La “falsa” legalità dei “Calabrioti”

Commenti

  1. gina ha detto:

    Fa piacere a una donna attempata,sentire che una giovane donna ha lo stesso pensiero.Cara Giovanna non scoraggiarti,Crosia,la Calabria,l’Italia ha bisogno di giovani come te.Voi siete la speranza di una Nazione migliore.
    Su una sola cosa non sono daccordo con te:non meritiamo ciò che abbiamo,non siamo e non vogliamo essere dei “Calabrioti”.
    Auguri gina

  2. Arturo Francesco ha detto:

    Quanto scritto da Giovanna Pace sul blog “Crosia- la terra dei cachi”, merita davvero una lettura attenta. ll quadro che emerge dalle sue riflessioni descrive situazioni, personaggi , istituzioni, che sembrano essere la norma vigente in terra di Calabria: “la falsa legalità dei Calabrioti” è il patto scellerato che lega le comunità calabresi , facendo sì che quello che altrove sarebbe “scandalo”, in Calabria diventa normalità, silenziosamente e tacitamente accettata.
    All’analisi della situazione politica calabrese tratteggiata da Giovanna Pace aggiungo solo un elemento che ,per quanto mi riguarda, ho trovato sempre “disgustoso”: nel Consiglio Regionale della Calabria uscente, sedevano oltre trenta individui che erano inquisiti, o pregiudicati per reati connessi alla criminalità organizzata.
    “(…) Eppure non ci indigniamo.”
    La senatrice Angela Napoli, nei mesi che precedettero queste ultime elezioni , denunciò chiaramente il fatto che gli uomini della ‘ndrangheta fossero presenti, ancora una volta e come sempre, nelle liste di entrambi gli schieramenti politici.
    “(…) Eppure non ci indigniamo.”
    Quello che è peggio è che pare di assistere, progressivamente, ad una “calabrizzazione” latente dell’intero paese Italia. Cosicchè la considerazione amara che pone Giovanna Pace – “(…) Eppure non ci indigniamo.”- potrebbe essere una considerazione estesa a tanti avvenimenti che in questo paese accadono quotidianamente, a tanti personaggi che conducono le sorti politiche ed economiche di questa nazione.
    Perchè non ci indigniamo più?…certo no è del tutto vera questa affermazione: qualcuno si indigna , qualcuno combatte, molti lo fanno, anche se ancora in numero non sufficiente per cambiare davvero lo stato delle cose.
    E allora mi suscita perplessità l’atteggiamento di signore (o signori) – “più attempate” come la stessa signora Gina si definisce- che dopo aver dato la solita e poco utile pacca sulle spalle ad una giovane donna “calabrese” come Giovanna Pace, ne prendono poi immediatamente le distanze chiamandosi fuori dalle situazioni descritte da Giovanna, situazioni nelle quali sempre più spesso , in Calabria, le vittime del sistema sembrano essere divenute conniventi e complici di quello stesso sistema; al più testimoni muti del degrado in cui la regione versa.
    La attempata signora Gina sente così l’obbligo di replicareimmediatamente alle parole di Giovanna Pace scrivendo: ” (…) non meritiamo ciò che abbiamo, non siamo e non vogliamo essere dei Calabrioti”
    Ma allora cosa meritiamo? Cosa facciamo per non essere dei “calabrioti”?…cosa abbiamo fatto e cosa facciamo per meritare una situazione ed una denominazione differente?…
    Se davvero non si merita una situazione quale quella della Calabria , allora si agisca, si trovi il coraggio di parlare , di sollevare lo sguardo , e di unirsi alla battaglia che conducono persone come Giovanna, persone che sono stanche di rimanere spettatori muti di un degrado che impoverisce e violenta quotidianamente una terra di cui davvero si sentono figli responsabili.
    Perchè altrimenti, e mi rivolgo alla “signora Gina” che alberga nella maggior parte di noi, continuando a dare pacche sulle spalle e ambigui incitamenti che tanto ricordano il furbesco adagio italiota : ” Armiamoci… e partite!”, continueremo ad essere noi stessi i primi complici e responsabili di quello che accade.
    E allora, si indigna giustamente Giovanna Pace nel suo articolo per il fatto che un uomo come Pino Masciari, l’imprenditore calabrese che ha avuto il coraggio di denunciare la ‘ndrangheta e gli “insospettabili” collusi , politici e uomini delle istituzioni, sia praticamente uno sconosciuto in Calabria , la sua terra. Mentre dal resto d’Italia giungono a Pino Masciari importanti riconoscimenti di Cittadinanza Onoraria dovuti all’alto valore eticio e morale della sua azione – per ultima la città di Cuneo città medaglia d’oro per la lotta di Liberazione- in Calabria Giovanna Pace deve superare ignoranza di fatti, paure e reticenze ad accogliere l’incontro con Pino Masciari da lei organizzato
    Come ha ricordato giustamente Giovanna Pace nel suo articolo , le voci di Roberto Saviano e della senatrice Angela Napoli si sono levate più volte anche a denunciare lo stato della politica e della gestione della cosa pubblica in regioni quali Campania , Calabria e Sicilia.
    Proprio in questi giorni, Roberto Saviano giunge a dire una cosa gravissima commentando il suo rifiuto alle offerte di “scendere in campo” che gli sono giunte da entrambi gli schieramenti, Lega compresa: “(…) nel Sud sembra non esserci più spazio per una politica pulita. (…) in Campania , così come in Calabria , ed in Sicilia, finisce col restare a casa propria solo il rassegnato o il compromesso”.
    Parole dure , crude, anche queste forse non del tutto vere. Non sono parole vere per donne come Giovanna Pace, per uomini come Pino Masciari; non sono parole vere per altri che , pur vivendo in Calabria, non si sono ancora rassegnati e combattono per non essere compromessi. Ma sono parole che descrivono una condizione, quella della emigrazione, che sembra quasi imposta da quel coacervo di figure -mala politica , massonerie ambigue e criminalità organizzata- che, gestendo per il proprio personale tornaconto le risorse e le ricchezze di quella regione, eliminano così scomodi testimoni e avversari, emarginando e allontanando coloro che non sono asserviti o collusi.
    Non è più il tempo , mi rivolgo sempre alla signora Gina che alberga in ciascuno di noi, di dispensare generose e inutili pacche sulle spalle rimanendo più o meno comodamente assisi a guardare lo spettacolo che svolge in terre martoriate. Perchè se è vero che motivo di speranza sono il vigoroso e passionale entusiasmo di persone quali Giovanna Pace e Pino Masciari, tanto per citare solo le persone relative all’articolo che commentiamo, è altrettanto vero che la speranza di respirare davvero, anche in Calabria e nel resto d’ Italia , “il fresco profumo di libertà” non si concretizzerà sino a quando ognuno di noi non si assumerà la sua parte di responsabilità.
    Lancio un invito a Giovanna e a quei calabresi , non solo “calabrioti”, che non si sono rassegnati e non sono compromessi: incontriamoci, mettiamo insieme le nostre voci e le nostre parole cercando di non disperderci nei mille rivoli che finiscono col dissipare le energie piuttosto che fortificarle.
    Se non ora, quando ?
    Un abbraccio a Pino , a Marisa , a Franco e ad Ottavia e un caro saluto a Giovanna Pace, giovane donna calabrese che , come altri “calabresi svegliati” ( è un saluto ed un abbraccio rivolto ad Anna Rita e a Chiara, due giovani donne calabresi “svegliate”), rifiuta di rimanere “calabriota”,combattendo per la terra che ama, così come continuano a fare Pino e Marisa Masciari.
    Arturo Francesco

  3. Arturo Francesco ha detto:

    Mi scuso per due dimenticanze contenute nel mio precedente commento.
    Volevo salutare e ringraziare anche Emiliano Morrone, autore insieme a Francesco Saverio Alessio, del libro La società Sparente, nel quale si analizza il fenomeno dell’emigrazione “forzata” di una parte della società calabrese , e che come Giovanna Pace e altri calabresi, combattente appassionatamente per la sua terra.
    E infine, ma non certo per ultimo, un saluto ed un ringraziamento a Salvatore Borsellino, con tanto affetto e stima per la sua Resistenza, per la battaglia condotta in memoria ed in nome di Paolo Borsellino
    Un abbraccio ad entrambi.
    Arturo Francesco

  4. Giovanna Pace ha detto:

    Bellisimo intervento quello del Sign. Arturo Francesco. Anche quello della Sign. Gina. Perdonatemi perchè continuo a sostenere che “noi ci meritiamo questa Calabria”. Non è possibile che i Mafiosi siedano nel Consiglio Regionale,non è possibile che “indagati” siedano in Consiglio Regionale… Forse i politici nn se ne rendono davvero conto: stanno lanciando un messaggio, ossia più sei delinquente e più farai “strada”… Ecco perchè sostengo che ci meritiamo una Calabria con la ‘ndrangheta e massoneria al comando: se ad ogni tornata elettorale vendiamo la nostra “valorosa” dignità..allora si’, il popolo dei calabresi di merita questo, perchè da’ il proprio indiscusso consenso! Ci meritiamo cio’ che contribuiamo a creare con il ns consenso: in questo caso ci meritiamo , come Popolo, questa situazione di indigenza sociale, economica, politica, e , ancor più pesante, “morale”..
    Io non me la merito, così tutti quei Resistenti non se la meritano…perchè non diamo il nostro consenso e manifestiamo apertamente il nostro pensiero, senza timori. In questo abbiamo un esempio, Pino e la sua famiglia. Io, potro’ esser da sola, lo seguirò.Senza paure.
    un abbraccio!!

  5. Francesca Tavone ha detto:

    Cara Giovanna, anche se non sono calabrese, ti ringrazio per la tua RESISTENZA sotto tutti i punti di vista!! Un abbraccio a tutti i resistenti, a Pino e a Marisa 🙂

  6. Riccardo de Caria Masciari ha detto:

    Buonanotte caro Pino!! un pensiero a tutti voi, Riccardo

  7. Amy ha detto:

    Quanto scritto da Giovanna Pace sul blog “Crosia- la terra dei cachi”, merita davvero una lettura attenta. ll quadro che emerge dalle sue riflessioni descrive situazioni, personaggi , istituzioni, che sembrano essere la norma vigente in terra di Calabria: “la falsa legalità dei Calabrioti” è il patto scellerato che lega le comunità calabresi , facendo sì che quello che altrove sarebbe “scandalo”, in Calabria diventa normalità, silenziosamente e tacitamente accettata.
    All’analisi della situazione politica calabrese tratteggiata da Giovanna Pace aggiungo solo un elemento che ,per quanto mi riguarda, ho trovato sempre “disgustoso”: nel Consiglio Regionale della Calabria uscente, sedevano oltre trenta individui che erano inquisiti, o pregiudicati per reati connessi alla criminalità organizzata.
    “(…) Eppure non ci indigniamo.”
    La senatrice Angela Napoli, nei mesi che precedettero queste ultime elezioni , denunciò chiaramente il fatto che gli uomini della ‘ndrangheta fossero presenti, ancora una volta e come sempre, nelle liste di entrambi gli schieramenti politici.
    “(…) Eppure non ci indigniamo.”
    Quello che è peggio è che pare di assistere, progressivamente, ad una “calabrizzazione” latente dell’intero paese Italia. Cosicchè la considerazione amara che pone Giovanna Pace – “(…) Eppure non ci indigniamo.”- potrebbe essere una considerazione estesa a tanti avvenimenti che in questo paese accadono quotidianamente, a tanti personaggi che conducono le sorti politiche ed economiche di questa nazione.
    Perchè non ci indigniamo più?…certo no è del tutto vera questa affermazione: qualcuno si indigna , qualcuno combatte, molti lo fanno, anche se ancora in numero non sufficiente per cambiare davvero lo stato delle cose.
    E allora mi suscita perplessità l’atteggiamento di signore (o signori) – “più attempate” come la stessa signora Gina si definisce- che dopo aver dato la solita e poco utile pacca sulle spalle ad una giovane donna “calabrese” come Giovanna Pace, ne prendono poi immediatamente le distanze chiamandosi fuori dalle situazioni descritte da Giovanna, situazioni nelle quali sempre più spesso , in Calabria, le vittime del sistema sembrano essere divenute conniventi e complici di quello stesso sistema; al più testimoni muti del degrado in cui la regione versa.
    La attempata signora Gina sente così l’obbligo di replicareimmediatamente alle parole di Giovanna Pace scrivendo: ” (…) non meritiamo ciò che abbiamo, non siamo e non vogliamo essere dei Calabrioti”
    Ma allora cosa meritiamo? Cosa facciamo per non essere dei “calabrioti”?…cosa abbiamo fatto e cosa facciamo per meritare una situazione ed una denominazione differente?…
    Se davvero non si merita una situazione quale quella della Calabria , allora si agisca, si trovi il coraggio di parlare , di sollevare lo sguardo , e di unirsi alla battaglia che conducono persone come Giovanna, persone che sono stanche di rimanere spettatori muti di un degrado che impoverisce e violenta quotidianamente una terra di cui davvero si sentono figli responsabili.
    Perchè altrimenti, e mi rivolgo alla “signora Gina” che alberga nella maggior parte di noi, continuando a dare pacche sulle spalle e ambigui incitamenti che tanto ricordano il furbesco adagio italiota : ” Armiamoci… e partite!”, continueremo ad essere noi stessi i primi complici e responsabili di quello che accade.
    E allora, si indigna giustamente Giovanna Pace nel suo articolo per il fatto che un uomo come Pino Masciari, l’imprenditore calabrese che ha avuto il coraggio di denunciare la ‘ndrangheta e gli “insospettabili” collusi , politici e uomini delle istituzioni, sia praticamente uno sconosciuto in Calabria , la sua terra. Mentre dal resto d’Italia giungono a Pino Masciari importanti riconoscimenti di Cittadinanza Onoraria dovuti all’alto valore eticio e morale della sua azione – per ultima la città di Cuneo città medaglia d’oro per la lotta di Liberazione- in Calabria Giovanna Pace deve superare ignoranza di fatti, paure e reticenze ad accogliere l’incontro con Pino Masciari da lei organizzato
    Come ha ricordato giustamente Giovanna Pace nel suo articolo , le voci di Roberto Saviano e della senatrice Angela Napoli si sono levate più volte anche a denunciare lo stato della politica e della gestione della cosa pubblica in regioni quali Campania , Calabria e Sicilia.
    Proprio in questi giorni, Roberto Saviano giunge a dire una cosa gravissima commentando il suo rifiuto alle offerte di “scendere in campo” che gli sono giunte da entrambi gli schieramenti, Lega compresa: “(…) nel Sud sembra non esserci più spazio per una politica pulita. (…) in Campania , così come in Calabria , ed in Sicilia, finisce col restare a casa propria solo il rassegnato o il compromesso”.
    Parole dure , crude, anche queste forse non del tutto vere. Non sono parole vere per donne come Giovanna Pace, per uomini come Pino Masciari; non sono parole vere per altri che , pur vivendo in Calabria, non si sono ancora rassegnati e combattono per non essere compromessi. Ma sono parole che descrivono una condizione, quella della emigrazione, che sembra quasi imposta da quel coacervo di figure -mala politica , massonerie ambigue e criminalità organizzata- che, gestendo per il proprio personale tornaconto le risorse e le ricchezze di quella regione, eliminano così scomodi testimoni e avversari, emarginando e allontanando coloro che non sono asserviti o collusi.
    Non è più il tempo , mi rivolgo sempre alla signora Gina che alberga in ciascuno di noi, di dispensare generose e inutili pacche sulle spalle rimanendo più o meno comodamente assisi a guardare lo spettacolo che svolge in terre martoriate. Perchè se è vero che motivo di speranza sono il vigoroso e passionale entusiasmo di persone quali Giovanna Pace e Pino Masciari, tanto per citare solo le persone relative all’articolo che commentiamo, è altrettanto vero che la speranza di respirare davvero, anche in Calabria e nel resto d’ Italia , “il fresco profumo di libertà” non si concretizzerà sino a quando ognuno di noi non si assumerà la sua parte di responsabilità.
    Lancio un invito a Giovanna e a quei calabresi , non solo “calabrioti”, che non si sono rassegnati e non sono compromessi: incontriamoci, mettiamo insieme le nostre voci e le nostre parole cercando di non disperderci nei mille rivoli che finiscono col dissipare le energie piuttosto che fortificarle.
    Se non ora, quando ?
    Un abbraccio a Pino , a Marisa , a Franco e ad Ottavia e un caro saluto a Giovanna Pace, giovane donna calabrese che , come altri “calabresi svegliati” ( è un saluto ed un abbraccio rivolto ad Anna Rita e a Chiara, due giovani donne calabresi “svegliate”), rifiuta di rimanere “calabriota”,combattendo per la terra che ama, così come continuano a fare Pino e Marisa Masciari.
    Arturo Francesco