Ndrangheta in Deutschland gibt es bislang nur wenige handfeste Fakten.
Ein Goldschatz in dieser Hinsicht, aus dem nur hin und wieder einige Körner fallen, sind die Unterlagen der »Operation Lukas«. Benannt wurde sie nach dem Herkunftsort von Opfern und wahrscheinlich auch Tätern der Mordtat von Duisburg, durchgeführt bereits 2001, gemeinsam von Beamten des BKA und kalabresischen Fahndern. Sie soll eine Karte enthalten, in der mafiaverdächtige Unternehmen und Immobilien in ganz Deutschland verzeichnet sind. Genannt sind nach Recherchen der italienischen Repubblica Städte wie Duisburg und Bochum, Erfurt und Leipzig.
Ins alte Industrierevier des Westens ergoss sich seit den 50er Jahren ein Einwandererstrom aus Süditalien. Darunter viele Kalabreser, viele, die der Armut entfliehen wollten, viele auch, die die Bevormundung durch die Clans satt hatten und mit ihrer Hände Arbeit ein selbstbewusstes Leben gründen wollten. Eine bittere Ironie der Geschichte scheint nun, dass in der italienischen Community Mafiosi spielerisch leicht untertauchen und mit ihren Geldern für Respekt sorgen können.
Die Entwicklung im Osten hat Masciari aus eigenem Erleben erfahren. »In den 90er Jahren war hier jedes Geld willkommen. Niemand hat gefragt, woher es kam. Um ihr Geld zu waschen, konnte sich die Mafia deutscher Strohmänner bedienen«, sagt er. Für ihn steht fest: Neun von zehn aller nach dem Mauerfall von Kalabresen gegründeten Pizzerien und Ristorantes in Deutschland sind Geldwaschmaschinen; der größte Teil davon befindet sich in Ostdeutschland. Aber auch in größeren Unternehmen, selbst in Weltkonzernen soll Geld der ‘Ndrangheta stecken.
Diese Mafia gilt derzeit als die dynamischste Verbrecherorganisation. Beispielsweise ist sie nicht so stark zersplittert wie die neapolitanische Camorra, deren interner Krieg seit zehn Jahren Ermittler und Journalisten, Notärzte und Gefängniswärter zu Sonderschichten zwingt. Andererseits ist sie nicht so starr und hierarchisch organisiert wie die sizilianische Cosa Nostra.
Erst Giftmüll, dann Frankfurter Börse
Bis in die 80er Jahre galt die ‘Ndrangheta als Feierabendgemeinschaft von Schäfern und Schmugglern, die sich ein Zubrot durch Entführungen besorgten. Ihre Gewalttätigkeit blieb lokal begrenzt. Doch dann »entdeckte« sie das Giftmüllgeschäft. Anfangs wurden die Konvois – darunter verstrahlte Materialien – nach Somalia verbracht, später wurde alles gleich auf See verklappt. Mit dabei waren die jetzt verfeindeten Clans Strangio-Nirta und die Pelle-Romeo aus San Luca. In die logistische Feinarbeit sollen türkische Gangs eingebunden gewesen sein. Die dabei geknüpften Kontakte führten schließlich zum Einstieg in den Drogenhandel.
Die Geldmengen, die die ‘Ndrangheta umsetzt, sind enorm. Schätzungen liegen bei 35 Milliarden Euro in jedem der beiden letzten Jahre. Wie sehr die ‘Ndrangheta im Geld badet, illustrierte kürzlich Italiens Vize-Innenminister Marco Minniti: »Unlängst sind wir auf eine Ndrina (Organisationseinheit der ‘Ndrangheta – d.A.) gestoßen, die Geld verstecken wollte. Es handelte sich um einen Eimer mit fünf Millionen Euro. Der Junge, der den einmauerte, hatte geschlampt, und der Mörtel zerfraß die Scheine. Er war entsetzt und dachte, er würde an Ort und Stelle erschossen. Doch sein Boss soll ihm gesagt haben: »Sohn, sorge dich nicht. Das Geld kommt und geht, und es kommt wieder.«
Ein BND-Bericht aus dem Jahr 2006 vermerkt, dass die Organisation sich an der Frankfurter Börse massiv in internationale Energiefirmen eingekauft hätte, u.a. in den russischen Multi Gazprom. Der wiederum hat seinen symbolischen Sitz derzeit im Herzen des Ruhrgebiets, nämlich direkt auf den blauen Trikots von Schalke 04. Und von Gelsenkirchen bis Duisburg ist es nur ein sprichwörtlicher Katzensprung.


Weiter ohne heiße Spur
Nach den Mafia-Morden in Duisburg hat die Polizei gestern in mehreren deutschen Städten Durchsuchungen mit Schwerpunkt Nordrhein-Westfalen vorgenommen. Die sicher gestellten Gegenständen würden ausgewertet, sagte ein Polizeisprecher. Eine heiße Spur zu den Tätern gebe es nicht. Bei der gestrigen Polizeiaktion sei auch niemand festgenommen worden. AFP/ND